Studio di metodologie per ridurre gli infortuni derivanti da comportamenti pericolosi

sicurezza in cantiereSono circa due secoli che si parla di sicurezza sul lavoro e studiosi di tutti gli indirizzi hanno attivamente operato per risolvere le problematiche inerenti prima con introduzione di norme tecnico – prescrittive come i Decreti Presidenziali a metà del secolo scorso sino ad arrivare agli attuali Sistemi Gestionali del Rischio ma, a mio modesto parere, credo che la evoluzione delle teorie e degli studi abbiano perso di vista l’obbiettivo primo di tanto lavoro “a tavolino” e cioè il lavoratore e la sua personalità, il suo essere e comportarsi, il suo reale diritto ad essere tutelato e anche di tutelarsi.

Sicurezza sul lavoro: per comprenderla occorre stare più sui cantieri che sui tavolini

Io penso che bisognerebbe stare un po’ sui cantieri e sulle officine, a contatto con lavoratori e lavorazioni e ben vengano disposizioni cogenti o di organizzazione manageriale del rischio ma che vengano realmente applicate da tutti gli attori a tutti i livelli tenendo presente sempre che l’obiettivo vero e unico è la tutela psicofisica dell’attore finale, il lavoratore.

Sono cresciuta nei cantieri edili per oltre trenta anni iniziando come manovale, poi ferraiolo, muratore, carpentiere in legno quindi geometra e poi ingegnere sono passata ai cantieri navali ed alle officine elettroniche, elettromeccaniche e meccaniche dalle grandi macchine utensili sino alle bilanciatrici elettrodinamiche e ai turbopropulsori marini della Fiat- Avio e devo dire che il pericolo è sempre in agguato dalle operatività più semplici alle più complesse e a nulla valgono disposizioni, esperienza, data – book operativi ecc. ecc. senza il reale comportamento in sicurezza del lavoratore.

Per garantire sicurezza occorre anche un addestramento mirato della mansione

Penso che il lavoratore non ha solo bisogno di una reale informazione e formazione sulla sicurezza ma anche di un mirato addestramento alla mansione perché spesso incidenti mortali sappiamo che avvengono per imperizia operativa nella propria mansione o per utilizzo in mansione non propria e in questi due ultimi casi è ovvio che l’operatore è esposto a pericoli a lui sconosciuti ed un primo intervento anche di coscienza dei preposti e dei dirigenti dovrebbe essere di controllo della efficace utilizzazione del lavoratore per le mansioni per cui è stato infine addestrato.

Spesso i comportamenti di pericolo derivano da troppa sicurezza del lavoratore del tipo “a me non succede mai niente ! ” o “proprio a me deve succedere ?” o “ ho sempre lavorato così !” ecc. e quante volte si sentono in cantiere e in officina frasi simili ? e per attenuare queste cause di infortunio ci vuole la responsabilità in primis del lavoratore che deve essere invogliato a tutelare la salute sua e dei suoi colleghi che si possono infortunare per sua colpa ma anche di chi a tutti i livelli gestisce le lavorazioni ed è per questo che io non sono contraria alle sanzioni.

Spesso i comportamenti di pericolo derivano dalla inesperienza e quanti giovani muoiono per avere utilizzato un muletto o un trattore contenti di trovarsi finalmente fuori dalla precarietà lavorativa e volendo dimostrare le loro “capacità lavorative” e la loro volontà di lavorare al Datore di Lavoro.

Si parla di Analisi dei Rischi in tutte le salse e di tutte le misure ma alla fine si hanno ragazzi che perdono la vita perché veri accorgimenti di tutela non erano presenti e lo abbiamo visto vediamo con i frequenti incidenti mortali all’ ILVA di Taranto, nell’ Arsenale Militare di Taranto, nei cantieri cittadini come un operaio è morto a Taranto in un cantiere edile per errate manovre della gru e sto parlando solo della mia città dove la disoccupazione è alle stelle e si è pronti a qualsiasi sacrificio e rischio pur di portare la pagnotta a casa. Molti lavoratori sanno i pericoli che incorrono ma non possono farci niente o per paura di ritorsioni datoriali o perché in caso contrario la lavorazione non può essere effettuata, si lavora anche in “officine” buie e umide al limite senza DPI, con i piedi o le ginocchia nel terreno bagnato con fili di tensione a 220 che passano tra le gambe ed esalazioni di gas che bruciano i polmoni e gli occhi, si lavora al margine della illegalità e senza accorgimenti reali di tutela della salute e sicurezza sul lavoro ma basta lavorare e “portare la pagnotta a casa”.

I comportamenti pericolosi possono derivare da molteplici cause anche concomitanti e non è certo l’esperienza che rende immuni anzi abbassa il livello di attenzione e il senso del pericolo come per l’ingegnere morto qualche anno fa precipitando dal bacino navale Benedetto Brin dell’Arsenale di Taranto eppure era un collega certo preparato e sicuro nelle sue mansioni.

Si può continuare per tanto ancora purtroppo, gli studi hanno portato ad un incremento degli accorgimenti ed indirizzi normativi comportamentali, prescrittivi, gestionali ma alla fine gli infortuni e specie quelli mortali rimangono ma gli esperti di settore (sociologi, psicologi, medici, magistrati, ricercatori universitari, ingegneri ecc. ) non possono più di tanto perché alla fin fine è dove è presente l’accadimento o il danno che bisogna porre l’attenzione per cui sono i preposti e cioè gli ingegneri, gli architetti, i geometri e i periti dei cantieri e delle officine i veri artefici della reale tutela dei lavoratori e di questo loro stessi possono darmene atto, sono loro a contatto degli operai, sono loro che li conoscono e sanno i loro problemi, il loro modo di operare e le loro reali capacità e possono accorgersi di situazioni pericolose nei loro comportamenti e quindi per mio modesto parere sono i primi che devono responsabilizzarsi ed essere responsabilizzati dal datore di lavoro.

I corsi tecnici sulla sicurezza e salute sul lavoro hanno il valore che trovano, probabilmente è solo un business visto il moltiplicarsi di disposizioni normative che vanno ad abrogare altre appena emanate o vanno a correggerle e l’obbligatorietà in testa (ed in tasca!) ai tecnici di andare subito a seguire aggiornamenti costosissimi quando un ingegnere o un architetto se si vuole aggiornare, deontologicamente corretto, ha i livelli di studio tali da sapere leggere ed anche interpretare di per se una normativa tecnica o una legge.

Ora si parla di “Beaviur Based Safety”, di “near miss” di “ human performance”, di “safety attitude”, di “Fire Safety Engineering” ma il problema della tendenza a “0” degli infortuni non si è certo risolto anzi !!!!

Per quanto già detto e per studi personali ed esperienza acquisita in campo, penso che gli interventi a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori debbano essere attuati sul posto di lavoro con una organizzazione del lavoro mirata sia alle definizioni delle responsabilità in capo a tutti gli attori e sia con procedure di vario livello sino alle istruzioni operative in modo da pianificare tutto il lavoro.

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