3 DOMANDE al PRESIDENTE del CNI per fare il punto su 2013, 2014 e futuro

3 DOMANDE al PRESIDENTE del CNI, Armando Zambrano, per fare il punto su 2013, 2014 e futuro 

1: Quale è stata a suo parere l’innovazione tecnica o di sistema che ha maggiormente caratterizzato il 2013?
 
Nel 2013 un’importante novità, che ha smosso uno scenario normativo altrimenti particolarmente statico, viene proprio dal mondo delle professioni ordinistiche, tacciate sempre come luoghi di immobilismo.
Nell’anno appena concluso abbiamo, infatti, assistito alla concreta attuazione dei 3 pilastri che hanno caratterizzato la fase finale del lungo percorso della riforma delle professioni cominciata nell’estate del 2011 e che ne ha ridisegnato in toto il loro volto.  
Mi riferisco, in primo luogo, alla nascita dei Consigli di disciplina territoriali, cui ricordiamo sono affidati i compiti di istruzione e decisione delle questioni disciplinari riguardanti gli iscritti agli albi, che prevedono, al loro interno, e qui sta la grande novità, la presenza di soggetti terzi oltre i rappresentanti degli Ordini.
Tutto ciò a garanzia dell’imparzialità di giudizio e quindi a tutela della qualità della prestazione professionale, in un ambito particolarmente delicato, per le professioni regolamentate, come quello della deontologia.  
Il secondo, sempre a tutela dei committenti pubblici e privati, riguarda l’obbligo per tutti i professionisti di dotarsi di una polizza di responsabilità civile, sostenendone ovviamente i relativi costi, a garanzia di eventuali danni procurati nell’esercizio della professione.
E, infine, il terzo, anche questo finalizzato a garantire prestazioni di qualità e sempre al passo coi tempi, soprattutto in un contesto mutevole come quello delle professioni tecniche, riguarda l’obbligo, per tutti gli iscritti agli albi, di aggiornamento professionale continuo, a partire dal 1 gennaio 2014.
Queste innovazioni hanno indubbiamente rivoluzionato il mondo delle professioni ordinistiche.  
  
 
2: Quale sarà l’innovazione che più inciderà sul 2014 ?
 
Dal punto di vista normativo, l’innovazione più incisiva è costituita dalla recentissima pubblicazione nella Gazzetta ufficiale n. 298 del 20 dicembre 2013, del Decreto del Ministero della Giustizia 31 ottobre 2013, n. 143 del Regolamento per la determinazione dei corrispettivi da porre a base di gara nelle procedure di affidamento di contratti pubblici dei servizi relativi all'architettura ed all'ingegneria.   
Con l’entrata in vigore il 21 dicembre 2013 delle nuove norme, si potrà mettere fine alla situazione di indeterminatezza delle stazioni appaltanti che non disponevano più di riferimenti certi per la definizione degli importi da porre a base di gara dopo l’abrogazione delle classi e categorie delle opere, determinata dal cosiddetto “decreto liberalizzazioni”. 
Come, infatti, è stato dimostrato dal monitoraggio dei bandi di progettazione svolto dal Centro Studi la grande maggioranza delle stazioni appaltanti, in assenza dei  parametri, stabiliva i corrispettivi da porre a base di gara in modo del tutto aleatorio.
Ciò aveva evidenti conseguenze per la trasparenza, legittimità, efficacia ed efficienza nel delicatissimo processo di realizzazione dei lavori pubblici. Basti pensare che si è assistito, in vari casi, a ribassi degli importi di base, arrivati fino al 90%, e che, è facile comprendere, sono del tutto incompatibili con prestazioni professionali di qualità.  
L’obbligo per le stazioni appaltanti di determinare gli importi da porre a base di gara sulla base dei corrispettivi del DM 31 ottobre 2013, n. 143 non potrà che portare evidenti benefici con ricadute positive sulla qualità delle opere e quindi sulla qualità della vita dei cittadini e degli operatori economici.
 
3: Quale invece sarà quella che avrà un maggior peso sui prossimi 10 anni ?
 
Come accennavo le professioni tecniche, avvertendo un grande senso di responsabilità, hanno accettato di riformarsi ridisegnando completamente il loro volto. Ma non è solo questo: hanno ridefinito anche la loro strategia di fondo, decidendo di farsi parte propositiva nell’indirizzare lo sviluppo del paese e non caratterizzandosi solo come portatori di istanze di parte, anche se del tutto legittime.
Ma ci siamo resi conto che eravamo troppo frammentati, e per questo abbiamo costituito il 26 giugno 2013, con atto notarile, la Rete delle professioni tecniche cui aderiscono ingegneri, architetti, geologi, periti industriali, geometri, periti agrari, chimici, tecnologi alimentari e dottori agronomi e forestali,  in rappresentanza di oltre 600 mila professionisti. Rete che è attualmente coordinata da noi ingegneri.
Ora, abbiamo costituito una massa “critica” di un certo rilievo e stiamo così facendo sempre più sentire la nostra voce e rivendicando il nostro importante ruolo per troppo tempo relegato dietro le quinte.
Uno dei risultati più importanti della Rete è costituito dall’emanazione del DM 31 ottobre 2013, n. 143.
Ma come Rete, per esempio, siamo stati di recente ricevuti dal ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione D’Alia. Oggetto della discussione sono stati semplificazione e sussidiarietà, due temi cruciali, da tempo al centro della riflessione e delle proposte dei professionisti italiani. Da tempo, siamo impegnati ad elaborare e suggerire proposte “a costo zero” per il rilancio del Paese che stiamo discutendo sui tavoli attivati con i diversi ministeri.
Naturalmente siamo solo agli inizi; sono certo però di aver contribuito ad avviare avviato un percorso e un processo che avrà effetti significativi nei prossimi dieci anni non solo sulle professioni tecniche e più in generale sulle professioni ma sull’intero sistema Paese.