ZEROISMORE a Roma, intervista al presidente di Ance Roma Nicolò Rebecchini

Giovedì 13 giugno a Roma, all’ex Mattatoio, a partire dalle 15 l’associazione TES (Transizione Ecologica solidale) organizza un evento di presentazione di un disegno di legge di rango nazionale su contenimento del consumo di suolo e rigenerazione urbana. L’evento è il terzo del ciclo ZEROISMORE, le precedenti tappe sono state a Bari e a Firenze. L’obiettivo del ciclo è raccogliere dagli stakeholder proposte e istanze per l’implementazione del disegno di legge. All’evento di Roma prenderà parte anche l’Associazione dei costruttori della capitale, ANCE ROMA – ACER. Il presidente Nicolò Rebecchini risponde ad alcune domande sull’argomento.


Consumo di suolo e rigenerazione urbana: TES intervista Nicolò Rebecchini, presidente di Ance Roma

L’evento di giovedì è incentrato su consumo di suolo e rigenerazione urbana. TES propone e discute un disegno di legge di rango nazionale che unisce queste due dimensioni, il contenimento del consumo di suolo e gli incentivi al recupero. Allo stato attuale, nel nostro Paese, a che punto è la normativa?

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Nicolò Rebecchini
 
Il nostro Paese non ha ancora definito una normativa per perseguire l’obiettivo comunitario di arrivare, nel 2050, ad un consumo zero di nuovo territorio. Nella precedente legislatura la Camera aveva approvato un disegno di legge che però non è stato esaminato dal Senato.

In questa nuova legislatura sono state presentate una serie di proposte anche se non sono ancora state esaminate. Tuttavia quello va sottolineato è che oggi, l’approccio alla riduzione di consumo del suolo, non è accompagnato da disposizioni che offrano, nel contempo, un’opzione concreta per superare le tante criticità che affliggono il comparto della rigenerazione e riqualificazione del territorio. Infatti, nonostante le grandi potenzialità, è un settore che stenta a decollare.

Ritengo, comunque, assolutamente inscindibile un percorso parallelo tra riduzione progressiva del consumo di suolo e regolamentazione della riqualificazione urbana.


Quali misure sono auspicabili per invertire il senso di un modello, passando a una dimensione in cui è più facile recuperare l’esistente piuttosto che costruire e consumare nuovo suolo?

Nicolò Rebecchini

L’inversione di un modello di intervento, dal nuovo all’esistente, non può prescindere dalla salvaguardia degli investimenti in atto. Credo che questo principio sia già insito nell’obiettivo europeo, tant’è che il consumo zero è previsto al 2050. Comunque, oltre alla necessità di una definizione normativa in grado di assecondare i processi rigenerativi, quello che è altrettanto fondamentale è l’approccio culturale alla materia. Oggi, infatti, la rigenerazione sembra emarginata ad un aspetto di mera facciata, mentre deve essere meglio spiegato che essa serve per offrire maggiore sicurezza ai cittadini, permettere una crescente integrazione sociale, creare nuove occasioni per rivitalizzare il tessuto sociale ed economico del territorio.

Occorre quindi ricercare quelle condizioni generali di percorribilità dei processi rigenerativi affinché essi possano essere sentiti da tutti come occasione di una più ampia rinascita sociale.

Non è sufficiente limitarsi a fornire strumenti legislativi di natura tecnica, se non si spiega la finalità complessiva della rigenerazione urbana; si rischia solo di produrre nel cittadino un effetto profondamente negativo, che interrompe sul nascere un settore dalle grandi opportunità.

L’esigenza di un approccio più generale al problema deve comprendere anche la necessità di una maturazione ulteriore della classe politica che deve certamente sentire le fondamentali esigenze del territorio ma che poi le deve saper governare e non lasciarsi governare da queste.


Come dovrebbero essere distribuite in questo senso le responsabilità tra livelli di governo? Cosa dovrebbe fare lo Stato, cosa le Regioni, cosa i Comuni in una ideale filiera della rigenerazione urbana?

Nicolò Rebecchini

Fondamentale per un concreto avvio delle politiche di riqualificazione del territorio è la definizione, da parte dello Stato, di un quadro normativo chiaro ed incentivante che definisca l’intervento rigenerativo, puntuale o di area, di pubblico interesse.

Necessario, inoltre, un intervento modificativo di alcune disposizioni del Codice Civile, così come una rivisitazione delle disposizioni urbanistiche ed edilizie che governano il settore a cominciare dalla legge 1150/42 e dal conseguente D.M. 1444/68. Tali disposizioni, pensate per governare i processi espansivi delle realtà territoriali, non sono adeguate a gestire i processi di riutilizzo dell’esistente.

A livello regionale evidenzio che nel Lazio è stata emanata, nel 2017 una disposizione per favorire l’avvio dei processi rigenerativi offrendo agli enti locali anche nuovi strumenti di intervento. Alcuni comuni stanno già rispondendo positivamente a queste nuove opportunità. Purtroppo non ancora quello di Roma.

Le amministrazioni devono incentivare i processi rigenerativi e non, come spesso accade, ostacolarli.


Il decreto cosiddetto “Sblocca cantieri”, attualmente in fase di conversione in Parlamento, contiene delle misure che sono state definite e collocate nel settore della rigenerazione urbana. Come le giudica?

Nicolò Rebecchini

Fermo restando che il percorso di conversione in legge non si è ancora compiuto e, quindi ogni commento è rinviato a tale momento, come accennato in precedenza, ritengo che la rigenerazione necessiti di un inquadramento complessivo che non credo possa essere risolto con interventi spot.