Conservazione programmata del patrimonio architettonico del XX secolo. Architetti di Ancona a confronto

La conservazione programmata è la grande sfida per una tutela innovativa del patrimonio culturale. Nell’ambito accademico se ne parla da diversi anni, viene proposta negli interventi architettonici ma purtroppo quasi mai utilizzata dagli addetti ai lavori o accettata dagli enti sovvenzionatori. Oggi è particolarmente diffuso il pensiero che il riparare possa essere più costoso del sostituire integralmente. Dovrebbe essere prestata maggiore attenzione al manufatto durante il corso della sua vita in modo tale da prevenire un intervento di restauro, che nella peggior delle ipotesi può arrecare un danno anche irreversibile all’edificio.

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Carlo Scarpa, la Biglietteria della XXVI Biennale ai Giardini Sant’Elena – Venezia

Il ciclo di eventi RIUSO DEL MODERNO, l’iniziativa itinerante che pone al centro del dibattito lattuale problematica del Riuso alla luce di un rinnovato confronto sul ruolo futuro degli Architetti all’interno dei processi di trasformazione e valorizzazione del patrimonio architettonico e del paesaggio, nel corso del suo lungo viaggio che percorre la costa adriatica - da Rimini a Campobasso - approda con una tappa nella città di Ancona.

Ingenio ha intervistato larch. Donatella Maiolatesi, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Ancona, per scoprire di più sul seminario online organizzato dall’Ordine di Ancona e dedicato al tema della conservazione programmata applicata al patrimonio architettonico del Ventesimo secolo.

>>> Appuntamento online il 5 dicembre (h. 15.00 - 19.00)

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Anche in architettura ‘Prevenire è meglio che curare’

Arch. Maiolatesi, l’Ordine degli Architetti di Ancona ha deciso di aderire all’iniziativa RIUSO del MODERNO. Quale tema avete deciso di portare sul tavolo del confronto?

Donatella Maiolatesi: “Crediamo che nel 2020 la grande sfida per una tutela innovativa del patrimonio architettonico risieda nell’adozione di piani di conservazione programmata degli interventi sugli edifici. La conservazione programmata si pone come alternativa al restauro o ad esso è complementare. Adottare una conservazione programmata degli interventi significa essenzialmente fare prevenzione. Come già accade in altri ambiti, anche in architettura dovrebbe valere la regola che ‘prevenire è meglio che curare’.

Nell’ambito accademico, la manutenzione e la conservazione programmata sono discipline tecniche vagliate e proposte per gli interventi architettonici già da diversi anni ma purtroppo quasi mai utilizzate dagli addetti ai lavori o accettate dagli enti che sovvenzionano gli interventi.

Oggi, in particolare, l’industrializzazione della produzione dei componenti ha rovesciato il rapporto tra i costi della manodopera e materiali e quindi ha determinato l’attuale mentalità per cui non convenga riparare ma sostituire integralmente. Purtroppo, però, alcuni interventi di restauro sono molto invasivi e possono accelerare il degrado delle strutture per l’intrusione, ad esempio, di nuovi materiali che possono concorrere a produrre una maggiore fragilità dell’edificio con un conseguente aumento di costi per coloro che finanziano l’intervento stesso. Andrebbe data maggiore attenzione al manufatto architettonico durante il corso della sua vita in modo da poter prevenire un intervento di restauro.

Con questo seminario non vogliamo rivolgerci alla sola categoria degli architetti, ma vogliamo coinvolgere la cittadinanza, gli amministratori pubblici e privati per diffondere una maggiore sensibilità all’argomento. Parliamo di piani di conservazione programmata perché nel settore della manutenzione degli edifici i termini conservazione e programmazione sono stati uniti, da cui appunto il termine conservazione programmata. In conclusione, la conservazione programmata è una strategia simile alla manutenzione programmata e che si adotta quando il fine ultimo è la conservazione degli edifici.”

Quale tipologia di approccio/intervento è ascrivibile nell’ambito della manutenzione e conservazione preventiva?

Donatella Maiolatesi: “Parliamo di operazioni di routine di tipo leggero, oppure dell’impostazione di una strategia di controllo su quello che è la qualità del costruito. Pensare di organizzare interventi di conservazione seguendo una programmazione diluita nel tempo è sicuramente da ritenersi un’ottima metodologia preventiva.”


