"L’Arte non serve a niente mentre il Design deve essere utile" ?

INTRECCI

“Non mi è mai interessato capire la differenza che esiste tra Design e Arte e individuare il confine che separa queste due attività.

Non ho mai accettato quella censura che sembra colpire chi contamina quei due mondi; due mondi limitrofi e parenti tra di loro, che sono stati allontanati dal pregiudizio borghese che consiste nell’assioma sbagliato:

“l’arte non serve a niente mentre il Design deve essere utile” (Andrea Branzi).

E dunque quale relazione tra arte e design? Dove il sottile confine tra un oggetto che appartiene a un mondo e uno che appartiene all’altro? E ancora: la serialità seppure ridotta del design impedisce lo slancio - unico – del gesto artistico?

 

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Flat - Modelli di pannelli d'uso - Andrea Branzi

 

… Già nel passato artisti e designer hanno travalicato i reciproci confini nelle alterne vicende dell’era industriale, nelle fasi di crisi e in quelle di boom economico.

Nel XX secolo l’oggetto - soprattutto di arredamento - ha servito spesso l’espressione creativa, la critica sociale, la provocazione antifunzionalista, la polemica anti-design tout court, anziché tentare di essere bello ed utile.

Gli esempi sono tanti.

Da Dalì che nel 1936 crea la sedia Hands a Bruno Munari che nel ’45 con la ‘Sedia per visite brevi’ ironizza sulla frenesia moderna. Poi negli anni Cinquanta, Piero Fornasetti ispira il successivo movimento dell’Anti-Design italiano, un decennio dopo Gaetano Pesce esplora le relazioni ambigue tra l’arte e la produzione industriale, mentre le creazioni di Allen Jones sono più sculture pop che oggetti di arredamento, e altri designer si organizzano in gruppi di Radical Design. Nel 1973 Riccardo Dalisi e Alessandro Mendini fondano il Global Tools ‘per favorire il libero sviluppo della creatività individuale’. Negli opulenti Anni Ottanta Studio Alchimia, Memphis e critici europei del modernismo come Charles Jencks esprimono il momento migliore dell’Anti-Design. Tom Dixon dà vita ad esibizioni di performance art e Borek Sipek dichiara limitante attribuire eccessiva importanza alla funzionalità degli oggetti di design… ( www.exibart - quell’oggetto mi emoziona - Imma Puzio)

Bisognerebbe rituffarsi nei lontani anni ’20 del Bauhaus per applaudire al connubio tra funzionalità ed estetica.

Se già all’epoca l’utilità del prodotto sposava le linee pulite non lontane dalle ricerche di Piet Mondrian e della sua arte di pura astrazione, come commentare gli sviluppi degli anni ’70 e ’80 e il sopraffarsi dell’aspetto ludico sulla funzionalità dell’oggetto rapportato alle novità artistiche di quei decenni? Da Sottsass a Mendini, fino ai più giovani Philippe Starck, Ron Arad e Michael Graves lo slancio estetico ed espressivo del design non conosce interruzioni, legandosi sempre più alla personalità e al background socioculturale dei progettisti

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Vaso Sfere - Alessandro Mendini

 

Da Sottsass a Mendini a Gaetano Pesce: il sottile confine tra design e arte

Per Ettore Sottsass i passaggi tra le espressioni artistiche sono fluidi, non esistono linee di demarcazione tra scultura, pittura, architettura, design.

E la funzione dell’oggetto?

