Valutazioni in merito alla Riforma previdenziale di Inarcassa

La riforma appena emanata, sulla spinta di quanto richiesto dal legislatore con il decreto legge n. 201/2001 e cioè di garantire la sostenibilità delle casse di previdenza a 50 anni, segue quella del 2008 (diventata peraltro pienamente operativa nel marzo 2010, appena due anni e mezzo orsono) che aveva tentato in qualche misura di correggere gli squilibri che caratterizzavano la gestione di Inarcassa (cassa “giovane” con un numero di iscritti in continua ascesa, un numero di pensionati relativamente ridotto e quindi entrate contributive nettamente superiori alle uscite per prestazioni) conservando il sistema “retributivo”. Con questa riforma si cambia registro e si introduce il sistema “contibutivo”. Una introduzione non più rinviabile, che la nuova riforma di Inarcassa rende comunque “graduale”. Tra gli aspetti più significativi: il riconoscimento di un accredito figurativo relativo alle contribuzioni ridotte degli iscritti giovani; la flessibilità nell’uscita pensionistica; la possibilità di incrementare il proprio montante individuale mediante il versamento di una contribuzione volontaria aggiuntiva. Si tratta di un riforma complessa che necessita di tempo per essere compresa appieno nella sua interezza. Sono certo che Inarcassa utilizzerà i prossimi mesi per informarne capillarmente e dettagliatamente gli iscritti. Certamente tale riforma la riforma non risolve, né era suo compito farlo, il dramma che vivono oggi ingegneri e architetti, in particolare quelli più giovani, alle prese con un mercato asfittico, caratterizzato da una competizione fondata quasi esclusivamente sull’elemento “prezzo”, che ha ridotto negli ultimi anni di oltre il 25% il reddito professionale medio dei professionisti. Soprattutto per i giovani, che andranno in pensione con il “contributivo” puro, il protrarsi di questa condizione determinerà effetti disastrosi sui trattamenti pensionistici futuri.