Edifici pubblici dismessi: quali opportunità di rinnovamento urbano? Le riflessioni degli Architetti di Teramo

Al via la seconda edizione di RIUSO DEL MODERNO, l’iniziativa promossa dall’Ordine degli Architetti PPC di Rimini che pone al centro del dibattito l’attuale problematica del Riuso alla luce di un rinnovato confronto sul ruolo futuro degli Architetti all’interno dei processi di riqualificazione e rigenerazione urbana e territoriale.

RIUSO DEL MODERNO supera i confini del territorio riminese della prima edizione (2019) coinvolgendo nel dibattito 11 Ordini territoriali in un dialogo corale “a distanza”, lungo l’asse Bergamo-Campobasso, che avrà luogo tra novembre e dicembre 2020.

Anche il territorio di Teramo è coinvolto nell’iniziativa, tre le tappe in programma nella città capoluogo. >>> Vedi il Programma completo degli eventi

Ingenio ha intervistato l’arch. Raffaele di Marcello, Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Teramo, per scoprire quale sia l’ambito tematico, in materia di Riuso dello spazio architettonico e urbanistico, su cui l’Ordine sta concentrando le proprie riflessioni.

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RIUSO DEL MODERNO, Teramo: Innescare un processo di partecipazione è la giusta strada per ri-generare nuove opportunità

L’iniziativa itinerante RIUSO DEL MODERNO |DUE farà tappa nella città di Teramo; primo appuntamento in programma il 27 novembre, a seguire il 3 dicembre e l’11 dicembre.

Presidente Di Marcello, nell’ambito dell’iniziativa RIUSO del MODERNO quali eventi ha organizzato l’Ordine degli Architetti di Teramo per discutere sul ruolo futuro degli architetti all’interno dei processi di riqualificazione e rigenerazione urbana?

Raffaele di Marcello: “Più che di evento possiamo parlare di un insieme di azioni, che partono dal lavoro di un gruppo, formato da studenti universitari e professionisti, con il Coordinamento dell’Università di Camerino, Scuola di Architettura e Design, con la guida del prof. Marco D’Annuntiis, e la collaborazione della Federazione degli Ordini degli Architetti PPC di Abruzzo e Molise di cui è presidente il collega Arch. Giustino Vallese.

Naturalmente, a causa della pandemia, abbiamo dovuto rimodulare gli eventi, rinviando quelli in presenza per dare spazio a forme di comunicazione online che possano coinvolgere un’ampia platea di colleghi e di portatori di interesse.

Per il 27 novembre è prevista la presentazione di un blog e di una pagina Facebook dedicati al lavoro di ricerca al fine di presentare i risultati finora raggiunti e di illustrarne gli obiettivi.

Entro il 3 dicembre pubblicheremo l’individuazione degli edifici e dei contesti oggetto di approfondimento e le prime riflessioni sul loro stato di fatto e sulle ipotesi di recupero, in modo da condividere il lavoro e raccogliere suggerimenti.

In contemporanea, e fino all’11 dicembre, pubblicheremo sui nostri canali di comunicazione delle “Pillole di riflessione”, videointerviste ad Architetti, Sociologi, Esperti di mobilità, Agronomi, Giornalisti, Amministratori, ecc., sia sulle tematiche generali del recupero degli edifici e degli spazi dell’architettura e dell’urbanistica del secolo scorso sia su singole idee e progetti di recupero.”


Parlare di riqualificazione e di rigenerazione significa approcciarsi a un tema molto vasto e complesso, qual è l’ambito tematico su cui il vostro Ordine sta particolarmente concentrando l’attenzione? 

Raffaele di Marcello: “L’oggetto della nostra riflessione è l’architettura del 900 e il suo rapporto con il contesto urbano e territoriale in generale. La città di Teramo ha visto, negli scorsi anni, avviare un progetto di recupero dell’ex complesso manicomiale che comprende una serie di edifici, in pieno centro storico. Progetto meritevole che ha aspetti non solo edilizi ma anche urbanistici, interessando una buona parte del cuore della città, con ripercussioni su tutto il contesto urbano. Progetto, però, che non è stato condiviso, nelle fasi precedenti l’elaborazione, con il territorio, rischiando di rimanere, una volta ultimato, un elemento “estraneo” alla città, appunto perché calato dall’alto, pur con i suoi pregi e le sue potenzialità.

