Edoardo Cosenza: «L’autorizzazione sismica preventiva non serve, va eliminata».

«L’autorizzazione sismica preventiva è un mero passaggio formale e burocratico e in certe situazioni comporta la perdita di mesi di tempo senza aggiungere nulla alla sicurezza». 

Il professore Edoardo Cosenza, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Napoli è a favore della scomparsa della pratica e dell’iter procedurale dal nuovo Testo Unico dell’Edilizia, così come anticipato dall’Ing. Antonio Lucchese in una recente intervista su Ingenio.

Cosenza, che da alcuni mesi è tornato alla guida di Reluis, ha anche annunciato alcune importanti novità che riguardano il Consorzio che nel frattempo ha ampliato il suo campo d’azione a tutta l’ingegneria strutturale.

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Il nuovo Testo Unico dell'Edilizia e l'autorizzazione sismica preventiva

Professor Cosenza, a breve sarà pronta la bozza completa del Testo Unico dell’Edilizia che prevede diversi cambiamenti, perché è importante un riordino delle norme del settore delle costruzioni?

«Il lavoro è intenso, credo siano in corso riunioni con le professioni tecniche. È importante il riordino, ma credo che la parola chiave sia semplificazione. L’Italia ha bisogno di meno regole e più chiare, che ovviamente devono essere rispettate. Invece attualmente le norme sono troppe, c’è un’enorme dispersione dei tempi e manca chiarezza sulle pene da applicare. Quindi mi aspetto tante semplificazioni».

In una recente intervista, l’Ing. Antonio Lucchese, ha anticipato ad Ingenio alcuni dei contenuti di quello che sarà il nuovo Testo Unico che diventerà una vera e propria legge. Ad esempio, scomparirà l'autorizzazione sismica preventiva, lei cosa ne pensa?

«Come ripetuto in altre sedi, sono assolutamente favorevole all’eliminazione totale dell’autorizzazione sismica preventiva. Per cinque anni sono stato assessore ai Lavori Pubblici della Regione Campania, a capo dei Geni Civili e anche in qualità di tecnico che si è sempre interessato di ingegneria sismica, ritengo sia una misura assolutamente superata. Andava bene tra gli anni ‘70 e ‘80, quando l’ingegneria sismica era conosciuta da pochi tecnici, quando le pratiche da autorizzare erano meno e gli organici dei Geni Civili erano molto ampi, ma adesso è tutto il contrario. Da decenni si studia in maniera approfondita l’ingegneria sismica, le pratiche sono aumentate a dismisura e gli organici sono molto ridotti. Dal mio punto di vista, il nome è altisonante ma di fatto è un mero passaggio formale e burocratico, che in certe situazioni fa perdere mesi di tempo senza aggiungere nulla alla sicurezza».

Perché ritiene che l’autorizzazione sismica sia un mero passaggio burocratico?

«Un tempo esisteva il deposito e il progetto di qualsiasi opera da realizzare doveva essere trasmesso al Genio Civile provinciale, poi passato in capo alle Regioni. Successivamente è iniziata la fase del controllo a campione e gradualmente si è arrivati a una vera e propria autorizzazione sismica, ossia prima di iniziare i lavori dell’opera, bisogna aspettare che il Genio Civile controlli il progetto e lo autorizzi. Tuttavia oggi le fasi di verifica non mancano: c’è il controllo del progettista, quello del direttore lavori e poi del collaudatore statico in corso d’opera, in più molte opere pubbliche prevedono la validazione e la certificazione del progetto. In conclusione abbiamo fino a quattro figure professionali che firmano, timbrano e validano il progetto. Quindi a cosa serve un ulteriore passaggio? Inoltre, com’è possibile che i Geni Civili siano competenti su qualsiasi tipo di opera, dalla semplice abitazione fino agli ospedali, i ponti, le opere portuali o le gallerie? L’autorizzazione sismica preventiva non aggiunge nulla e in certi casi, non essendoci personale a sufficienza per esaminare le pratiche, ottenerla significa aspettare anche fino a sei mesi o un anno. Con questo non voglio sottrarre compiti ai tecnici del Genio Civile o sostenere che non siano adeguati, ma semplicemente evitare un sovraccarico di lavoro che toglie tempo prezioso per altre importanti pratiche». 

