Confortevole, sicuro, sostenibile, economico e connesso: le esigenze del nuovo abitare ai tempi del Covid

Come ha influito la pandemia sulla domanda residenziale? Quali risvolti avrà l'emergenza sanitaria sul mercato?

Il nuovo progetto di Federcostruzioni punta a studiare quali siano i nuovi trend del settore e quali le prospettive di sviluppo. 

Un’iniziativa che da qui ai prossimi mesi coinvolgerà studi di progettazione, società immobiliari, imprese costruttrici e pubbliche amministrazioni per raccogliere idee, spunti e nuove opportunità.

Un confronto che si chiuderà con l’eleborazione di un Rapporto e un evento dedicato al tema dell’abitare in occasione del prossimo Saie.

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Il progetto di Federcostruzioni sul tema dell'abitare 

Il lockdown prima e il progressivo «risveglio» delle città dopo, hanno messo in discussione i modelli consolidati di habitat.

La pandemia da Covid-19 ha evidenziato le criticità dei luoghi in cui viviamo, i limiti delle infrastrutture e l’inadeguatezza delle case, in cui ora trascorriamo più tempo.

La clausura imposta con la quarantena ci ha obbligati a vivere e lavorare in una modalità ibrida: le nostre abitazioni si sono improvvisamente trasformate in uffici, scuole, palestre, talvolta ambienti di cura e in alcuni casi di svago, con un’unica «finestra» sul mondo, quella del monitor di un PC. 

Tutto ciò ha generato profonde riflessioni sul modo in cui viviamo gli spazi, sulla digitalizzazione, sull’attrattatività e vivibilità dei centri urbani, con la convinzione che questo possa essere il giusto momento storico per delineare i contorni di un «nuovo abitare».

È da questi presupposti che nasce il progetto di Federcostruzioni volto a indagare le nuove esigenze abitative e a comprendere come sia cambiata la domanda residenziale durante la pandemia. 

Un’iniziativa che da qui ai prossimi mesi coinvolgerà esperti del settore, studi di progettazione, società immobiliari, imprese costruttrici e pubbliche amministrazioni per raccogliere idee, spunti e trend emergenti. Un dialogo costante con gli stakeholder del comparto per individuare i temi progettuali da affrontare e risolvere per rispondere al meglio alle nuove richieste del mercato

Un confronto che si chiuderà con l’eleborazione di un Rapporto e un evento dedicato al tema dell’abitare in occasione del prossimo Saie, in programma dal 14 al 17 ottobre a Bologna.

«L’emergenza Covid ha evidenziato ancora di più quanto sia obsoleto il nostro patrimonio immobiliare - ha commentato Federica Brancaccio, presidente di Federcostruzioni - e ha messo in luce la necessità di ripensare lo spazio abitativo partendo proprio da un grande progetto innovativo per l’edilizia residenziale pubblica. Non parlo solo di alloggi popolari, ma anche di abitazioni dedicate alla fascia media della popolazione. Questo significa mettere mano all’esistente riqualificando gli spazi, e le soluzioni per farlo sono diverse. Prendiamo ad esempio quanto fatto a Bordeaux, in Francia, dove sono stati riqualificati tre palazzi per un totale di 530 appartamenti popolari semplicemente aggiungendo una facciata che ha consentito sia di ampliare gli spazi sia di efficientare energeticamente gli immobili, al costo di circa 50 mila euro ad unità e mantenendo invariati i canoni. Un’intervento di edilizia sociale che dimostra come grazie a uno studio attento della progettazione sia possibile trasformare l’esistente senza necessariamente demolire e ricostruire»

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Ovviamente l’obiettivo della nuova iniziativa di Federcostruzioni è anche quello di formulare proposte al Legislatore.

«Un tema importante riguarda una maggior flessibilità degli strumenti edilizi e urbanistici - ha aggiunto Brancaccio - e contemporaneamente vorrei che si comprendesse che affrontare il tema della casa e dell’abitare è un processo che richiede il coinvolgimento di più figure e competenze, non solo l’architetto o il professionista tecnico, ma ad esempio, anche il sociologo o l’educatore, occorre studiare la società, le sue trasformazioni e i suoi bisogni».

Il mercato della casa e la domanda immobiliare 

Il primo semestre di quest’anno è stato particolarmente anomalo nella storia del mercato immobiliare italiano.

