Il Superbonus non è solo un fatto fiscale. Prima di tutto è progetto e competenza tecnica

Il Superbonus, di cui tutti ormai parlano, è sicuramente una grande occasione: non vi possono essere dubbi in tale senso.

Parrebbe esserlo per tutti: proprio per questo, come spesso accade in situazioni analoghe, rischia di essere una occasione mancata.

 

Partiamo dall’incentivo Superbonus

Il Superbonus è un meccanismo (forse) volutamente complesso, che si aggiunge alle altre detrazioni in un mosaico di bonus che deve essere composto caso per caso. Per farlo, sono richieste competenze non solo tecniche, ma anche giuridiche, economiche, fiscali, finanziarie

I committenti sono sempre più abituati ad avere un servizio “chiavi in mano”: vogliono fruire del 110% senza porsi il problema delle complicazioni amministrative e burocratiche, senza dover perdere tempo ad interloquire con banche e general contractor. Il professionista che li affianca deve quindi essere in grado di indicare la strada, guidarli con fare certo e portarli alla meta, senza che loro perdano tempo o siano coinvolti nelle varie difficoltà applicative. Ovviamente, il professionista ha una grande responsabilità nel progettare, nel dirigere i lavori e, infine, nell’asseverare quanto realizzato.

Ma non basta.

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Deve governare un processo complesso, con molteplici interlocutori, individuando innanzitutto il modello di business da proporre al Committente: paghi e detrai (se hai liquidità e capienza); oppure paghi e cedi il credito (magari attraverso un finanziamento autoliquidante); oppure ti avvali di un General Contractor (e, nel caso, quale General Contractor coinvolgere, dato che stanno arrivando persino dai Paesi extra UE per proporsi con tale ruolo!).

Soprattutto, il professionista tecnico deve essere in grado di gestire un meccanismo in cui l’unico aspetto di interesse parrebbe essere (per il mercato) il fatto che si possa godere di un ricco incentivo, indipendentemente dalla tecnologia impiegata, dalle soluzioni tecniche e dalla bontà progettuale.

 

Non perdiamo il fine del Superbonus, che è un edificio più efficiente e non il ricco incentivo!

Idee come quella appena descritta sono estremamente fuorvianti: il Superbonus è un incentivo fiscale volto a migliorare il patrimonio immobiliare attraverso la riqualificazione energetica, strutturale ed architettonica. Si tratta di uno strumento tramite cui arrivare al fine ultimo che non è “la casa gratis”, ma edifici e città più efficienti, più sicure, più belle.

Le testimonianze che arrivano dal mercato delineano un approccio totalmente invertito: il fine ultimo è non spendere nulla, il mezzo è riqualificare casa in un modo o in un altro.

Questo implica la banalizzazione della tecnica e dell’ingegneria che stanno alla base del processo progettuale e realizzativo necessario a garantire le prestazioni richieste per l’accesso al 110%: va tutto bene, purchè non si spenda un euro.

Nulla di più sbagliato!

La Tecnologia nel 110% è necessaria e prodromica ma non è percepita come un elemento discriminante sul mercato. Attenzione: non ho detto che non lo sia, semplicemente il Committente è disposto a usare qualsiasi materiale o soluzione tecnologica purché abbia la garanzia di avere la casa riqualificata “gratis” (che poi gratis non è mai, dato che paga con un credito di cui è responsabile). L’obiettivo è economico, fiscale e finanziario, non tecnico. Se fosse stato soltanto tecnico, non ci sarebbe stato bisogno del Superbonus. A chi pensa il contrario, suggerisco di pensare al mercato dei beni di lusso: tecnica poca, ma prezzo alto e richiesta altissima. In questa logica, chi è in una posizione di forza è sempre chi è in grado di essere cessionario finale del credito, quindi banche o General Contractor.  Al più, qualche impresa esecutrice con “polmoni” finanziari sufficienti a garantire lo sconto in fattura. Di sicuro il Committente è un soggetto passivo: addirittura, si deve “comportare bene” perché siamo in un momento in cui c’è più domanda che offerta e non è detto che quest’ultima sia sufficiente a soddisfare la prima.

 

Il Superbonus è prima di tutto capacità progettuale

Tuttavia, il Superbonus non è solo un “fatto fiscale”.  E' progetto, scelta consapevole, capacità realizzativa, competenza. 

Il Superbonus implica la capacità di riqualificare gli immobili esistenti, andando a coibentare involucri concepiti in epoche di combustibili inquinanti e a basso costo. Serve sensibilità per scegliere le tecnologie più adatte e, contemporaneamente, cercare di migliorare l’estetica dell’edificio, il suo impatto all’interno dei centri urbani, garantendo una “architettura della sostituzione senza demolizione”.

Il Superbonus è la capacità di individuare il miglior sistema impiantistico tra quelli messi a disposizione per realizzare uno dei cosiddetti interventi trainanti.  Si ha la possibilità di sostituire impianti vecchi andando a proporre soluzioni efficienti e a basso impatto ambientale, anche in ottica di garantire con una unica macchina tanto il riscaldamento quanto il raffrescamento. Unico rammarico: la ventilazione meccanica (con e senza recupero di calore) non è incentivata, in nessun modo, nonostante sia una soluzione estremamente efficiente ed efficace.

Il Superbonus è la capacità di progettare edifici quasi autosufficienti, il cui fabbisogno energetico sia garantito in larga parte da fonti energetiche rinnovabili.

Il Superbonus è anche capacità di pensare la mobilità del futuro: se non si installano oggi le colonnine per la ricarica delle auto elettriche, quando dovremmo farlo?

Il Superbonus è la conoscenza della tecnica delle costruzioni, applicata in fase progettuale e in fase esecutiva, per rendere più sicure le abitazioni collocate nelle zone sismiche 1, 2 e 3.

Il Superbonus è altissima ingegneria e architettura, è sapere applicato e tecnologia avanzata.

Il Superbonus non è solo un credito ceduto alla banca: è molto di più, anche se spesso non lo si vede.

Soprattutto, il Superbonus è la scossa che si aspettava da anni nel mercato immobiliare, ed è l’occasione di riqualificare un patrimonio edilizio vecchio e fatiscente.

Ma, forse, è in realtà l’occasione per una intera generazione di tecnici di dimostrare quanto possa essere utile la tecnologia e l’ingegneria, quando è impiegata per migliorare gli ambienti costruiti in cui quotidianamente viviamo.

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