Il controllo del calcestruzzo fresco in cantiere: qual è lo scenario attuale

Il controllo del calcestruzzo fresco in cantiere rappresenta, da sempre, un tema di fondamentale importanza per garantire la qualità del costruito e, inoltre, per delineare le responsabilità in caso di contenziosi.

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Controlli di accettazione e controlli di conformità del calcestruzzo: qual è la differenza

Vale la pena precisare, così come specificato nelle Linee Guida per la messa in opera del calcestruzzo Strutturale, la differenza che c’è tra i controlli di accettazione e i controlli di conformità del calcestruzzo.

I primi sono obbligatori ai sensi delle Norme Tecniche delle Costruzioni vigenti e costituiscono un elemento fondamentale per la garanzia sulla sicurezza dell’opera mentre, i secondi, sono facoltativi, e servono all’impresa per verificare le condizioni di fornitura pattuite contrattualmente col produttore e per questo motivo vengono effettuati in contraddittorio con quest’ultimo. In nessun caso i prelievi effettuati ai fini dei controlli di conformità potranno essere utilizzati dalla Direzioni Lavori per i controlli di accettazione.

A partire dal Regio Decreto 16/11/1939 n. 2229 “Norme per la esecuzione delle opere in conglomerato cementizio semplice od armato” Articolo 12 Prelevamento campioni di conglomerato da sottoporre a prove di resistenza, ”Il direttore dei lavori, in contraddittorio col costruttore, deve prelevare in cantiere, dagli impasti impiegati nella esecuzione delle opere, con la frequenza richiesta dalla natura e dall’importanza delle opere medesime, campioni di conglomerato, per sottoporli presso un laboratorio ufficiale a prove di resistenza secondo le modalità indicate negli articoli seguenti. La frequenza dei prelevamenti dev’essere in ogni caso tale da ottenere non meno di una serie di quattro cubi per ogni 500 mc. di getto di conglomerato”.

Come specificato al punto C11.2.5 della Circolare 21.01.2019 è fatto obbligo, al Direttore dei Lavori, di eseguire controlli sistematici in corso per verificare la conformità delle caratteristiche dl calcestruzzo messo in opera rispetto a quelle stabilite nel progetto.

Prelievo del calcestruzzo in cantiere e il confezionamento dei provini

Un prelievo di calcestruzzo consiste nel prelevare dagli impasti, al momento della posa in opera ed alla presenza del Direttore dei Lavori o persona di sua fiducia, il calcestruzzo necessario per la confezione di un gruppo di due provini. Questi controlli fondamentali per la collaudabilità dell’opera sono, quindi, fondamentali ed andrebbero eseguiti nel rispetto della normativa e del principio di terzietà così come riportato nelle Linee guida per la messa in opera del calcestruzzo strutturale al δ 6.2 Controlli di qualità del calcestruzzo.

La media delle resistenze a compressione dei due provini di un prelievo rappresenta la “Resistenza di prelievo” che costituisce il valore mediante il quale vengono eseguiti i controlli del calcestruzzo.

Per la preparazione, la forma, le dimensioni e la stagionatura dei provini di calcestruzzo vale quanto indicato nelle norme UNI EN 12390 - 1: 2012 e UNI EN 12390 - 2: 2009 mentre, per quanto riguarda il procedimento da seguire per la determinazione della resistenza a compressione dei provini di calcestruzzo vale quanto indicato nelle norme UNI EN 12390 - 3: 2009 e UNI EN 12390 – 4:2002, relativamente alla determinazione della massa volumica vale quanto indicato nella norma UNI EN 12390 - 7: 2009.

Spetta al Direttore dei Lavori, una volta eseguiti i prelievi, impiegare il controllo di tipo A o di tipo B per eseguire l’accettazione del calcestruzzo:

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Criteri di controllo del calcestruzzo in cantiere: le responsabilità del Direttore Lavori

Al punto C11.2.5.3 “Prescrizioni comuni per entrambi i criteri di controllo” , sempre della Circolare 21.01.2019, vengono riportate importantissime indicazioni, in primo luogo la norma intende sottolineare i compiti attribuiti al Direttore dei Lavori che deve assicurare la propria presenza alle operazioni di prelievo dei provini di calcestruzzo nella fase di getto, provvedendo sotto la propria responsabilità:

  • A redigere apposito verbale
  • A fornire indicazioni circa le corrette modalità di prelievo
  • A fornire indicazioni circa le corrette modalità di conservazione dei provini in cantiere, fino alla consegna al laboratorio incaricato delle prove
  • Ad identificare i provini mediante sigle, etichettature indelebili, ect
  • A sottoscrivere la domanda di prove al laboratorio, avendo cura di fornire, nella domanda, precise indicazioni sulla posizione delle strutture interessate da ciascun prelievo, la data di prelievo, gli estremi dei relativi Verbali di prelievo, nonché le sigle di identificazione di ciascun provino
  • A consegnare i provini presso il laboratorio
  • Ad acquisire i relativi certificati di prova, che devono pertanto essere sempre consegnati allo stesso Direttore dei Lavori (che provvede a rendere noti i risultati al committente, al collaudatore ed a quanti ne abbiamo titolo), indipendentemente dal soggetto che effettua il pagamento della prestazione del laboratorio

Delle predette operazioni il Direttore dei Lavori può incaricare, mediante sottoscrizione di delega scritta, un tecnico di sua fiducia, ferma restando tuttavia la personale responsabilità ad esso attribuita per legge.