Dopo il brusco stop imposto dalla pandemia, gli scambi dei primi sei mesi sono calati del 29,2 per cento. Le situazioni variano da città a città: nella capitale, ad esempio, il mercato ha ripreso un ritmo pre-Covid, a Milano invece c’è ancora lentezza nelle trattative per le abitazioni usate, mentre il nuovo va molto meglio. Anche se è calata la propensione all’acquisto a causa del quadro economico incerto, chi intende comprare ha le idee chiare.

«La domanda immobiliare è cambiata durante la pandemia - ha commentato Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari - ora si cercano case con terrazzo o giardino e si è disposti anche a comprare in un quartiere periferico pur di avere una stanza in più. Si domandano case cablate e adatte a una condivisione di lavoro e vita quotidiana. Gli spazi per i servizi comuni assumono sempre più valore, seppur rivisti con lo sguardo rivolto al distanziamento sociale. Di conseguenza, molti costruttori stanno riprogettando le iniziative immobiliari in questo senso».

D’altronde, solo in Italia, nelle settimane successive al lockdown, il valore degli immobili con terrazzo o giardino è aumentato dell’8 per cento ed è crollato per quelle abitazioni che ne sono prive.

Co-living a tema e maggior flessibilità degli immobili: i nuovi trend

Analisi che trovano conferma con quanto rilevato da alcuni studi di progettazione.

Per Giovanni de Niederhäusern, Senior Vice President Architettura di Pininfarina, si cercheranno abitazioni più spaziose e meglio suddivise, abbandonando l’idea dell’open space e del monolocale, tanto in voga negli ultimi anni. Inoltre dovranno essere tecnologiche e connesse, con soluzioni in grado di supportare i lavoratori in smart working grazie a proiezioni immersive e a sistemi di illuminazione intelligenti.

Ma i nuovi trend vanno oltre le quattro mura di casa. 

Con l’avvento del lavoro agile molti lavoratori hanno lasciato le città per vivere in luoghi più periferici. Una tendenza che potrebbe portare a riscoprire il valore di tanti piccoli centri rurali del Paese che negli anni si sono spopolati.

Per Maurizio Tira, rettore dell’Università degli Studi di Brescia «occorre riscoprire una forma dell’abitare più rada, che coinvolga anche la campagna, dove ci sono migliaia di edifici abbandonati», in quel caso, la sfida da vincere, riguarderebbe anche una diffusione capillare della connessione telematica per colmare il gap del digital divide. Un trend che però, ha un risvolto della medaglia.

«Probabilmente assisteremo al rientro di una nuova categoria di lavoratori nomadi che hanno approfittato del lavoro a distanza per stare altrove e che, saltuariamente, dovranno tornare in azienda - ha detto l’architetto Giovanni de Niederhäusern - per rispondere alla nuova esigenza abitativa stiamo lavorando ad alcuni progetti di co-living a tema per la riconversione di alberghi, che difficilmente potranno ritrovare un mercato nel breve periodo».

Il tema di una maggior flessibilità degli immobili è stato ripreso anche dall’architetto Cino Zucchi, secondo cui il funzionalismo ha specializzato troppo gli edifici.

«I quartieri storici di tante capitali europee sono sopravvissuti per un’osmosi tra luoghi di lavoro e case - ha spiegato - sarei per risperimentare edifici dove, ad esempio, le altezze tra piano e piano permettano agli spazi di essere reversibili».

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Post Covid, a questo punto non ci resta che riprogettare le città?

>>> L'intervista all'Architetto Zucchi <<<

L'architetto, in occasione dell'evento «Grattacieli e habitat urbani: nuovi paradigmi» ha evidenziato anche come, in alcuni casi, occorra ripensare la progettazione degli edifici alti.

«Il Tall Building non sempre è la soluzione, in alcuni casi occorre proseguire con il tessuto urbano - ha detto durante l’intervista a margine dell’evento - ad esempio, ad Helsinki, una città di media altezza, abbiamo concentrato edifici alti, introducendo però funzioni diverse: la metà più vicina al suolo è adibita a uffici e la restante è riservata al residenziale».

Un mix di funzioni richiamato anche dall'architetto Marco Piva:

«I grattacieli liberano gradi spazi a terra che possono essere utilizzati come contesti verdi - ha commentato - tuttavia non devono essere visti come monolitici, ma articolati, con vuoti e aree che si possono aprire e chiudere, permettendo un’osmosi tra interno ed esterno. Devono essere pensati come un insieme di funzioni: terziario, residenziale, servizi e facilities che aiutino a far vivere queste strutture in modo continuativo».

Il dibattito, in ogni caso è aperto e i prossimi mesi saranno fondamentali per comprendere pienamente quali saranno i nuovi progetti per il mattone. 

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