La sfida competenze nel futuro post pandemia dei professionisti: digitalizzazione, sostenibilità e resilienza

L'Agenda europea per le competenze e l'occupazione 

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Il 2 luglio 2020 la Commissione Europea ha finalmente reso pubblica l’Agenda per le competenze per l’Europa sulla competitività sostenibile, l’equità sociale e la resilienza, dopo aver comunicato la sua strategia per l’Europa Digitale e per quella della ripartenza economica dell’intero mercato comunitario (Recovery Plan for Europe).

L’Agenda proposta dalla Commissione è alquanto ambiziosa poiché fissa obiettivi quantitativi impegnativi per lo sviluppo delle competenze (Up-Skill = miglioramento delle competenze esistenti) e la riqualificazione (Re-Skill = acquisizione di nuove competenze) da conseguire entro i prossimi 5 anni. 

Non è un caso, infatti, che l'Agenda europea per le competenze tenti di perseguire un reale cambiamento di paradigma, per trarre vantaggio dalle transizioni “verde e digitale” e sostenere una pronta ripresa dalla crisi COVID-19, mediante:

  • il rafforzamento della competitività sostenibile, per sostenere il Green Deal europeo e mettere in pratica le sue strategie digitali e industriali;
  • garantire l'equità sociale, mettendo in pratica il primo principio del pilastro europeo dei diritti sociali;
  • sviluppare la resilienza per reagire alle crisi, sulla base delle lezioni apprese durante la pandemia di Covid-19.

Le azioni previste, in particolare, sono incentrate sulle competenze per l’occupazione e si fondano sulla collaborazione con gli Stati membri, le imprese e le parti sociali per il cambiamento. L’approccio condiviso dovrebbe consentire d'intraprendere un cammino di apprendimento permanente, avvalendosi del bilancio dell’UE quale catalizzatore per sbloccare gli investimenti pubblici e privati nelle competenze.

La Commissione, infatti, pone le competenze al centro dell’Agenda politica dell’UE, indirizzando gli investimenti verso le persone e le loro conoscenze per una ripresa sostenibile dopo la pandemia di Covid-19: 

  • a favore delle imprese poiché devono poter contare su dipendenti in possesso delle competenze necessarie per affrontare con successo le transizioni “ambientale e digitale” (meglio definita come la strategia “verde & blu” dal filosofo del digitale Luciano Floridi); 
  • a favore delle persone (e quindi dei professionisti) perché devono poter ricevere un’istruzione e una formazione adeguate a ottenere buoni risultati nella vita (ricerca del benessere personale e professionale).

Competenze per l’occupazione professionale in un’economia “verde e blu”

Le iniziative assunte nel documento si fondano sul pilastro europeo dei diritti sociali, proclamato dalle istituzioni e dai leader dell’UE nel novembre 2017, e sulla comunicazione della costruzione di un’Europa sociale forte per transizioni giuste (con un suo Allegato con i programmi temporali), pubblicata nel gennaio 2020.

Nello specifico, la nuova strategia per una “spinta gentile” verso il nuovo modello socioeconomico “verde e blu”, si colloca di pari passo con le tendenze demografiche e professionali che stanno trasformando il nostro modo di vivere, lavorare e interagire. 

La pandemia di Covid-19, infatti, ha accelerato queste transizioni e posto molti tecnici in Europa di fronte a nuove sfide lavorative, dove spesso sarà necessario riconvertirsi professionalmente o perfezionare le competenze di cui già si dispone per adattarsi ai cambiamenti del mercato del lavoro. 

La crisi del coronavirus, infatti, ha messo in luce l'importanza di disporre delle giuste competenze per i settori strategici da perseguire, navigando attraverso le transizioni professionali. In particolare, ha accentuato la necessità di competenze digitali in molti aspetti della vita professionale dei tecnici e delle aziende. Mentre il telelavoro e l'apprendimento a distanza sono diventati una realtà per milioni di professionisti nell'UE, sono stati spesso rivelati i limiti della nostra attuale preparazione digitale: attualmente, almeno l'85% dei posti di lavoro richiede un certo livello di capacità digitale, mentre nel 2019 solo il 56% dei professionisti aveva almeno le competenze digitali di base. Tra il 2005 e il 2016, il 40% dei nuovi posti di lavoro ha riguardato settori ad alta intensità digitale. 

Mentre l'Europa inizia il suo cammino verso la ripresa, quindi, la necessità di migliorare e adattare le competenze professionali diventa un imperativo.

L’obiettivo dell’Agenda per le competenze, di conseguenza, è quello di migliorare la pertinenza delle competenze nell’UE per rafforzare la competitività sostenibile, garantire l’equità sociale e sviluppare la nostra resilienza agli effetti nefasti delle crisi. 