La conservazione programmata nella normativa italiana

Quando è che si è cominciato a parlare di conservazione programmata degli interventi sul patrimonio architettonico?

Donatella Maiolatesi: “Già nel 1987, la Carta del Restauro definiva la manutenzione all’art. 2 come: l'insieme degli atti programmaticamente ricorrenti rivolta a mantenere le cose di interesse culturale in condizioni ottimali di integrità e funzionalità, specialmente dopo che abbiano subito interventi eccezionali di conservazione e/o restauro. Un articolo questo che sottolinea in modo evidente la differenza tra salvaguardia e restauro. Il restauro può quindi diventare l’occasione per richiedere al proprietario del bene immobile la redazione di un piano di manutenzione/conservazione programmata.

Il piano di manutenzione programmata è una pratica che è stata comunque introdotta con la Legge Merloni nel 1994 (legge n.109/1994). A seguire, nel 1995 fu istituita anche una sottocommissione UNI dedicata alla Manutenzione del Patrimonio Immobiliare che segnava l’avvio di norme guida in materia di documentazione tecnica e manualistica.

Sempre negli anni ’90 sono stati portati avanti progetti pilota del Politecnico di Milano con la Regione Lombardia per la messa a punto di un sistema di gestione informatizzato di quello che è il patrimonio immobiliare storico architettonico (e non) e la relativa conservazione.

Arriviamo ad oggi, e al Dlgs 42/2004 “Codice dei beni culturali e del paesaggio” (Codice Urbani) che nell’art. 29, in merito alle misure di conservazione, specifica che: la conservazione del patrimonio culturale è assicurata mediante una coerente, coordinata e programmata attività di studio, prevenzione, manutenzione e restauro. Lo stesso art. 29 chiarisce cosa si intende con il termine prevenzione, manutenzione e restauro e precisa, in materia di progettazione ed esecuzione di opere su beni architettonici, che gli interventi di manutenzione e restauro sono eseguiti in via esclusiva da coloro che sono considerati restauratori di beni culturali ai sensi della normativa in materia. Competenza questa che spetta agli architetti.

La maggior parte del patrimonio architettonico delle nostre città risale al XX secolo, si tratta di un costruito importante e che deve essere salvaguardato. È fondamentale sensibilizzare su queste tematiche i proprietari di immobili, sia pubblici che privati, per tutelare la qualità architettonica del nostro patrimonio costruito, sia esso storico o di più recente costruzione.

Essere proprietario di un edificio di interesse storico-artistico può per molti aspetti trasformarsi in un problema. Accade di frequente che i proprietari privati di immobili preferiscono non intraprendere la strada della Dichiarazione dell'interesse culturale, in quanto si tratta di apporre un vincolo all’edificio con ricadute di responsabilità importanti sul proprietario stesso. Anche la tassazione di questi immobili è molto elevata e pertanto essere proprietario di un edificio di questo tipo non è più conveniente. Il rischio che si corre è quello che questi immobili di qualità vengano nel corso degli anni abbandonati alla loro sorte con una perdita importante per il nostro patrimonio culturale.

Dovrebbero a tal proposito essere messe in atto politiche di incentivazione volte al recupero e alla salvaguardia di questi edifici. Parliamo di diversi metri quadri di superficie disponibile all’interno delle nostre città che attendono di essere recuperati e utilizzati.”


Esempi di piani di conservazione programmata

Per spiegare l’importanza della conservazione programmata saranno presentati durante il seminario degli esempi applicativi?

Donatella Maiolatesi: “Ho personalmente inviato a prendere parte all’incontro, in qualità di relatrici, tre figure femminili esperte nel settore della conservazione. Si tratta dell’arch. Rossella Moioli (OAPPC di Monza e Brianza), dell’arch. Alessandra Pili (OAPPC di Cagliari) e dell’arch. Stefania Bossi (OAPPC di Milano). Questo team tutto al femminile, di cui farò parte anche io, presenterà diversi casi applicativi di manutenzione e conservazione programmata sul patrimonio architettonico di interesse storico-artistico, tra questi: il piano di conservazione della Reggia di Monza, alcuni esempi di housekeeping (pulizia e cura) e altri incentrati sul patrimonio architettonico ecclesiastico.

