Il senso dell'Open Data

Dimitri Dello Buono - Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Metodologie di Analisi Ambientali, Capo Servizi Operativi per il Dipartimento Protezione Civile Nazionale 12/11/2013 2591

Sono appena rientrato dal medio oriente ed aprendo la posta elettronica trovo, tra le tante mail inevase, una mail della redazione di Ingenio che mi ricorda che va scritto un articolo sull'Open Data che uscirà nel mese di novembre. Decido di non scriverlo subito e di prendere un giorno di riposo.

Vado quindi alla sagra della castagna di Montella anche perchè dopo una settimana di full immersion in Palestina e di inglese la mente ha bisogno di ritornare all'italiano e anche la cucina deve ritornare ai gusti nostrani. Vado per stand e tra castagne, tartufi, vino e dolci sono indeciso da dove cominciare. Mi fermo allo stand della Misericordia dove trovo gli amici di sempre ed un calzone ricotta e tartufi mi sembra qualcosa di molto interessante. Aspetto che Flavio me ne prepari uno e mentre sono lì il mio cellulare fa il solito squillo di quando arriva una mail. Lo prendo ed il mio amico Pablo (ora posso dire che siamo amici), che è un alto funzionario delle Nazioni Unite, mi scrive un telegrafico “Can we help the philipines response”.

Chiedo a Flavio, che è il presidente della misericordia, cosa fosse successo nelle Filippine e mi dice che c’è stato un uragano che sta facendo molti morti. In viaggio per aereoporti non ero aggiornato su cosa stesse accadendo e senza aspettare il mio calzone che vedevo cuocere ben bene vado a casa e mi rendo conto di quello che stava succedendo. Da remoto prendo il controllo del sistema WebGisGRASP basato su geoSDI delle Nazioni Unite di Gerusalemme, che avevamo con Francesco Izzi appena configurato due giorni prima, e comincio a collegare i dati di NASA, UNDP, NOAA, UNEP, WFP ed una serie di informazioni utili riconfigurando la scena di base non sul medio oriente ma sulle filippine.

Un vortice enorme di quelli che si vedono nei film compare dopo pochi minuti sul mio schermo e rispondo a Pablo con una mail : “Of course”.
Il sistema era pronto a dare una serie di informazioni sullo stato delle Filippine che avevo recuperato sul web dalle agenzie che hanno da tempo fatto dell'Open Data un modus operandi.

La foto aggiornata dal satellite Terra della NASA, la densità di popolazione da UNDP, le aree a maggior rischio da FAO e le postazioni utili da WFP. Una serie di dati che tutti singolarmente possono avere ma che nessuno ha prima messo insieme per dare un quadro della situazione quanto più reale e dettagliato possibile.
Dopo circa una mezzoretta mi rendo conto che anche se da noi in Italia sono le nove di sera negli Stati Uniti è pomeriggio e scrivo una mail al Project manager di NASA WW in California chiedendogli se potevo contare su di lui per ulteriori informazioni potessero servire e sul supporto di NASA. Patrick mi risponde : “Ciao! What do you need the app to do ? Do you have some specifications for what is needed?”

Mi rendo conto che da casa mia alle 22 di un sabato sera sono collegato con Gerusalemme, California e Roma e che sto gestendo un flusso di dati che supportano attività nelle Filippine.

La cosa è talmente normale che mi si chiede anche se e cosa serve sviluppare con la consapevolezza che in poche ore si possono condividere e fare cose che qualche anno fa richiedevano anni di studi e di lavoro.

La situazione non è affatto rosea nelle Filippine e credo che ci sarà tanto da fare ma il senso dell'Open Data è proprio questo. Condividere dati, informazioni e sistemi software usando la rete e garantendo un livello di qualità e di efficienza che diversamente non si potrebbe neppure immaginare.

Francesco, che nel frattempo era appena arrivato a casa (lui ha qualche ora in più di me di viaggio), mi chiama e mi dice di aver letto le mail scambiate con le Nazioni Unite e con la NASA e che si riteneva tranquillo di poter attivare a distanza il sistema di controllo dei mezzi mobili anche nelle Filippine. Il problema è che non siamo mai stati li e che li non conoscono il sistema ma con un manuale di un paio di pagine si poteva spiegare come attivare i telefoni android con gps a diventare terminali che danno la posizione dei singoli mezzi impiagati nelle attività di soccorso.

Tanti puntini che si muovono su uno schermo ma che danno immediate indicazioni a chi sa leggerli ed a chi deve in qualche modo coordinare a distanza attività in luoghi mai visti e difficilmente raggiungibili.
Scrivo di nuovo a Pablo spiegando la situazione e lui mi risponde mettendomi in copia ad una mail che ha mandato al HQ nelle Filippine in cui spiega le potenzialità del sistema e la possibilità di attivarlo in poche ore.

Ora sono in attesa della risposta dalle Filippine e quindi ho preso un po’ di tempo per scrivere questo articolo ma credo di aver dato il senso o meglio dire un senso dell'Open Data e dell'Open Software.
Per chi come noi ragiona da anni in questo modo sembra quasi banale quello che ho detto e mia moglie spesso mi dice che scrivo sempre le stesse cose ma la domanda che mi pongo ed a cui non ho ancora trovato risposta è : “Perchè sono così pochi quelli che vedono quello che vedo io?”

Ora spero di ritrovare il calzone alla ricotta di tartufo nello stand della misericordia ancora li, non sarà caldo e un messaggio del mio amico Flavio mi ha già detto che va mangiato caldo, bisogna scottarsi le dita ed accompagnarlo con un bel bicchiere di Taurasi.

 

 

 


 

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