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Complesso Ex-Ospedale Psichiatrico di Teramo, stato di fatto

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Progetto di riuso del complesso Ex-Ospedale Psichiatrico di Teramo trasformato in Cittadella della Cultura

Lo stesso può dirsi, sempre a Teramo, con il recupero dell’ex ospedale, già trasformato in università e oggetto di un progetto di trasformazione in residenza universitaria.

Al di là della bontà e della valenza delle singole operazioni di recupero lo studio che stiamo portando avanti vuole individuare sì i singoli edifici e la loro potenzialità di riutilizzo, nel rispetto della loro storia e con una particolare attenzione alle nuove funzioni possibili, ma vuole anche innescare un processo di partecipazione che coinvolga non solo noi architetti, ma tutto il territorio.


Sul territorio di Teramo sono già stati attivati concorsi di progettazione, o di idee, che hanno interessato nello specifico il tema della rigenerazione urbana? Quali criticità e quali opportunità sono emerse?

Raffaele di Marcello: “Sul territorio teramano nel 2008 è stato bandito un Concorso internazionale di idee dal titolo ‘Micro Spazi Macro Luoghi’ che aveva per oggetto la riqualificazione e la ri-significazione degli spazi pubblici e relazionali del Centro Storico di Teramo. Dal progetto selezionato come vincitore si è poi passati all’esecuzione dell’opere. I lavori hanno però di fatto bloccato per diverso tempo un’arteria commerciale importante per la città e questo ha generato dissapore e malcontento nell’opinione pubblica. A mio avviso quello che è mancato nell’intero iter del concorso è stato un pre-coinvolgimento partecipato dei cittadini che  che avrebbe dovuto anticipare la fase progettuale. Questa mancanza ha fatto sentire, in parte, la comunità estranea al progetto, mentre il suo coinvolgimento fin dalle fasi iniziali avrebbe presumibilmente contribuito al far ‘sopportare’ le lunghe tempistiche di esecuzione e i disagi dovuti alla realizzazione dell’intervento.

Anche il complesso dell'ex Ospedale Psichiatrico che ho citato precedentemente è stato oggetto di un Concorso di idee. In questo caso, anche gli Enti che avrebbero dovuto esprimere il proprio parere sull’intervento sono stati coinvolti solo nella fase post concorso e questo ha portato a uno sconvolgimento dell’idea progettuale vincitrice. La condivisione è un aspetto fondamentale che deve essere presente e coordinata ‘a monte’ di qualsiasi concorso di progettazione o di idee. Solo così l’opera non rischia di rimanere estranea e incompresa dal tessuto sociale a cui è destinata.

Ampliare lo sguardo oltre il recupero del singolo edificio

Il vostro Ordine, con la collaborazione dell’Università di Camerino, ha avviato una raccolta di edifici e relativi contesti urbani sui quali intendete sviluppare alcune riflessioni e ipotesi di recupero. Avete individuato una tipologia di edifici sulla quale concentrare la vostra ricerca?

Raffaele di Marcello: “Tutti gli edifici individuati hanno una destinazione collettiva: ospedali, colonie, orfanotrofi ed enti di assistenza, scuole. Spesso sono elementi iconici per la città e, pur nel loro abbandono, o sottoutilizzo, costituiscono un riferimento per i cittadini e fanno parte del “genius loci” di una città, di un quartiere, di un intero territorio.

Non sono solo edifici, ma parti di città, che caratterizzano il contesto in cui sono collocati e, spesso, lo hanno anche influenzato nel tempo.

Ogni azione di recupero deve tener conto di questo “spirito del luogo”, e ampliare lo sguardo oltre la struttura edilizia, cercando di capire come le nuove funzioni influenzeranno le gerarchie urbane, il sistema della mobilità, i flussi, fisici e sociali, dei cittadini e dei visitatori.

La città è un organismo vivo, e ogni edificio è come un organo, o un sistema di organi. Ogni singolo intervento non può che avere ripercussioni, positive o negative, sull’intero ‘corpo urbano’.

La figura dell’Architetto all’interno dei processi di rigenerazione

Presidente Di Marcello, secondo il suo personale parere, qual è il ruolo che l’architetto deve assumere all’interno dei processi di riqualificazione e rigenerazione urbana?

Raffaele di Marcello: L’Architetto, a differenza di altre figure professionali, ha una responsabilità in più. È sì un professionista che si occupa di edilizia e di urbanistica, ma è anche un “attivatore territoriale”, cioè un soggetto propulsore di una rigenerazione più ampia volta a recuperare il valore sociale dei luoghi e le potenzialità della comunità. Non può, e non deve, fermarsi al singolo intervento edilizio, ma deve interrogarsi sulle conseguenze che il suo lavoro avrà sulla società, soprattutto quando opera nell’ambito di processi di rigenerazione urbana.

