Contrattualistica BIM: cosa sono i Contratti Collaborativi?

Perché parliamo di Contratti Collaborativi?

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La metodologia BIM ha richiamato, sin da subito, l’attenzione delle costruzioni sul concetto di collaborazione. Sebbene questo termine si sia ben inserito nel mondo Software, fa più fatica ad affermarsi nel mondo degli appalti di lavori, servizi e forniture, perlopiù distintivo e antagonista. Questo termine, infatti, è tendenzialmente estraneo alla logica finora adottata nella filiera delle costruzioni, sebbene si siano sempre ricercati sistemi di coinvolgimento di tutti gli attori della commessa. Fra questi è possibile citare i VECP - Value Engineering Change Proposal in USA e i FIDIC - Fédération Internationale des Ingénieurs-Conseils internazionali, volti all’implementazione della collaborazione ed al miglioramento delle scelte progettuali e costruttive, nell’interesse dell’opera e di ogni attore interessato (committenti, progettisti e imprese).

Se nel mondo Software la collaborazione può essere intesa come “interoperabilità” (formati), nel mondo delle persone si potrebbe intendere come “contrattualistica” (regole).

Si sente palare di BIM legato al concetto di digitalizzazione, computazione, ecc., ma scarsamente associato ai contratti. Negli ultimi anni, anche in Italia, si è puntata l’attenzione su questo argomento grazie alla pubblicazione della UNI 11337-6:2017 sui Capitolati Informativi.

Il Capitolato Informativo rappresenta un allegato fondamentale ai contratti in ambito BIM e definisce tutte le regole informative della commessa basate sulla collaborazione tra soggetti e strumenti. Questo documento veicola gli accordi giuridici fra le parti verso i “Contratti Collaborativi”.

La metodologia BIM ha innovato il settore delle costruzioni e coinvolto in maniera trasversale tutte le discipline che ad esso si affiancano. Fra queste il settore legale e contrattuale è quello che potrebbe procurare maggior beneficio al sistema, se coinvolto (ex ante) nelle prime fasi di determinazione delle regole. Tuttavia esso è sempre stato chiamato in causa (ex post) a seguito dei primi contenziosi in materia.

Come definire le regole e coordinare le informazioni: il Capitolato Informativo

Come richiamato nella UNI 11337-6:2017, per avviare una commessa secondo la metodologia BIM è necessaria la definizione di un Capitolato Informativo. Esso si configura come l’allegato principale al contratto e definisce gli aspetti tecnici e gestionali della digitalizzazione. Il fine ultimo di tale documento è quello di garantire un regolare e trasparente scambio delle informazioni all’interno della commessa. In quest’ottica, il flusso informativo diventa il primo veicolo di collaborazione fra gli attori del processo.

Il Capitolato Informativo (C.I.) è un documento redatto dal Committente con l’obiettivo di definire le linee guida informative della commessa. In fase di gara il Concorrente replica tramite l’offerta di Gestione Informativa (oGI). In fase di aggiudicazione, l’oGI vincente, passa ad uno stato definitivo prendendo il nome di piano di Gestione Informativa (pGI).

Il sistema sopra descritto riproduce lo schema britannico della PAS 1192-2:2013, dell’EIR - Employer Information Requirement e del BEP - BIM Execution Plan (pre contract o post contract in relazione alla fase di gara), così come quello statunitense dell’Owner BPxP - Owner BIM Project eXecution Plan e dei Proposal/Final BPxP - Proposal/Final BIM Project eXecution Plan della Pennsylvania University.

Questa logica contrattuale costringe i Committenti e gli Affidatari a saper chiedere, saper dialogare fra loro, saper verificare e saper rendere disponibile quanto prodotto in ambito digitale, ovvero saper collaborare. Pertanto, questa documentazione costringe ad attivare sistemi di interoperabilità fra gli attori del processo, prima ancora che tra i software da utilizzare.

In conclusione, che sia un C.I., un EIR o un Owner BPXP, si tratta sempre di un documento di avvio necessario a definire le regole del “gioco collaborativo” BIM fra tutti gli attori del processo e che, allegato al contratto, ne definisce le prime regole informative di interazione. Tuttavia, si parla sempre di regole “allegate”, che rischiano di indebolirsi se non trasferite in un contratto di “livello superiore” e sugellate da regole giuridiche.

