Caro Ministro Franceschini stai sbagliando

Leopoldo e Michelangelo Freyrie scrivono una lettera aperta al Ministro della Cultura Dario Francesceschini in merito alla dibattuta questione sull'installazione dei pannelli fotovoltaici e solari nei centri storici.


 

"Il 30 maggio 2007, a Roma, presso il Ministero dei Beni e le Attività culturali in piazza del Collegio Romano 5, si è svolto il meeting internazionale dal titolo "Climate change and protection of cultural heritage in Europe: research, evidence and policy"che ha riunito scienziati provenienti da varie nazioni europee e dove è stato presentato il Noah’s Ark EC Project (Arca di Noè per i beni culturali), il progetto europeo coordinato dall’Isac-Cnr di Bologna dedicato allo studio dell’impatto che i cambiamenti climatici avranno sul patrimonio culturale nei prossimi 100 anni.

L’Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Bologna ha studiato, insieme con numerosi enti di ricerca specializzati, i danni che il patrimonio monumentale europeo potrà subire nei prossimi 100 anni in seguito all’attività dei seguenti parametri ambientali: temperatura (variazioni stagionali e annuali, cicli di gelo e disgelo, shock termici); precipitazioni (valore stagionale e annuale, umidità relativa, giorni consecutivi ed eventi estremi di pioggia); vento (valore annuale e stagionale, trasporto e deposizione di spray marino e rosa delle precipitazioni); inquinamento atmosferico (acidità delle precipitazioni e concentrazioni di agenti inquinanti SO2 e HNO3)."

Così scriveva il Dr. Mauro Guidi, biologo.

Dovremmo dedurre che il Ministero dei beni Culturali è ben consapevole che i cambiamenti climatici e gli inquinamenti sono il nemico principale dei monumenti a cui è affidata la tutela.

Invece, a distanza di 13 anni, evidentemente il Mibac (oggi MiC) ancora vive una grave contraddizione culturale e scientifica se, come scrive Ingenio nell'articolo "Centri storici: MIBACT boccia proposta Legambiente per tetti con solare e fotovoltaico":

Il Mibac ha dato parere contrario alla proposta nata da Legambiente e alcuni parlamentari (di diverso colore) di semplificare l’applicazione di sistemi fotovoltaici nei centri storici. Legambiente infatti aveva predisposto e condiviso il testo di un emendamento con alcuni parlamentari del Pd, della Lega, di +Europa e l’ex presidente di Legambiente Rossella Muroni che poi lo avevano presentato nella discussione della conversione in legge del decreto-legge semplificazione 2.

Questo il testo dell’emendamento:

«-5-bis. L’installazione di pannelli solari a servizio di edifici non vincolati nei centri e nuclei storici non è soggetta ad autorizzazione paesaggistica ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 2017, n. 31, purché integrati nella configurazione delle coperture, o posti in aderenza ai tetti degli edifici con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda degli edifici. All’Allegato A di cui all’articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 31 del 2017, al punto A.6 è abrogata la lettera C delle esclusioni della procedura semplificata.»

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La pandemia dovrebbe averci insegnato quali siano le priorità sociali, culturali e civili e come le posizioni pregiudiziali siano nocive al presente ed al futuro della comunità.

Quindi dobbiamo chiederci se è più importante mitigare il cambiamento climatico e garantire la salute dei cittadini, accelerando i processi di decarbonizzazione mediante l’installazione sui tetti di pannelli fotovoltaicipurché integrati nella configurazione delle coperture, o posti in aderenza ai tetti degli edifici con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda degli edifici.”   (escludendo gli edifici vincolati) o, viceversa, impedirlo contrastando un’azione il cui supposto danno è irrilevante.

 

Pannelli fotovoltaici e solari sui tetti nei centri storici

 

Come è noto le cosiddette Zone A delle città italiane, su cui normalmente sono applicati i vincoli paesaggistici, sono una perimetrazione urbanistica generale, che identifica i sommariamente i centri storici e non distingue in alcun modo tra monumenti, edifici di qualità corrente, palazzine orrende e perfino abusi edilizi. L’eterogeneità edilizia dei centri storici è una peculiarità che le città italiane condividono con la Germania, dove le ferite della guerra e un approccio meno conservatore alla preservazione storica ha portato a una forte diversità nella qualità dell’abitato urbano.

Le autorità locali tedesche sono spesso molto flessibili quando si tratta dell’installazione di pannelli fotovoltaici, riconoscendo il principio che una città vissuta deve avere infrastrutture che servano innanzitutto le comunità che la abitano. E in tempi di crisi climatica, l’urgenza espressa dai cittadini è quella di accelerare la transizione ecologica, rispettando gli impegni presi dall’Europa nel quadro degli Accordi di Parigi. Berlino, per fare un esempio, si è posta obiettivi piuttosto ambiziosi in tal senso. La capitale federale ha imposto l’obbligo di installazione di pannelli per tutte le nuove edificazioni, una legge che dal 2023 sarà anche allargata a tutti gli edifici esistenti con tetti più ampi di 50 metri quadrati. Una legge simile sta per essere introdotta in Baden-Württemberg, autorizzando l’installazione di pannelli anche sulle facciate e permettendo ai proprietari immobiliari di far finanziare e gestire i pannelli da investitori terzi.

Al netto dell’insuperabile patrimonio architettonico italiano dovremmo essere onesti sulla necessità di queste misure.
In che modo i pannelli fotovoltaici su una copertura piana di un’orrenda palazzina anni 60 nel quartiere Materdei di Napoli (Zona A) può essere un danno all’ambiente maggiore dell’emissione di tonnellate di CO2 nell’aria?

L’applicazione cieca del vincolo, che l’emendamento tentava di risolvere, induce una situazione che, come dice Edoardo Zanchini, Vicepresidente nazionale di Legambiente: “comporta costi e tempi che scoraggiano i progetti, incertezza sul risultato finale della procedura e poi periodiche bocciature, persino per pannelli solari da installare su brutti edifici degli anni sessanta”.

La verità è che la risposta urgente che dobbiamo dare all’emergenza ambientale, prima che sia tardi, passa da un approccio culturale molto diverso dal passato, da parte di tutti: politici, istituzioni, cittadini.

Deve cambiare, e subito, l’architettura, l’urbanistica e anche la tutela dei beni monumentali e paesaggistici.

Il Ministro Franceschini, che rappresenta una comunità di persone a cui dobbiamo molto nella salvaguardia e valorizzazione del patrimonio storico italiano, torni sui suoi passi, avendo il coraggio di mettere le priorità nell’ordine corretto, fuori dalle burocrazie e dalla conservazione cieca.

 

Leopoldo Freyrie, architetto e Presidente della Fondazione RIUSO
Michelangelo Freyrie, Analista politico