Il mio intervento, differentemente dai precedenti, sarà dedicato alla possibilità di redigere piani di conservazione programmata anche per edifici e “piccoli pezzi di architettura” del XX secolo. Presenterò nel corso del seminario alcuni esempi, tra questi anche la biglietteria realizzata da Carlo Scarpa presso i Giardini della Biennale di Venezia.”


La Carta del Rischio del Patrimonio Culturale delle Marche

All’interno del vostro territorio sono stati portati avanti esempi di Piani di conservazione programmata?

Donatella Maiolatesi: “No, purtroppo nel nostro territorio non sono stati portati avanti piani di conservazione programmata. Nel 1997 però, a seguito del terremoto che ha colpito la nostra Regione, si è lavorato per la redazione della Carta del Rischio del Patrimonio Culturale delle Marche (CdR-PCM).

Alla base di questo progetto sono stati utilizzati gli studi di Giovanni Urbani dedicati alla conservazione preventiva, si è inoltre seguito l’esempio delle Carte del Rischio delle Regioni Sicilia e Lombardia, e si è fatto riferimento al Piano per la Conservazione Programmata dei Beni Culturali della regione Umbria. Quest’ultimo è stato il primo esperimento di valutazione globale dei fattori di degrado esteso ad un intero territorio.

La Carta del Rischio del Patrimonio Culturale delle Marche si è sviluppata grazie al lavoro del Servizio Attività e Beni Culturali regionale, con la collaborazione di Enti Locali, Soprintendenze e Conferenza Episcopale Marchigiana. Ciò ha permesso una adeguata conoscenza delle situazioni ambientali in cui il patrimonio è inserito, un monitoraggio del patrimonio stesso e una sua catalogazione a livello regionale.

Lo scopo è stato, e continua ad essere, quello di realizzare un complesso sistema informativo in grado di poter gestire le informazioni atte ad acquisire una migliore conoscenza del patrimonio culturale in riferimento ai rischi - intesi come mix delle componenti di pericolosità, esposizione, vulnerabilità - corsi per ciascun bene in oggetto, così da attuare una pianificazione mirata sia sugli interventi di manutenzione, conservazione e restauro preventivo del bene che sulla mitigazione dei rischi.

Utilizzando il Sistema Informativo Territoriale (S.I.T.), tutta la documentazione relativa allo “stato di salute” degli edifici marchigiani è ora di supporto non solo ad Enti statali e territoriali preposti alla tutela del patrimonio culturale, ma anche a studiosi, tecnici e responsabili di settore. In sintesi, l’obiettivo principale è quello di preventivare una metodologia di intervento ex ante, che risulta senza dubbio meno onerosa anche dal punto di vista economico rispetto al drastico intervento di restauro a danno avvenuto (”ex post”).”


Sulla questione della qualità architettonica e della Rigenerazione urbana

Abbiamo parlato di qualità del patrimonio architettonico. Quello che le chiedo è se esiste una norma in Italia che utilizza ‘un metro di misura’ per definire cos’è la qualità architettonica? 

Donatella Maiolatesi: “In Italia non esiste ancora una Legge per l’Architettura. Nel corso dell’VIII Congresso Nazionale degli Architetti (2018) era stato proposto un Disegno di Legge in materia. Non si tratta di una legge a favore della nostra categoria, ma bensì di una legge quadro nazionale che tratterebbe in modo specifico la materia per perseguire il benessere collettivo e delle generazioni future, riconoscendo l’architettura e il paesaggio come patrimonio comune di interesse pubblico primario.

L’Italia è in forte ritardo sull’emanazione di una Legge per l’Architettura, la vicina Francia ha una legge in materia che sta per festeggiare il suo 43°anniversario.

All’interno di questa proposta di legge viene chiarito cosa è la ‘qualità architettonica’ e di conseguenza vengono esposte quelle che noi riteniamo essere le migliori strategie per ottenerla. Alcune Regioni come la Campania, il Veneto, la Toscana si sono organizzate in modo indipendente e hanno promosso una legge regionale in materia, anche la regione Marche si è attivata in questa direzione.”

È in corso d’esame in Senato il Disegno di Legge n. 1131 dal titolo “Misure per la rigenerazione urbana”, cosa pensa a riguardo?

Donatella Maiolatesi: “Abbiamo avuto modo di confrontarci tra colleghi. Non abbiamo riscontrato criticità particolari su questo Disegno di Legge. La riteniamo un’azione positiva perché finalmente anche attraverso un Disegno di Legge si parla di Rigenerazione.”

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