Il produttore di calcestruzzo deve avere il pieno controllo del proprio ciclo produttivo

Il calcestruzzo è un materiale ampiamente utilizzato, si dice il più utilizzato al mondo dopo l'acqua, ma la conoscenza di alcuni suoi aspetti basilari e incredibilmente ancora spesso di livello basso, e di frequente i media generalisti lo "trattano davvero male" incolpandolo di problemi che in genere sono causati da "un altro soggetto". Ho ritenuto utile fare questa breve intervista a un amico, Gianni Piero Zanco, tecnico di grande esperienza, per me un maestro, che cortesemente mi ha risposto. Ecco cosa è emerso. 


Calcestruzzo depotenziato ?

Caro Gianni,

quando oggi un’opera esistente presenta dei problemi strutturali connessi alla qualità del calcestruzzo con cui è stato costruito si usa spesso il termine “calcestruzzo depotenziato”. E’ una frase che ha senso tecnico ? Perchè ho la sensazione che spesso le ragioni stiano a monte, in una prescrizione fin dall’inizio sbagliata dei materiali.

PIERO-GIOVANNI-ZANCO.jpgPiero Gianni Zanco (PGZ): Il termine è stato coniato, una dozzina di anni fa, da un Pubblico Ministero in occasione di una grossa questione della quale mi sono poi occupato come Perito di Parte. Tanto l’espressione è risultata felice sul piano mediatico quanto essa è priva di significato nel lessico tecnico. Aggiungo che nel caso specifico l’Incidente probatorio ha concluso che tutto il calcestruzzo esaminato non era affatto “depotenziato” nella sua composizione originale. Il che conferisce al termine ancora maggiore vacuità.

 

Aggiunta d'acqua al calcestruzzo: di chi è la colpa ? 

Sicuramente l’aggiunta di acqua in autobetoniera è uno dei “tumori” del settore. Ma dopo tutti questi anni in cui si è parlato dell’importanza del rapporto acqua cemento ha ancora senso parlare di “incoscienza” e mancata conoscenza del problema o piuttosto è più corretto parlare di noncuranza dovuta all’assenza di controlli ?

(PGZ): Nel settore ci sono vaste aree di incoscienza, ma preferisco ignoranza, da ignorare. Vi è anche una dilagante noncuranza, sicuramente connessa a controlli-farsa.

Ma ci sono anche produttori seri e capaci la cui capacità e serietà non è adeguatamente posta in evidenza dal sistema. Mi viene da immaginare un iceberg rovesciato in cui il 90% emerso finisce con il coprire quel 10% che, invece, meriterebbe ben maggiore visibilità. 

 

Se si aggiunge acqua è perchè si vogliono calcestruzzi più lavorabili. Ma se si fornissero calcestruzzo minimo in classe S4 il problema permarrebbe ? E come può essere che nel 2020, a oltre 50 anni dalla nascita del settore del calcestruzzo preconfezionato, ancora si producano e consegnino calcestruzzi in S2 e S3 ?

(PGZ): Fermo restando che, come  ben sappiamo, per diverse opere sono richieste anche le minori classi di consistenza, la risposta alla tua giusta domanda richiederebbe una analisi articolata (e a tratti inclemente).

Ti rispondo allora mediante una sintetica serie di punti:

  • Il capitolato (scevro da remore frutto di copia-e-incolla) dovrebbe prevede la classe di consistenza per ogni tipologia di struttura
  • La classe di consistenza dovrebbe apparire anche sugli elaborati esecutivi affinché, ove necessario, il Direttore dei lavori la possa rivedere prima di trasmettere l’ordine al produttore del calcestruzzo.
  • Il produttore deve esercitare il controllo sia sulla classe di consistenza sia sul rapporto acqua/cemento, i quali conseguono a parametri diversi tra loro, peraltro molto variabili nel tempo, sui quali il produttore dovrebbe avere pieno controllo.
  • Il produttore deve poi correttamente valutare il decremento di consistenza nel tempo di trasporto.
  • Il cantiere deve verificare (con elemento qualificato) la classe di consistenza all’arrivo.

A questo punto tutto quel che correttamente era richiesto è stato fatto.

Rimane un ultimo particolare: chi verifica che addetto alla benna, addetto al getto, autista e pompista non convengano tra loro che tutti coloro che sono intervenuti a monte non siano dei perditempo farciti di teoria? Le urla (eventuali) del capo-cantiere e gli ordini (sempre eventuali) del produttore sono del tutto inefficaci.

Nelle decine di Paesi in cui ho avuto modo di intervenire questo controllo è esercitato da un esponente della direzione dei lavori.