A questa domanda risponde: “il suo funzionalismo è nella speranza, affidata all'oggetto, che trovi una sua funzione”. E… in una sua ultima intervista nel dicembre 2007 sottolinea: “Lo dico ancora adesso. Un'automobile posteggiata è un oggetto spaventoso, ci vuole uno che la faccia andare. Vale per tutti gli oggetti. Ai tempi di Memphis tutti mi dicevano: questo scaffale è obliquo, manca la funzionalità. Ma lo scaffale non ha funzionalità, è chi lo usa che deve trovarla. Con i fiori siamo sempre nei guai, i vasi sono troppo piccoli o troppo corti. Ma non è colpa dei vasi. Tra l'altro, c' è ancora l'abitudine settecentesca di mandare troppi fiori. Basta un fiore per muovere l'aria". (La Repubblica. Sottsass: Costruire con poesia). “Quello fra l’arte e il design è un ping pong – sostiene Alessandro Mendini -. Per cui possono oscillare le situazioni: se da una parte si va verso il solo il design, fino al design industriale di alta tiratura, dall’altra ci si muove verso l’artigianato per giungere fino all’arte”. E ancora: “Più è complessa la funzione più ci si allontana dall’arte, e più la funzione si semplifica più si è vicini all’oggetto d’arte applicata, fino all’oggetto d’arte con tirature basse, o addirittura fino a essere solo un monotipo”. Ma, sostiene Mendini: “Il gioco è interessante, però non è questa la problematica più importante del design. Ecco, perché la sperimentalità semi artistica conduce ad alte possibilità di ricerca, dai materiali alle tecnologie…”.  (Dimensione Mendini – www.Pmagazine.it).

Per Gaetano Pesce, acrobata che cammina sul filo sospeso tra arte e design, non esistono confini tra arte, design e industria. Non concepisce l’arte come qualcosa creata per essere posta su un piedistallo: l’arte è un prodotto, è la nostra risposta creativa alle necessità del tempo in cui viviamo.  Lo stesso Pesce sottolinea: “L’arte ha due componenti. Una pratica, utile, e una culturale. Il design e l’architettura sono sempre stati considerati nella loro componente pratica: dare alla gente uno spazio in cui vivere, un letto su cui dormire eccetera. Col trascorrere del tempo l’arte ha smesso di essere utile. Quando qualcuno chiedeva un ritratto a Tiziano non richiedeva cultura, ma un prodotto. Con l’evolversi delle tecnologie e il trascorrere del tempo la dimensione culturale dell’arte ha preso il sopravvento. Se il design è in grado di trascendere un dato di fatto, che è la sua utilità, e inizia ad esprimere dei contenuti, ecco che il design prende il posto lasciato vuoto da quell’arte che non c’è più. Le barriere tra le varie forme di espressione sono destinate a crollare: negli spazi espositivi sta già succedendo…" (www.mozarty.com)

 

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Sedia - Alessandro Mendini

 

Munari…. E il gioco della creatività

“Si guarda una poltrona come se fosse una scultura, si confonde il design con lo styling e cioè la progettazione logica con lo svolazzo estetico e le forme ispirate liricamente”. Bruno Munari. Artista e designer.

Diverso il pensiero di Bruno Munari. Nel suo libro Artista e designer (1971) scrive: “Un designer è un progettista dotato di senso estetico che lavora per la comunità. Il suo non è un lavoro personale ma di gruppo: il designer organizza un gruppo di lavoro secondo il problema che deve risolvere” Il centro del ragionamento munariano sulla creatività si trova nel capitolo titolato Fantasia e creatività: l’artista lavora con la fantasia, il designer con la creatività. La fantasia altro non sarebbe che una “facoltà dello spirito di inventare immagini mentali diverse dalla realtà nei particolari e nell’insieme, immagini che possono anche essere irrealizzabili praticamente”. La creatività è invece “una capacità produttiva dove fantasia e ragione sono collegate per cui il risultato che si ottiene è sempre realizzabile praticamente”. E, dunque, la prima è libera ma non concreta, la seconda invece concretissima. La fantasia vola nel cielo, la creatività si muove sulla terra.

Di più: nella fantasia non c’è la ragione, così che l’artista vede quello che pensa mentre il designer non vede proprio niente: “non sa che forma avrà l’oggetto che sta progettando finché non avrà risolto e armonizzato creativamente tutte le componenti del problema”.

Il risultato finale è sempre una sorpresa…

E ancora: L’arte non pone regole, mentre, al contrario, il progetto vive di regole… Munari separa la definizione di artista da quella di designer, in modo secco, questo per farci capire che in realtà le cose sono più complesse di così e che lui è stato, e ancora rimane, l’esempio più eclatante di un artista che è anche designer, designer che è anche artista. A suo modo, naturalmente, alla Munari: con la fantasia della creatività! (www.doppiozero.com).