Sismica e strutturale, ReLUIS amplia il proprio campo d'azione 

Restando in tema, da alcuni mesi è tornato alla presidenza di ReLUIS, il Consorzio della Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica, come si è evoluto nel tempo e su cosa concentrerà il lavoro dei prossimi mesi?

«ReLUIS nasce nel 2003, dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia, per volontà della Protezione Civile nazionale. La rete universitaria è stata avviata dagli atenei di Napoli, Potenza, Pavia e Trento e successivamente si è estesa a tutto il territorio italiano e ai gruppi di ricerca che si interessano di ingegneria sismica, arrivando a 257 unità di ricerca. La Protezione civile, sulla base di direttive proprie, sostiene la ricerca nel campo dell’ingegneria sismica applicata, con finanziamenti triennali destinati esclusivamente alle Università, risorse che a oggi hanno superato i 50 milioni di euro. Nel tempo le ricerche e gli studi sono stati supportati economicamente anche da alcune strutture commissariali post terremoto, dal Mibact, dal Mise e da RFI. Si tratta di uno strumento nazionale di studi universitari di ricerca applicata».

Sul fronte delle novità, invece?

«Reluis sta acquisendo nuovi compiti e ha esteso il suo campo d’azione occupandosi anche di ingegneria strutturale, per questo a breve diventerà la Rete dei Laboratori universitari di ingegneria sismica e strutturale e le nuove attività sostanzialmente saranno concentrate sulla verifica delle infrastrutture, quindi ponti e viadotti».

Questo comporterà l’ingresso di nuove Università?

«Le Università sono già quasi tutte presenti all’interno del Consorzio, se il Ministero delle Infrastrutture chiederà a Reluis un aiuto per il monitoraggio e la classificazione dei ponti su cui sono uscite le apposite Linee Guida, l’attuale rete nazionale di ricercatori verrà ulteriormente incrementata per garantire un controllo puntuale e capillare in tutte le Regioni italiane. Un’occasione per uniformare e omogeneizzare i controlli sulla classificazione del rischio, la verifica della sicurezza e il monitoraggio dei ponti».

Avete già completato l’iter per allargare il campo d’azione del Consorzio?

«Lo stiamo ultimando, l’emergenza sanitaria ha causato rallentamenti, ma il cambiamento di Statuto è già stato varato e a breve sarà ufficializzato dal notaio. C’è da dire che l’ambito strutturale non è una novità per ReLUIS che da tempo si occupa anche dei ponti, attraverso, ad esempio, il monitoraggio satellitare. Ora si tratta solo di sistematizzare il tutto. Il primo evento pubblico si terrà il 23 e il 24 novembre in occasione dei 40 anni dal terremoto dell’Irpinia, in quel contesto poi, parleremo sicuramente di ponti. Tengo a precisare che non è un’attività professionale, ma prettamente universitaria e tesa a sostenere la ricerca».

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La fase sperimentale delle Linee Guida sui ponti: tutti i dettagli

Le Linee Guida sui ponti prevedono una fase sperimentale che si articolerà in sei livelli aventi grado di approfondimento e complessità crescenti. Giuseppe Catalano, coordinatore della Struttura tecnica di Missione del MIT, spiega come si svolgerà il periodo di sperimentazione che servirà a calibrare e validare la metodologia definita dalle Linee Guida.

>>> L'intervista <<<

Secondo lei quando arriverà l’ufficializzazione dell’incarico legato alla fase sperimentale prevista dalle Linee Guida sui Ponti?

«Segue il decreto legge Semplificazioni secondo cui sarà lo stesso Ministero delle Infrastrutture, attraverso il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, a formalizzare il tutto».