Identità contemporanee. Una dimensione eterotopica per la progettazione «integrata» in Italia

Barbara Angi Barbara Badiani Angelo Ciribini 30/08/2018 2284
La digitalizzazione è un fenomeno che in Italia, come già avviene in altri contesti nazionali e internazionali, possiede un notevole potenziale trasformativo, innescando sinergie, tendenzialmente «collaborative», tra i diversi attori che operano nel settore delle costruzioni, a iniziare dai committenti e dai progettisti, investendo così direttamente anche la cultura urbanistica e architettonica.
Ciò avviene perché sussistono diversi fattori rilevanti:
  1. la contrapposizione dicotomica tra riqualificazione per sostituzione e per innesto, in uno scenario di rapida e di incerta evoluzione che, nell’era della smart city, è da indagare sotto il profilo del diritto e della tecnica urbanistica;
  2. la natura inedita di molti servizi alla persona nell’epoca della interconnessione, la quale ha immediate ripercussioni sulla progettazione architettonica e i suoi rapporti con le discipline dell’ingegneria;
  3. i modelli organizzativi e produttivi legati all’off site, che prevedono la riconfigurazione delle catene di fornitura e delle filiere.
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La International Summer School, intitolata Contemporary Identities. Interweaving spaces and relations in the design of living services, organizzata dal DICATAM dell’Università degli Studi di Brescia, coinvolge istituzioni accademiche europee (University of Huddersfield, Technische Universität Wien) e partner professionali e imprenditoriali nazionali e internazionali (AmbiensVR, eFM, Lombardini22, Italmesh, Marlegno, Nomisma, Team System).
Si tratta di un workshop intensivo di progettazione «integrata» che, tenendo assieme saperi «progettuali» che agiscono a diverse scale nell’ambito dell’architettura e dell’ingegneria, avrà luogo nel centro storico di Brescia dal 3 all'8 settembre 2018.

Il suo scopo è quello di proporre, in via sperimentale, metodi e strumenti, sinora spesso utilizzati per fini specifici e singolari, finalizzati allo sviluppo di progetti di unità abitative temporanee, integrati da una serie di interventi pubblici di specialisti sui temi inerenti.

Le giornate di lavoro saranno caratterizzate, come anticipato, da interventi atti a promuovere il dibattito sulla necessità di «impermanenza» dell’abitare contemporaneo e sulla possibilità di esplorare le potenzialità di manufatti abitativi flessibili negli usi, disassemblabili, il più possibile autonomi dal punto di vista impiantistico ed energetico.
Provocatoriamente, uno di questi verrà installato nella bresciana piazza Rovetta: un esempio concreto per rendere esplicita l’esigenza di indagare le relazioni che si innescano tra cespiti immobiliari costruiti secondo una logica ispirata all'off site - che prevede la riconfigurazione delle catene di fornitura e delle filiere produttive in termini di approvvigionamento, di produzione, di logistica e di assemblaggio - e i contesti, anche di pregio storico e artistico, che li accolgono temporaneamente.
Obiettivo della Summer School è pure quello di aprire una riflessione, sotto il profilo del diritto amministrativo e della tecnica urbanistica, in merito alla contrapposizione tra riqualificazione per sostituzione e per innesto, in uno scenario di rapida e incerta evoluzione.

I temi affrontati dalla Summer School mettono in evidenza richieste spaziali tipiche di un’utenza a suo agio in un ambito segnato dalla natura inedita di molti servizi alla persona nell’epoca della interconnessione, alla ricerca di spazi domestici e lavorativi trasportabili, capace di vivere e di connettersi con i territori urbani e non per un tempo determinato.
Sono questi modi d’uso dello spazio che riflettono l’immagine di una società caratterizzata da un nomadismo a oggi non solo legato a situazioni emergenziali, ma anche strutturali, ritratti di identità contemporanee caratterizzate da una stabile instabilità geo-spaziale. Questo ossimoro apparente, questo cambio di paradigma, si lega alla possibilità che la concezione dei cespiti immobiliari e infrastrutturali sia sempre più ispirata sartorialmente alle relazioni tra e ai comportamenti degli occupanti dei beni, cosicché gli insediamenti tangibili, quali sono gli edifici e le infrastrutture, siano sempre più traducibili in veicoli per progettare ed erogare digitalmente servizi, per cui può essere che vi sia un nomadismo dell’Occupancy non più legata al «posto» o alla “«proprietà», ma anche che lo stesso «luogo» segua il naturale evolversi della vita delle persone. Il tema dei contesti urbani e quello dei servizi interattivi si deve, infine, sposare con una diversa struttura dell’offerta che, impostata sulla nozione di accorciamento della catena del valore, riproponga un’opzione industriale per l’intero comparto, da un secolo faticosamente impegnato a dibattersi con i modelli dell’Automotive e dell’Aerospace.

La Summer School, attraverso un sistema costruttivo prefabbricato in legno, tradotto in BIM Library, ovvero catalogo informativo-parametrico di oggetti assemblabili per la realizzazione del prototipo virtuale della proposta progettuale, chiederà ai partecipanti di mettere a punto alcuni progetti, a livello embrionale, sulla scorta di profili di utenza e di consumo articolati, in futuro orientabili. Ciò potrà avvenire anche utilizzando ambienti immersivi di realtà virtuale e di realtà mista, così come il modello fisico a scala reale del modulo abitativo assunto a pretesto,  a testimonianza di come l’ibridazione cyber-physical rappresenti una nuova possibile «matericità».
I progetti saranno sviluppati prediligendo l’utilizzo di software per la progettazione informativo-parametrica e per la visualizzazione virtuale fin dalla fase di elaborazione delle proposte, ubicate virtualmente in diversi contesti ambientali e urbani, in modo da permettere riflessioni interdisciplinari «istantanee» e interattive riguardo il grado di adattabilità e di responsività del prototipo al contesto specifico, il ciclo di vita del manufatto, la riduzione del consumo di suolo, la rigenerazione urbana delle città italiane e il presidio sul territorio di aree vulnerabili o sensibili. La realtà virtuale in ambito architettonico permette, infatti, esperienze «immersive» all’interno del progetto che rendono possibile un'analisi oggi tridimensionale, domani forse multisensoriale, delle soluzioni proposte; nel corso della Summer School questo strumento verrà utilizzato per far intervenire, fin dalle prime fasi progettuali, tutte le discipline coinvolte, ognuna con le proprie specificità, con l’obiettivo di prefigurare manufatti capaci di rispondere alle richieste dei possibili utenti.
L’evento, ovviamente, non potrà che avere il tono della sollecitazione, dell’evocazione, ma rimanda chiaramente, di là della strategia industriale che mette in discussione assunti consolidati e dello statuto «mobile» - «instabile» - del progetto, pure a una urban policy che si deve confrontare, anzitutto, con una maggiore dinamicità - temporaneità, appunto - anche del governo urbano e territoriale che, senza divenire ingenuamente contingente - «in tempo reale» - è, tuttavia, costretto a rivedere alcuni dei principi su cui si è fondato.
Il workshop intensivo intende costruire una dimensione eterotopica per la progettazione integrata che permetta di far incontrare in un unico spazio – digitale – conoscenze e competenze progettuali che a oggi in Italia appaiono ancora restìe al confronto; forse perché a un nuovo «prodotto» deve corrispondere un’inedita «identità» degli operatori.