«Per me, il design è un modo di discutere la vita. È un modo di discutere la società, la politica, l'erotismo, il cibo e persino il design. È un modo di costruire una metafora della vita. Per cui, se devi insegnare qualcosa sul design, devi insegnare prima di tutto qualcosa sulla vita». (Ettore Sottsass)

 

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Tappeto Volante - Ettore Sottsass

 

 “Se il designer è uno che non ha stile prefissato, ma risolve problemi (problem solving), non avrà un metodo personale. Se ce l’avesse rischierebbe di essere un artista. Ricadrebbe nella fantasia, in quanto la fantasia è pre-visione dell’opera. No, il designer, insiste Munari, ha un metodo che non è né fantastico né estetico. E allora cos’è?...”. Marco Belpoliti.  Bruno Munari. Creatività (www.doppiozero.com)

 

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Lampada Tahiti - Ettore Sottsass

 

Le definizioni del design oscillano fra due limiti estremi, come il moto di un pendolo. A un estremo c’è l’«utopia pragmatica» del design inteso esclusivamente nella sua funzione, come freddo strumento d’uso. All’altro estremo c’è l’«utopia umanistica» del design inteso come espressione poetica, come sentimento, addirittura come arte. Tecnologia contro emozione? Prodotto elettronico contro oggetto fatto a mano? Industria contro artigianato? In realtà il percorso avanti e indietro del pendolo dà luogo a infinite interpretazioni del design, e a infiniti atteggiamenti e professioni. E così gli utenti che comprano gli oggetti possono scegliere fra infinite possibilità, secondo le loro «utopie personali», le loro esigenze, il loro carattere, la loro attitudine razionale oppure romantica. (Alessandro Mendini - Per fare il designer ci vuole un fiore - La Stampa 11/12/2014)

 

A proposito di Design Art

Ovvero … Design per le gallerie d’arte

Maestri italiani come Sottsass, Mendini e Pesce sono stati i veri apripista di questa tendenza che avvalora i prototipi e le piccole serie di design come opere d’arte e li veicola nei rispettivi circuiti, dalle fiere alle gallerie. Un fenomeno che appartiene al mondo del furniture design ma anche dell’architettura. Così scrive Vanni Pasca, storico del design: “Si osserva una serie di fenomeni che caratterizza il mondo del furniture design, ma non solo. Crescono slittamenti verso l’arte, fino al diffondersi di una definizione, Design Art. Si ricordi come il fenomeno dei pezzi unici e delle piccole serie abbia caratterizzato in buona parte gli anni ’80 quando fiorirono in tutta Europa gruppi di designer, sul modello degli italiani Alchimia e Memphis: tra questi One-Off dell’organico Ron Arad (e One-Off in inglese significa proprio ‘pezzo unico’). Anthologie Quartett che proponeva tra gli altri un designer barocco come Borek Sipek… Si aggiunga, a ciò, l’esaurirsi sul mercato antiquario degli oggetti Liberty e Déco, e in buona parte anche del cosiddetto modernariato, parzialmente riassorbito dalla rimessa in produzione da parte delle aziende dei loro pezzi storici più singolari. Antiquari e mercanti d’arte hanno visto la possibilità della creazione di un nuovo mercato di pezzi unici, o a tiratura limitata, firmati. Ci hanno pensato le grandi case d’aste, come Christie’s e Sotheby’s, che hanno iniziato a battere pezzi unici di design a cifre fino a poco tempo fa impensabili (per un armadietto di Mar Newson, Christie’s ha segnato un record: 1,05 milioni di dollari)… Ancora, le gallerie d’arte, come Established & Sons di Londra. Infine il grande gallerista Larry Gagosian, forse il più potente mercante d’arte oggi al mondo, apre nella sua galleria a New York una mostra di pezzi unici direttamente commissionati a Marc Newson (dai 100.000 ai 400.000 dollari l’uno), tra cui una poltrona poi esposta a Documenta Kassel. Gli stessi galleristi commissionano Da notare il fatto che galleristi commissionino direttamente ai designer pezzi per le loro gallerie, con la stessa modalità del mercato dell’arte. Tra i designer più presenti, oltre Newson e Arad, Marcel Wanders, Zaha Hadid, Ross Lovegrove, Jasper Morrison. Tom Dixon, i Bouroullec, Tord Boontje”.

