Binaghi (Assoclima) «È ora di pensare alla riqualificazione delle scuole anche dal punto di vista impiantistico»

Lo scorso luglio Luca Binaghi è stato eletto alla guida di Assoclima, l'Associazione dei costruttori di sistemi di climatizzazione federata Anima, per il triennio 2020-2023.  

Oltre a illustrare quali saranno i punti cardine del suo mandato e i progetti futuri, nell'intervista l'Ing. Binaghi ricorda le sfide a cui sarà chiamato il settore soprattutto in seguito all'emergenza sanitaria che stiamo vivendo, toccando anche il tema dell'edilizia scolastica. 

Per il numero uno di Assoclima infatti, è arrivato il momento di pensare a una riqualificazione degli edifici scolastici che preveda anche l'installazione di sistemi di ventilazione meccanica controllata o di impianti di trattamento dell’aria.

L’auspicio è che parte delle risorse del Recovery Fund siano destinate al rinnovamento delle scuole del Paese.

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I punti cardine del programma del nuovo Presidente di Assoclima

Ing. Binaghi, lo scorso luglio è stato eletto nuovo presidente di Assoclima. Su cosa concentrerà il suo mandato?

«È mia intenzione operare in continuità con chi mi ha preceduto concentrandomi su alcuni punti essenziali per l’Associazione: innanzitutto continueremo a presidiare il settore normativo e legislativo. Negli ultimi anni la nostra industria è stata sommersa da nuove direttive e regolamenti e il futuro non si prospetta molto diverso: mi riferisco ai regolamenti Ecodesign, che sono soggetti a continua revisione e richiedono un’attenzione costante. Inoltre c’è il tema della tutela dell’ambiente e delle risorse che riveste ormai un carattere di urgenza e comprende aspetti legati all’economia circolare e alla scelta di componenti e materiali a basso impatto ambientale. Il settore della climatizzazione è fortemente coinvolto nelle politiche energetiche italiane ed europee dei prossimi anni, per questo motivo sarà essenziale continuare ad avere un dialogo costruttivo con le Istituzioni pubbliche nazionali e internazionali e con gli enti e le associazioni che condividono i nostri obiettivi. Tra le associazioni cito in particolare Assotermica, con la quale nei prossimi anni lavoreremo a stretto contatto su tutti i punti in comune nell’ottica di una possibile fusione. Durante il mio mandato vorrei anche fare in modo che aumenti la consapevolezza di ciascuno sull’importanza di essere associati ad Eurovent. A differenza di altre associazioni europee, Eurovent è diretta espressione delle associazioni nazionali dei costruttori dei sistemi di climatizzazione, ventilazione e refrigerazione alle quali, da sempre, conferisce un ruolo determinante in ambito decisionale, soprattutto riguardo alle strategie industriali da intraprendere a livello comunitario, favorendo di fatto l’intero comparto. Infine, tra i compiti importanti dei prossimi anni avremo quello di seguire e attuare la strategia europea del Green Deal: il settore della climatizzazione ha investito molte energie e risorse nelle tecnologie rispettose dell'ambiente e il contributo delle nostre aziende e della nostra associazione sarà essenziale per il raggiungimento di questo grande risultato».

Gli impianti di climatizzazione ai tempi della pandemia

Negli ultimi mesi, a causa dell'emergenza sanitaria, il tema del trattamento e della qualità dell'aria negli ambienti chiusi è stato al centro di numerosi dibattiti. Cambierà la progettazione dei sistemi di climatizzazione? Come?

«Il tema della qualità dell’aria negli ambienti interni non è nuovo, se ne parla da molti anni ed esistono già molte tecnologie per realizzare impianti che soddisfino le diverse esigenze di IAQ in funzione dei vari ambiti di applicazione. Premesso che Assoclima è un’associazione di costruttori e che non rientra tra i suoi compiti stabilire se e come dovrà cambiare la progettazione dei sistemi di climatizzazione a causa dell’emergenza Covid-19, sappiamo di avere di fronte a noi sfide importanti perché oltre a offrire apparecchiature che rispettino i sempre più severi requisiti di efficienza energetica richiesti dalle normative saremo molto probabilmente chiamati a studiare nuove soluzioni capaci di coniugare efficienza e sicurezza sanitaria».

Si punterà a realizzare sistemi sempre più efficienti dal punto di vista energetico e sempre più sicuri sotto l'aspetto sanitario? Con l'ausilio di quali tecnologie?

«Efficienza energetica e qualità dell’aria sono strettamente correlati: impianti più efficienti consumano meno energia, con effetti positivi in termini di riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera e di migliore qualità dell’aria sia esterna che interna. Una riduzione dell’inquinamento atmosferico contribuisce anche alla diminuzione delle malattie respiratorie e cardiovascolari tra la popolazione, con ricadute importanti sotto il profilo economico e sociale. Questi sono tutti aspetti ben noti a chi opera nel campo della climatizzazione. L’emergenza causata dal SARS-CoV2 ha maggiormente evidenziato il problema della qualità dell’aria interna ma, come dicevo prima, le tecnologie per trovare un giusto compromesso tra efficienza energetica e sicurezza sanitaria sono già disponibili: mi riferisco ai sistemi di filtrazione, anche elettrostatici, alle lampade UV, ai sistemi di recupero energetico».

La qualità dell'aria nelle scuole

Dopo mesi di chiusura, sono riaperte le scuole. Il Governo ha definito le misure anti-Covid da adottare in classe, per lo più basate sugli arredi, sul distanziamento fisico e sull'uso della mascherina. Interventi più incisivi e strutturali, come ad esempio l'installazione di sistemi di ventilazione meccanica controllata, dovrebbero essere tenuti in maggior considerazione secondo lei? 

«Le scuole sono ambienti a elevato e prolungato affollamento, pensati per un utilizzo esclusivamente invernale con sistemi di riscaldamento a radiatori e quasi sempre privi di impianti di ventilazione. Sappiamo che l'apporto di aria esterna opportunamente filtrata e trattata migliora la qualità dell'ambiente interno, con ricadute positive sulle condizioni igieniche e sulla salute delle persone che vi soggiornano. Il ricambio dell’aria attraverso l’apertura delle finestre ad ogni cambio di lezione può essere considerato solo una soluzione di emergenza perché non è in grado di garantire la salubrità e il comfort dell’ambiente ed è in contrasto con le regole basilari dell’efficienza energetica. Pertanto credo che sia arrivato il momento di pensare a una riqualificazione degli edifici scolastici anche dal punto di vista impiantistico, dotandoli di sistemi di ventilazione meccanica controllata o di impianti di trattamento dell’aria. L’auspicio è che le Istituzioni utilizzino una parte delle risorse del Recovery Fund per il rinnovamento degli edifici scolastici italiani».

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