 

Produzione del Calcestruzzo e mescolatore 

La crisi ha ridotto l’uso dei cosiddetti trasportatori aziendali, facendo ulteriormente esplodere la scelta dei padroncini. In un sistema quindi in cui il trasporto è affidato a terzi, non si dovrebbe arrivare a una maggiore garanzia della qualità del calcestruzzo obbligando l’uso del mescolatore in impianto ? Quali vantaggi si otterrebbero ? In Europa cosa succede ?

(PGZ): Mescolatori e trasportatori, sociali o terzi che siano, sono aspetti non connessi tra loro. Il produttore di calcestruzzo deve avere il pieno controllo del proprio ciclo produttivo, quindi anche del trasporto alla consegna, indipendentemente da come abbia pianificato questa funzione.

Il mescolatore non serve al piacere di farsene belli, non serve a migliorare l’immagine aziendale. Non serve nemmeno per compiacersi di ottenere una maggiore omogeneità del calcestruzzo. Se questi sono i fini il rapporto tra costi e benefici è del tutto negativo.

Il mescolatore serve (deve servire!) a generare un vantaggio economico.

Il punto è: come? Prioritariamente con un efficace autocontrollo della produzione basato sul “masticare” scarto quadratico medio a colazione, pranzo e cena. E’ questa la condizione essenziale per verificare quale metodo di produzione consenta di ottenere tutte le prestazioni richieste, a cominciare da quella meccanica, al minor costo. 

Al pari di un’auto che, per marciare, abbisogna di carburante il mescolatore necessita di un efficace controllo della qualità per produrre economia. Condizione, questa, che non decadrebbe anche nel caso in cui il mescolatore dovesse essere imposto da una norma che, pertanto, trovo sostanzialmente non utile.

Utilissima è, invece, la norma che impone un buon autocontrollo, norma che c’è ma che, come sappiamo, è troppo frequentemente trascurata. 

Non ravvedo poi la assoluta necessità di provare diversi tipi di mescolatore. Suggerisco anche solo di allungare lo sguardo ai colleghi prefabbricatori. Sono dei collaudatori eccezionali che, a distanza di poche ore, verificano, spostandoli, tutti i loro manufatti strutturali. Essi, nella loro quasi totalità, utilizzano una specifica tipologia di mescolatore. La stessa tipologia che ho scelto come direttore di produzione prima e come consulente poi, ottenendo sempre ottimi risultati economici e prestazionali.

Ovunque, nei tanti Paesi in cui sono intervenuto, tutto il calcestruzzo per uso strutturale proviene da un mescolatore fisso. Non perché preteso, non per la presenza costante di un controllore terzo ma, in tutta evidenza, perché riscontrato economicamente vantaggioso.

 

Senza la presenza di un mescolatore è possibile garantire - solo attraverso le sonde dell’umidità e l’automazione - il rapporto acqua/cemento finale di un calcestruzzo ?

(PGZ): Da sonde e automazione dipende in larga parte il raggiungimento del rapporto acqua/cemento prefissato (con il limite della indeterminatezza dell’umidità degli aggregati diversi dalla sabbia). Al mescolatore è lasciato il compito di omogeneizzare (in diversa misura a seconda del tipo) i componenti. Sempre in funzione del tipo (e delle usure) il mescolatore fornisce anche una misura indiretta della consistenza dell’impasto.

Rammento che rapporto acqua/cemento e classe di consistenza sono condizionati da variabili diverse e che, pertanto, non hanno tra loro una relazione univoca. Vanno entrambi controllati, secondo le rispettive specifiche, con sistemi e approcci distinti.

 

Spesso si è parlato dell’importanza all’uso del mescolatore in generale, senza entrare nel merito della tipologia di mescolatore adatto per una produzione di calcestruzzo preconfezionato. Un mescolatore quindi vale l’altro ?

(PGZ): Assolutamente no. 

Oltre a rimandare alla risposta che ho dato alla domanda 4, aggiungo che giudico la scelta della quasi totalità dei (pochi) mescolatori presenti nel nostro Paese orientata al minore investimento iniziale e non alle concrete prospettive di ritorno economico. Nel lungo periodo l’effetto nocivo di questa scelta inappropriata è, purtroppo, quello di indurre alla rinuncia della mescolazione fissa, non alla riflessione su una diversa e più efficace tipologia di mescolatore. Peccato!

 

Certificazione FPC del calcestruzzo

L’obbligo della certificazione FPC è stata ottenuta da tutti gli impianti esistenti senza però portare a un aumento né di prove sul calcestruzzo né di assunzione di tecnici di centrale. Come valuti questa situazione ? Abbiamo ottenuto una certificazione di carta ?

(PGZ): Cito pochi fatti, tra i tanti, che fotografano tristemente la situazione. 