Quindi deve ampliare i suoi orizzonti, anche culturali e professionali, per comprendere tutti i complessi aspetti che influiscono sulla comunità, in modo da cogliere le esigenze del territorio e ‘mettere in campo’ nuovi percorsi per soddisfarle, connettendole con le potenzialità che lo stesso territorio offre.

In sintesi l’Architetto, anche in un incarico “privato”, quando questo interessa un territorio più ampio, deve pensare il bene comune, incontrare il bene comune ed agire per il bene comune. Bene comune inteso come un “principio attivatore di processi di innovazione sociale” poiché l’azione architettonica e urbanistica, ispirata in questo senso, amplia la possibilità che gli utenti ne riconoscano il valore di bene e lo utilizzino come generatore di ulteriori beni comuni materiali o immateriali.

Un Disegno di Legge per la Rigenerazione Urbana

È in corso d’esame in Senato il Disegno di Legge n. 1131 dal titolo “Misure per la rigenerazione urbana”. Allo studio un Fondo da 10 miliardi di euro per cofinanziare nell’arco di 20 anni bandi regionali a cui possono rivolgersi i Comuni provvisti di un Piano di rigenerazione urbana. Un Disegno di Legge che riconosce alla Presidenza del Consiglio dei Ministri una cabina di regia nazionale, l’obbligo di ricorso al concorso di progettazione o di idee qualora l’amministrazione non possa occuparsi della progettazione degli interventi previsti nel Piano, deroghe e incentivi fiscali per agevolare gli interventi di rigenerazione.

Abbiamo chiesto al Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Teramo un suo personale commento sul nuovo Disegno di Legge.

Raffaele di Marcello: “Un Disegno di Legge utile che dovrebbe raccordarsi con le altre normative in materia tra cui la Legge Urbanistica nazionale, di cui attendiamo da anni una revisione perché siamo ancora ancorati alla Legge n. 1150 del 1942, e a una serie di Leggi urbanistiche regionali che in molti casi risultano essere innovative rispetto al quadro nazionale ma che non trovano in esso un supporto legislativo efficace.

Nella relazione del DdL in esame al Senato si riporta che il fenomeno della Rigenerazione Urbana in Italia si è sviluppato in tre cicli: la riqualificazione dei centri storici (degli anni ’70), il recupero delle aree dismesse (degli anni ’80) e la riqualificazione di quartieri residenziali costruiti con criteri di bassa qualità edilizia, architettonica e urbanistica (sfida attuale).

È proprio l’uso del termine “urbanistica”, in riferimento all’ultimo ciclo, uno degli aspetti interessanti del DdL in quanto caratterizza la sfida attuale della rigenerazione urbana. Spesso ci si concentra sull’edificio da riqualificare – basta pensare ai vari incentivi fiscali (Bonus) rilasciati negli ultimi tempi – e difficilmente ci si concentra sul contesto urbano in cui è inserito l’edificio stesso. Se da una parte questo è un bene, dall’altra si tralascia tutta quella parte pubblica del costruito che avrebbe bisogno di essere recuperata e ricontestualizzata, al di là dei cappotti termici o degli interventi sulle facciate.

Un altro aspetto interessante riportato nella relazione è il riferimento alla «città delirante», una città che si espande in maniera scomposta sul territorio portando con sé anche un certo numero di aree urbane non utilizzate o sottoutilizzate dell’organismo urbano. I vuoti e gli spazi “morti” o degradati di un organismo urbano minano l’essenza della città stessa: la città ha senso se si parla di aggregazione e di socialità. La pandemia, ad esempio, sta già mettendo in crisi l’essenza della città; se già la struttura urbana permette il distanziamento, prima che fisico di tipo sociale, il risultato porta inevitabilmente a un’alienazione dall’individuo dalla città. Ben vengano inoltre gli incentivi se accompagnati da semplificazione e se si punta alla qualità. Non dimentichiamo che la qualità degli interventi può essere perseguita se alla base c’è una progettazione. Il ricorso al Concorso di progettazione è la giusta strada; già da diversi anni il CNAPPC si sta battendo su questa linea. In conclusione, una norma delle buone intenzioni che offre spunti molti interessanti anche se i contenuti sono sul tavolo già da anni. È ora di agire.”

>>> A breve il Programma dettagliato dei webinar organizzati dal OAPPC di Teramo e le modalità di partecipazione

>>> Qui il Programma dell'iniziativa il RIUSO DEL MODERNO

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