Edilizia sanitaria: per ammodernare infrastrutture ospedaliere e tecnologie servirebbero 32 miliardi

03/06/2020 697

Ammontano a 32,1 miliardi di euro le risorse che occorrerebbero per ammodernare infrastrutture e tecnologie ospedaliere sull’intero territorio nazionale, disomogeneo sia per classificazione sismica sia per vincoli storico-artistici che per caratteristiche impiantistiche e strutturali degli immobili.

È quanto riportato nell'ultimo Rapporto sul Coordinamento della Finanza pubblica elaborato dalla Corte dei Conti.

Nel capitolo dedicato agli investimenti in sanità, viene evidenziato come le difficoltà finanziarie abbiano avuto ripercussioni sull'adeguamento delle infrastrutture in ambito sanitario.

A quanto pare non solo le risorse economiche scarseggiano, ma nemmeno siamo in grado di spendere fino in fondo le poche a disposizione.

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Gli investimenti in sanità

Il documento riepiloga l'ammontare degli investimenti sul fronte della sanità che tra il 2008 e il 2017 sono passati da 7,8 miliardi a meno di 6. Dopo un andamento altalenante tra il 2008 e il 2011, la flessione è stata continua fino al 2016 (-35 per cento), per poi iniziare a recuperare a partire dal 2017.

Il Rapporto, al pagina 321, evidenzia come sia particolarmente netto il calo delle costruzioni, passate dai 3,6 miliardi del 2012 a circa 1,2 miliardi nel 2017. In riduzione anche gli investimenti immateriali (ricerca e sviluppo, sofware e base dati) mentre hanno mantenuto un profilo positivo gli investimenti in apparecchiature, passati da 2,6 nel 2011 a 3,8 miliardi nel 2017. 

Le risorse economiche stanziate e il ritardo delle Regioni

Ma non sono i soli vincoli finanziari a incidere sul rallentamento della politica infrastrutturale.

Se ne ha una evidenza guardando al procedere nell’attuazione della legge 67/1988 (articolo 20), che rappresenta ancora il principale strumento d'intervento per la riqualificazione del patrimonio edilizio e tecnologico pubblico e la realizzazione di residenze sanitarie assistenziali così come agli interventi specifici che si sono aggiunti ad esso negli anni. 

Sono 15,3 i miliardi destinati agli Accordi di programma ripartiti tra le regioni tra il 1998 e il 2008. 

Le due ultime leggi di bilancio hanno poi aumentato la dotazione di altri 6 miliardi. 

Nonostante lo stanziamento di queste risorse, al 31 dicembre 2019, erano stati sottoscritti 85 Accordi di programma per un importo pari a 12,5 miliardi. 

Sono numerose le regioni che non hanno ancora definito progetti di intervento per una quota significativa delle risorse destinate.

L'Abruzzo per esempio ha attivato solo il 36 per cento dei fondi, il Molise il 21 per cento mentre Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna sono tutte al di sotto del 60 per cento. Infine il Lazio che ha sottoscritto accordi per il 75 per cento.

Va poi considerato che, sottoscritto l’Accordo, la Regione o la Provincia Autonoma, verificata l’appaltabilità degli interventi in esso previsti, chiede al Ministero della Salute l’ammissione a finanziamento; a partire da questa, le risorse statali sono effettivamente erogabili dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, detentore del capitolo di spesa.

Per il Lazio e, soprattutto, la Campania le risorse ammesse a finanziamento sono ancora una quota limitata di quella prevista dagli accordi: nel caso del Lazio il 72,7 per cento e per la Campania solo il 31,1 per cento. 

Nel 2019 revocati investimenti per 77 milioni di euro

Nella valutazione sullo stato di attuazione è da tener conto che la legge 266/2005 ha disposto la risoluzione degli accordi di programma, con la conseguente revoca dei corrispondenti impegni di spesa, per quella parte di interventi la cui richiesta di ammissione al finanziamento non risulta presentata al Ministero della Salute entro trenta mesi dalla sottoscrizione degli accordi medesimi.

Nel 2019 sono stati revocati investimenti per 76,8 milioni, portando il totale delle somme revocate a circa 1.445 milioni. L’obiettivo dell'istituto della revoca non è tanto quella di recuperare le risorse non utilizzate, ma soprattutto quella di sollecitare le Regioni nell’utilizzo effettivo delle risorse definite in un Accordo già stipulato. 

Ritardi anche per interventi minori e a causa di modifiche alle scelte progettuali

Per esempio, per la prevenzione incendi, la progettazione, la costruzione e l’esercizio delle strutture sanitarie pubbliche e private, sempre a fine 2019, dei 90 milioni ripartiti ne erano state ammessi a finanziamento 58,6. 

Del “Programma di investimento per la riqualificazione dell'assistenza sanitaria nei grandi centri urbani”, per il quale era previsto un finanziamento di 1,2 miliardi, a 20 anni dall’avvio sono stati erogati solo il 73 per cento dei fondi. I fondi disponibili sono tutti in perenzione amministrativa (314,7 milioni).

I ritardi nella fase di realizzazione sono dovuti anche a variazioni nelle scelte progettuali. Tra gli interventi di grande rilievo programmati, ma ancora da realizzare, vi sono il rifacimento del Policlinico Umberto I a Roma e il nuovo ospedale Galliera a Genova

Ancora in corso di valutazione i progetti per la riqualificazione e l’ammodernamento tecnologico dei servizi di radioterapia oncologica di ultima generazione nelle regioni Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Calabria, Basilicata, Sicilia e Sardegna, con particolare riferimento all’acquisizione di apparecchiature dotate di tecnologia robotica o rotazionale a cui il d.l. 243/2016 riservava una quota pari a 100 milioni delle somme per gli Accordi di programma. 

Guardando oltre alla crisi sarà, quindi, determinante incidere anche sulla capacità progettuale delle amministrazioni, nonché sulle disponibilità effettive delle risorse già destinate a investimenti, per far sì che gli oltre 6 miliardi per accordi di programma disponibili si traducano in progetti effettivi. 

Va poi considerato che a tali fondi si sono aggiunti negli ultimi anni quelli che, nelle manovre finanziarie, a partire da quella per il 2017, sono stati destinati a iniziative per l’edilizia sanitaria e al settore della ricerca, stanziamenti che il Rapporto elenca a pagina 325.

Si tratta di risorse che potrebbero consentire di cominciare a dare risposta al fabbisogno per l'edilizia sanitaria emerso da un esame condotto nel 2018. 

L'analisi aveva stimato il fabbisogno per interventi in infrastrutture da realizzare sull’intero territorio nazionale (disomogeneo sia per classificazione sismica, sia per vincoli storico-artistici, e altresì per caratteristiche impiantistiche e strutturali degli immobili) in circa 32,1 miliardi. Di questi, in base ai nuovi criteri di classificazione sismica, il fabbisogno edilizio nelle aree più critiche ammontava a 12,4 miliardi.