La preparazione del provino è un’operazione che, spesso, viene sottovalutata. Qualora il soggetto che lo realizza non sia un laboratorio ufficiale sarebbe importante verificare la preparazione del tecnico incaricato. Molte volte, infatti, l’operazione di confezionamento viene relegata a soggetti non formati esponendo, così, l’intera filiera a probabili non conformità. Forse, ormai, i tempi sono maturi per qualificare il tecnico incaricato del confezionamento dei provini tramite il rilascio di un’attestazione che ne comprovi l’adeguata preparazione.

Premesso che la resistenza caratteristica del calcestruzzo è definita convenzionalmente come quella ottenuta dalla prova di rottura a 28 giorni di stagionatura, la Norma ha prescritto, laddove le prove non possono essere eseguite esattamente al 28° giorno di stagionatura, che le stesse siano comunque eseguite entro 45 giorni dalla data di prelievo. Trascorso tale termine, il laboratorio accetterà e sottoporrà a prova il materiale ed emetterà il relativo certificato, in cui sarà chiaramente indicato, per i campioni eventualmente provati oltre il 45° giorno dalla data del prelievo risultante dal verbale di prelievo redatto dal Direttore dei Lavori che, “ai sensi del §11.2.5.3 del D.M. 17.01.2018 le prove a compressione vanno integrate da quelle riferite al controllo di accettazione in opera”.

Emerge, da quanto sopra descritto, una responsabilità attribuita al Direttore dei Lavori in merito al confezionamento, alla conservazione, custodia e consegna dei provini al laboratorio di cui all’articolo 59 del D.P.R. 380/01, al fine di garantire la necessaria corrispondenza fra il calcestruzzo sottoposto alle prove di accettazione certificate dai suddetti Laboratori e quello impiegato in opera, o in una parte o porzione dell’opera stessa soggetta a controllo.

Nello specifico l’operazione di maturazione, descritta in maniera accurata nella normativa tecnica, viene spesso disattesa creando molti problemi perché si generano contenziosi sulle forniture quanto, in realtà, si dovrebbero aprire non conformità sui prelievi realizzati. Le condizioni riportate nella UNI EN 12390:2 sono:

  • Lasciare i provini nella cassaforma per almeno 16 h, ma non oltre 3 giorni, proteggendoli da uri, vibrazioni e disidratazione, alla temperatura di (20 ± 5) °C [oppure (25 ± 5) °C nei climi caldi]
  • Una volta rimossi dalla cassaforma conservare i provini fino al momento della prova in acqua alla temperatura di (20 ± 2) °C, oppure in ambiente a ((20 ± 2) °C ed umidità relativa ≥95%

Durante il trasporto, descrive sempre la norma, si deve impedire la perdita di umidità e scostamenti dalla temperatura richiesta in ogni momento del trasporto, per esempio, imballando i provini di calcestruzzo indurito assieme a sabbia umidita o segatura umidita o panni umidi, oppure sigillandoli in sacchi di plastica contenenti dell’acqua.

Il rispetto di quanto prescritto nella UNI EN 12390:2 sta particolarmente a cuore al produttore di calcestruzzo che da un punto di vista prettamente formale è, attualmente, escluso dal controllo di accettazione e, quindi, a distanza di mesi dalla fornitura non può avere certezza di come sono stati maturati i provini confezionati con il proprio calcestruzzo.

Le condizioni di scarsa umidità alle quali vengono sottoposti i provini appena eseguiti nei periodi estivi, unitamente alle elevate temperature ambientali, possono comprometterne l’esito finale atteso in quanto, i prodotti derivanti dal processo di idratazione, risultano poco stabili accelerando lo sviluppo delle resistenze alle brevi stagionature ma compromettendone, molto spesso, l’esito al 28° giorno.

Ovviamente nel periodo invernale la problematica della maturazione, soprattutto nelle prime ore, deve scongiurare l’esposizione dei provini appena eseguiti alle basse temperature che possono compromettere lo sviluppo corretto delle prestazioni meccaniche.

La normativa, al fine di garantire l’efficacia e credibilità della filiera di controllo prevista dalla Legge e dalle norme, consente al Direttore dei Lavori di adottare tutte le iniziative che riterrà utili al raggiungimento dell’obbiettivo, quali ad esempio a garantire e documentare la tracciabilità dei provini mediante l’impiego di idonei strumenti tecnologici come, ad esempio micro-chips o targhette con codici a barre annegati nel calcestruzzo e soggetti a lettura digitalizzata e localizzazione spazio-temporale automatica in cantiere e in Laboratorio.

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Ndr. L'articolo prosegue con la presentazione della prima App dedicata al controllo del calcestruzzo fresco in cantiere in modalità cloud, basata su soluzioni innovative per le quali sono state presentate due domande di brevetto internazionale.