• Ho letto recentemente di certificazioni del processo produttivo FPC basate su documentazione chiaramente predisposta al solo fine dell’ispezione di controllo. Fatto quasi “normale”, pur nella sua totale anomalia. Poiché lo scriveva l’ispettore stesso mi resta il dubbio (fingo!) che le relative certificazioni siano state negate, come avrebbero dovuto.

• So di una ingente “fabbrica” di cubetti, assai ben documentata, cui non mi risulta che sia conseguita la revoca della relativa certificazione FPC.

• Anche per aver vissuto la stesura delle Linee Guida so bene quale sia l’essenzialità del controllo statistico ai fini della Certificazione FPC. Ma so anche quale sia l’irrisorio livello di conoscenza dei principi statistici e delle relative tecniche di controllo. Anche tra gli ispettori che ne dovrebbero accertare l’applicazione. Ciò è del tutto dissonante con la generalità delle certificazioni concesse e rinnovate. 

I produttori di calcestruzzo, ma anche i certificatori, hanno così sicuramente perso una opportunità di qualifica essenziale e difficilmente ripetibile. La inconsistenza e inefficacia dei controlli finisce con l’appiattire l’immagine del settore e delle diverse produzioni  e, ai più capaci e validi, rende più impegnativo mostrare la propria qualifica.

 

Prescrizione del calcestruzzo

Una ultima domanda. L’evoluzione tecnologica nel calcestruzzo oggi ha portato alla possibilità di formulare calcestruzzi con caratteristiche e prestazioni un tempo non immaginabili. Ha ancora senso che le norme attuali prevedano la prescrizione di parametri quali il dosaggio minimo di cemento, il rapporto acqua/cemento, … Non si dovrebbe puntare a una nuova evoluzione delle norme in cui ci si concentri di più sull’obbligo di prescrizioni progettuali più moderne, oltre alla Rck e consistenza, quali ad esempio il ritiro, la resistenza alla penetrazione all’acqua, la tenacità e il modulo elastico ...

(PGZ): Non sono fautore di norme restrittive, quindi ho condiviso e ancora condivido il fatto che il calcestruzzo possa anche essere previsto a composizione (per quanto ne siano poi ben limitati i casi). Sono convinto fautore di tutto ciò che aumenta la cultura di settore, cui le prescrizioni concorrono in maniera determinante, quindi ben vengano copiose.

Ma la creazione di una maggiore cultura consegue principalmente ad un efficace sistema di controlli. 

Il Ministero (ahi noi!) soffre di una atavica mancanza di risorse che, a mio modo di vedere, rende quanto mai problematico anche il controllo degli Organismi preposti ai  controlli. Questi ultimi, come vediamo, mostrano troppo spesso maglie di controllo larghe e rilassate. Essi stessi abbisognano così di spinte dal basso.

Rimangono tre possibili controllori: i Committenti con i loro Progettisti, i Direttori dei lavori e i Produttori.

Committenti e Progettisti dispongono della importante leva data da prescrizioni più puntuali e capitolati tecnici (diversi dal capitolato di appalto) più dettagliati ed aggiornati all’evoluzione normativa. La parte del capitolato tecnico relativa al calcestruzzo sarebbe opportuno che facesse parte delle condizioni di fornitura dello stesso.

I Direttori dei lavori hanno un ruolo vitale che spesso, tuttavia, nel nostro Paese non riesce ad esprimersi al meglio. Sottolineo, ad esempio, che la Relazione di qualifica delle miscele è un documento che esplicita chiaramente le capacità, o meno, del produttore di calcestruzzo ma che, temo, non venga adeguatamente valutato. Ho visto un efficace sistema di controlli, quindi una buona cultura a ricaduta, in presenza di direzioni dei lavori articolate in più professionalità e con presenza qualificata e costante sul cantiere. Spesso con funzioni direttamente incidenti anche sulla liquidazione dei fornitori.

Infine i Produttori. Anch’essi, a mio giudizio, non hanno sfruttato tutto il loro potenziale. Ho vissuto la vita associativa tra il 1966 e il 2004 e, per quanto, in alcune fasi, siano stati fatti anche investimenti cospicui, i risultati non mi paiono all’altezza di attese e bisogni. Selezione è stato un termine spesso bisbigliato, un “vorrei ma non posso” che non porta a nulla se non, come sopra dicevo, appiattire tristemente.

Caro Andrea, anzitutto ti ringrazio per avermi interpellato. Ho cercato di sintetizzare in poche righe ciò che richiederebbe altri spazi, forse anche energie più fresche e basi per un maggiore ottimismo. Ho altresì cercato di non sovrappormi a quanto hanno già scritto tuoi Ospiti che costituiscono veri capisaldi della conoscenza e che, tuo tramite e con te, saluto con amicizia e stima.

Gianni

  


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