 

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Vaso - Molds - Gelati misti - Gaetano Pesce

 

Cosa pensi del fenomeno dell’art design?

Bisogna vedere che obiettivi uno si pone. Per esempio, io sono sempre stato in bilico fra arte e design (un po’ come Gaetano Pesce e, da qualche tempo, Andrea Branzi). Allora potrei dire che voglio fare una scultura e per farla realizzo una sedia-scultura. È un territorio interessante di arte applicata, lo stesso territorio in cui, per esempio, si muovevano i progetti di Carlo Bugatti o Carlo Mollino. Dunque, questa dell’art design è una vecchia storia che continua. Una storia molto interessante per chi la sa fare, per chi è un “artista”. (Alessandro Mendini - Il design c’è, manca l’utopia - www.klatmagazine.it)

I quesiti che sorgono sono sempre gli stessi: il design è solo tecnica? Può essere considerato arte? La radice del problema sta nella distinzione tra arte pura e arte utilitaria: design e architettura sono arti con funzionalità. Il design è "parzialmente" arte, una forma di progettazione con un quoziente artistico assieme ad un quoziente di marketing. L'oggetto di design non deve essere fatto con lo scopo di diventare un oggetto d'arte: deve corrispondere alla sua funzione, non soddisfare lo sfizio di essere solamente "artistico". (Gillo Dorfles)

 


Per saperne di più 

  • Vanni Pasca, il design oggi
  • Quell’oggetto mi emoziona – www.exibart.com
  • Bruno Munari, Venezia 1992, una lezione all’Università: Fantasia, in www.youtube.com
  • Bruno Munari, Venezia 1992, una lezione all’Università: il design non ha stile in www.youtube.com
  • Bruno Munari, Fantasia, Invenzione, creatività e immaginazione nelle comunicazioni visive, Laterza, Roma-Bari 2012 (I ed. 1977)).
  • Bruno Munari, Artista e designer, Laterza, Roma-Bari 1971
  • Alessandro Mendini, Il design c’è, manca l’utopia - www.klatmagazine.it
  • Alessandro Mendini, Per fare il designer ci vuole un fiore – La Stampa 11/12/2014)
  • Andrea Branzi, Capire il design, Giunti 2007
  • Andrea Branzi, Armin Linke, Alessandro Rabottini, Gli strumenti non esistono. La dimensione antropologica del design – Johan & Levi 2013
  • Carlo Martino, Gaetano Pesce. Materia e differenza – Las Feltrinelli, 2007

 


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Gli altri contributi di Culture Club Nr. 2 

Focus 2 - La signora della luce e degli specchi - Intervista a Nanda Vigo

“...ogni creazione è concepita come opera d'arte in stretto contatto con l'ambiente e con lo spazio ospitante" Sono le parole di Nanda Vigo raccolte in occasione di un'intervista esclusiva personaggio eclettico e poliedrico che ha saputo declinare la sua visione attraverso l'architettura, l'arte e il design.

 

Eventuali link video presenti su cultureclub.online: 

Focus 3 - Fantasia e creatività

Design e arte: quale relazione? dove il sottile confine tra un oggetto che appartiene a un mondo e uno che appartiene a un altro?

Incontri con Alberto Apostoli (I), Matteo Tampone (I), William Bertoia (I), Orodè Deoro (I)

 

Focus 4 - Face to face

Il mercato dell'arte tra crisi e ricerca di nuovi linguaggi estetici. Arte e design quale rapporto? E ancora: nuove forme di collezionismo... Uno scambio di opinioni con Maria Cristina De Zuccato e Paola Colombari, galleriste.

 

 


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