Le 12 azioni per migliorare le competenze

A tale scopo sono state formulate 12 “azioni”:

  1. Un patto per le competenze;
  2. Miglioramento dell’analisi del fabbisogno di competenze;
  3. Sostegno dell’UE agli interventi strategici nazionali in materia di sviluppo delle competenze;
  4. Proposta di raccomandazione del Consiglio relativa all’istruzione e formazione professionale per la competitività sostenibile, l’equità sociale e la resilienza;
  5. Attuazione dell’iniziativa delle università europee e sviluppo delle competenze degli scienziati;
  6. Competenze a sostegno delle transizioni verde e digitale;
  7. Aumento dei laureati in discipline STEM e promozione delle competenze imprenditoriali e trasversali;
  8. Competenze per la vita;
  9. Iniziativa per i conti individuali di apprendimento;
  10. Un approccio europeo alle microcredenziali;
  11. La nuova piattaforma Europass;
  12. Miglioramento del quadro di sostegno per sbloccare gli investimenti privati e degli Stati membri nelle competenze.

Dai punti prima elencati si deduce il cambio operativo di strategia, ossia ri-partendo da un patto europeo per le competenze che riunisca tutte le parti interessate e integrandolo con un bilancio dell'UE fortemente aumentato, come proposto dalla Commissione a maggio, e con obiettivi quantitativi ambiziosi entro il 2025. 

La nuova Agenda per le competenze, quindi:

  • chiede un'azione collettiva, mobilitando le imprese, le parti sociali e le associazioni professionali, per impegnarsi a lavorare insieme, in particolare nell'ambito degli ecosistemi industriali dell'UE e attraverso le catene del valore;
  • definisce una chiara strategia per garantire che le competenze portino all'occupazione;
  • aiuta i professionisti a sviluppare le proprie capacità per tutta la vita in un ambiente in cui l'apprendimento permanente è la norma;
  • individua i mezzi finanziari significativi per investire in competenze;
  • stabilisce obiettivi ambiziosi per l'up-skilling e il re-skilling da raggiungere entro i prossimi 5 anni.

Questo significa che entro il 2025 dovrebbero essere svolte 540 milioni di attività di formazione, di cui 60 milioni per gli adulti con bassa qualifica e 40 milioni per i disoccupati. Il numero di adulti con competenze digitali di base dovrebbe aumentare, fino a raggiungere i 230 milioni.

Al fine di attuare le azioni e conseguire gli obiettivi fissati dall’agenda per le competenze, l’UE avrà bisogno di ulteriori investimenti pubblici e privati nelle competenze, stimati in circa 48 miliardi di euro l’anno. 

Non è un caso, infatti, che la proposta della Commissione relativa a NextGenerationEU (lo strumento europeo per la ripresa) preveda risorse consistenti nel quadro di un’importante iniziativa di bilancio volta ad affrontare le conseguenze economiche e sociali della crisi.

I fondi dell’UE, quindi, potranno fungere da catalizzatore degli investimenti nelle competenze dei professionisti. 

Ed è per questo che nel contesto del piano per la ripresa europea vengono proposte risorse finanziarie senza precedenti a favore di una ripresa sostenibile e gli investimenti nelle competenze dovrebbero costituire il fulcro di tale impegno. 

Gli strumenti dell'UE per migliorare le competenze dei professionisti

In termini pratici, per aiutare i professionisti a migliorare le proprie competenze o ad acquisirne di nuove, nel corso dell’intero periodo 2021-2027 potranno essere mobilizzati vari strumenti dell’UE, quali: 

  • il Fondo sociale europeo Plus, con una dotazione proposta di 86 miliardi di euro,
  • Erasmus, con una dotazione proposta di 26 miliardi di euro,
  • la sezione “investimenti e competenze in ambito sociale” di InvestEU, con una dotazione proposta di 3,6 miliardi di euro.

Non va dimenticato, inoltre: 

  • il nuovo programma Europa digitale, con una dotazione proposta di 9,2 miliardi di euro, che investirà nello sviluppo di competenze digitali avanzate affinché i professionisti padroneggino le nuove tecnologie; 
  • il dispositivo per la ripresa e la resilienza, con una dotazione pari a 560 miliardi di euro in sovvenzioni e prestiti, che offrirà agli Stati membri ampie opportunità di finanziare le iniziative di sviluppo delle competenze e di riqualificazione, adottando le opportune riforme.

È evidente che la formazione continua per il potenziamento (up-skill) e la riprofilazione (re-skilling) sarà il pilastro fondamentale delle nuove strategie economiche dell’Unione Europea, soprattutto se l’obiettivo strategico è quello della creazione di un nuovo sistema socioeconomico “verde & blu”.

Non mancheranno quindi le risorse finanziarie per promuovere le competenze professionali. 

Ma, ancora una volta, la vera sfida non sarà tanto sui “volumi quantitativi” che queste saranno in grado di generare (azioni formative) ma sulla reale capacità di costruire un vero e proprio “capitale professionale qualitativo” europeo, mettendo in grado i tecnici e i lavoratori di poter affrontare i tanti rischi ambientali e sanitari che si prospettano nel loro futuro, soprattutto per quel che riguarda le nuove generazioni.

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