Esistono forme contrattuali collaborative?

Nel 1998 il Rethinking Construction - rapporto sulla qualità ed efficienza delle costruzioni nel Regno Unito - parla di “progetto integrato” e “accordi di partenariato” come forme applicabili nel mondo delle costruzioni per una maggiore efficienza durante il processo.

Tra il 1998 e il 2008, molto prima della strategia BIM del Governo e della PAS 1192-2:2013, si registrano i primi tentativi UK di sviluppo di contratti standard che potessero incoraggiare metodi collaborativi all’interno della commessa.

Nel 2013 Richard Saxon  cita i JCT Constructing Excellence, PPC2000 e NEC3 come esempio di cooperazione tra i contraenti di una commessa definendoli “come l'avanguardia dei contratti” all’interno di un contesto incalzante verso la cooperazione.

Pertanto è evidente come, indipendentemente dal BIM, ma sin da subito in esso, sia maturata l’idea di collaborazione fra gli attori della filiera al fine di garantire risultati di qualità all’intero processo edilizio (progettazione, costruzione, gestione).

Cosa sono i Contratti Collaborativi

I contratti di costruzione collaborativi possono identificarsi come raccomandazioni e prescrizioni sistematiche per le organizzazioni coinvolte in un processo di costruzione: vere e proprie regole per lavorare insieme (collaborare) in modo proattivo per il raggiungimento di un obiettivo comune.

Aspetto di grande importanza è rappresentato dalla gestione dei rischi e dalla spinta verso l’innovazione e il miglioramento continuo durante tutto il processo, in linea con gli obiettivi dei sistemi di qualità aziendale espressi nella serie ISO 9000.

Un documento siffatto ha come principio quello di soddisfare esigenze e necessità di tutti gli attori del processo, coinvolgendo soprattutto la committenza ipso facto, e come obiettivo l’adeguata esecuzione del processo di costruzione (progettazione, realizzazione, gestione), nel rispetto degli interessi di ogni attore coinvolto.

I Contratti Collaborativi rappresentano la volontà di creare un documento condiviso che possa agevolare l’intero iter contrattuale facilitando i flussi e le operazioni tipiche di commessa.

In questo nuovo scenario si collocano i Contratti Collaborativi di ultima generazione, che trovano una base solida nella metodologia BIM per sua natura collaborativa: questo metodo sollecita, infatti, la cooperazione nel settore delle costruzioni coinvolgendo anche l’area giuridica. 

Come spiegato precedentemente, i Contratti Collaborativi esistono da tempo, l’introduzione del BIM ne favorisce la continuità d’uso, da un lato, e il loro ripensamento in senso digitale, dall’altro.

Esempi attuali

Nello scenario globale sono molteplici gli esempi di Contratti Collaborativi fino ad oggi utilizzati.

L’avvento del BIM ha permesso di implementare tale documentazione già esistente, mediante clausole a supporto della metodologia stessa, al fine di promuovere la cultura collaborativa.

Fra i Contratti Collaborativi in uso è possibile citare:

  • JCT/CE 2011 – Constructing Excellence Contract 2011, con successivo aggiornamento del 2016, pubblicato dal Joint Contracts Tribunal;
  • NEC3 - New Engineering Contract - 3rd Edition, pubblicato dalla Thomas Telford Ltd;
  • PPC2000 - Project Partnership Contract, con successive modifiche nel 2013, pubblicato da Trowers & Hamlins LLP;
  • IPD - Integrated Project Delivery, redatto dall’ American Institute of Architects (AIA - USA);
  • FAC-1 - Framework Alliance Contract, del King’s College of London, approvato dal Construction Industry Council (CIC - UK) e dal Constructing Excellence (BRE – UK) ;

Tutti i contratti di questa natura, si caratterizzano per la presenza di specifiche sugli obiettivi comuni, sulla strategia di progetto e sulla gestione dei rischi. In ciascun caso si cerca di racchiudere in un documento generale le regole per cooperare in modo lineare. In quest’ottica, l’unica soluzione plausibile espressa nei contratti è la piena collaborazione che viene raggiunta, in alcuni casi, anche tramite il ricorso ad obblighi e sanzioni a rottura delle inerzie manifestate.

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