Dissesto idrogeologico: tutta la fragilità dell'Italia intera

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Ancora disastri...in tutta ITALIA

Mentre scrivo arrivano notizie di frane e alluvioni un po’ in tutta Italia. E questa è la differenza rispetto alle volte precedenti: il fatto che l’emergenza sia diffusa praticamente su tutto il paese. Dalla Valle d’Aosta alla Calabria e alla Sicilia.

Un dissesto del territorio generalizzato con eventi che potrebbero costituire un compendio di geomorfologia applicata. Frane, fiumi in piena che esondano ed erodono sponde o scalzano i piloni dei ponti, case allagate, imprese agricole e attività produttive in ginocchio, ponti che collassano sotto la spinta delle frane, voragini improvvise, morti.

Qualche tempo fa in occasione di eventi piovosi particolarmente intensi e diffusi sul territorio nazionale ebbi a scrivere: da un paio di settimane piove su quasi tutta l’Italia e, anche se ancora nessuno dice nulla, lo sguardo va ai corsi d’acqua il cui livello idrico si sta inevitabilmente innalzando e la preoccupazione comincia a farsi sentire. A chi toccherà questa volta? E tutti pensano ai giorni che verranno dove alluvioni, frane, distruzione e, ma ci auguriamo di no, morti torneranno alla ribalta. E allora torneranno pure le domande che i geologi si sentono porre più spesso: perché tutto questo? Come è possibile? Cosa si può fare? E le risposte, che dovrebbero essere circostanziate, risultano però insufficienti non tanto per incapacità ma soprattutto in relazione ai tempi strettissimi concessi in questo o quel programma televisivo, o alla estrema sintesi dell’articolo di giornale.

Perchè è cosi fragile?

E aggiungevo: La prima questione che va ripetuta, anche se dovrebbe essere nota ai più, è che la nostra penisola, dal punto di vista idro-geo-morfologico, è fragile, per costituzione litologica, per assetto geologico-strutturale, per conformazione orografica. Tutto concorre a questa fragilità. A questo dobbiamo associare il fatto che il nostro è un territorio fortemente urbanizzato. Molte delle nostre pianure, sia piccole che grandi, talora fin da epoca storica, sono luogo dove sono nati paesi, città, ed hanno avuto incrementi urbanistici parossistici a partire dagli anni ’50. E non mi riferisco solo ovviamente al deprecabile fenomeno dell’abusivismo ma anche a quello dell’edilizia autorizzata.

Purtroppo devo affermare senza ombra di dubbio che la salvaguardia del territorio è la cenerentola delle politiche messe su da qualsiasi governo. 

Dico questo nonostante gli imponenti stanziamenti che, secondo le recenti dichiarazioni del Ministro dell’Ambiente o del Presidente del Consiglio, sarebbero stati disposti nelle ultime settimane. Perché la verità è che la burocrazia, l’ignoranza diffusa su questioni di assetto del territorio, unite alla costante volontà di emarginare i geologi e la geologia da questa materia la fanno da padrone ritardando l’uso di quei finanziamenti ovvero favorendo progetti insufficienti se non addirittura controproducenti.

Abbiamo costruito senza considerare le leggi della natura

Tutti ora affermano che l’Italia è un territorio fragile ma sanno cosa vuol dire? Un territorio fortemente urbanizzato, spesso, anzi molto spesso, in barba alle leggi naturali che sovrintendono l’evoluzione delle terre emerse.
Chi sa di scienze della terra sa bene che questa evoluzione è inarrestabile: i rilievi sono fatti per essere smantellati e il vento e l’acqua, così come l’alternarsi delle stagioni, sono gli agenti di questo smantellamento.
Vi è un equilibrio in tutto questo che lega in modo indissolubile le montagne, ai rilievi collinari, alle pianure, alle coste.
Nonostante queste ovvie affermazioni in Italia si è continuato a costruire come se esistesse solo il sito di imposta di quel preciso fabbricato; nessuno, o pochi, che si preoccupassero del contorno di un’area più vasta ovvero di considerare preventivamente gli effetti anche in zone assai lontane rispetto a quella di imposta di un qualsiasi intervento dell’uomo.
E le frane fanno collassare i piloni dei viadotti!!
Oggi dobbiamo così amaramente registrare corsi d’acqua stretti fra case abbarbicate sulle loro sponde, zone di foce occupate da interi quartieri, versanti stuprati da costruzioni, pianure intasate da capannoni e altre strutture produttive, fiumi o torrenti trattati come se fossero delle condotte perenni, con forma e ampiezze costanti nel tempo e come se fossero scollegati dal resto del territorio del quale invece essi sono i principali artefici.

Non cambierà mai nulla fino a quando chi governa il territorio non capirà l'importanza delle scienze della terra

Il popolo italiano è stanco di dovere registrare lutti e disastri. Ma alla domanda che qualcuno mi ha fatto se potevamo prevedere un miglioramento nell’approccio a queste questioni devo purtroppo rispondere di no. Non è alle viste nessun miglioramento.

Prima di tutto perché la categoria dei geologi, bistrattata e sconosciuta, non ha la forza politica ed intellettuale di imporre la propria visione di governo del territorio, secondariamente perché gli organi tecnici dello stato che dovrebbero mettere al primo posto le scienze della terra di fatto fanno in modo che essa non abbia capacità di incidere efficacemente sulle scelte che le Amministrazioni locali o regionali sono chiamate ad assumere nel governo del territorio. Basterebbe da sola, a giustificare questa affermazione solo apparentemente perentoria, la nuova versione delle Norme Tecniche sulle Costruzioni sulla quale trovo inutile dilungarsi perché dopo anni di dibattiti nulla è stato recepito di quanto hanno sempre sostenuto i Geologi, unici tecnici, nel panorama professionale italiano, ad essere in grado di leggere il territorio e trovare le opportune soluzioni. 
Fino a quando, chi ha la responsabilità, non avrà la forza di fare piazza pulita di questo modo di pensare nessun miglioramento potrà mai essere registrato. Continueremo a sprecare risorse o a non far nulla.

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