Spiegateci perché non usate il BIM, se ci riuscite

Cosa spinge tante Amministrazioni pubbliche a non richiedere la progettazione in BIM?

Perché l'uso del Building Information Modeling che permette di ottenere, tra gli altri vantaggi, una maggior completezza delle informazioni e un miglioramento nel monitoraggio sulla manutenzione dell'opera, viene in alcune realtà disatteso?

Le considerazioni dell'Avvocato Sara Valaguzza.

 

Il BIM e la progettazione digitale: più precisione, meno imprevisti ed extra-costi

Se non si riesce a imporre alle persone di vaccinarsi, figuratevi se si riesce, con una legge, a imporre a tutte le Amministrazioni di usare il BIM. Ma non tutto il male viene per nuocere.

Vi sono almeno un centinaio di buone ragioni che, obbligo di legge o meno, rendono opportuno impiegare metodi e strumenti di progettazione digitale, investendo risorse ed energie per farlo. Pietro Baratono, che instancabilmente si spende per la diffusione dello strumento nel nostro Paese, ne saprebbe trovare forse di più del mio centinaio. 

Il centinaio e forse più di ragioni fanno appello al senso di responsabilità delle Stazioni Appaltanti Pubbliche e alla loro intenzione di valorizzare davvero dei principi guida dell’azione amministrativa.

Proprio dove il BIM non è obbligatorio, si capisce di che cosa è fatta una Stazione Appaltante: è un soggetto che punta a introdurre proprio nel settore pubblico e dunque a beneficio nostro, della comunità tutta, le migliori pratiche per avere un'analisi completa del contesto, per rispondere con esattezza ai bisogni di interesse pubblico?

È sufficientemente consapevole di quali siano gli strumenti per progettare con precisione e ridurre imprevisti ed extra-costi della fase esecutiva? Oppure è un soggetto incastrato nelle sabbie mobili della burocrazia che non riesce a seguire il cammino dell’innovazione? 

 

L'uso del BIM nella Pubblica amministrazione

 

Il lento cammino verso l'uso del Bulding Information Modeling nella PA

Mi occupo di BIM dal 2016, anno in cui ho avuto la fortuna di incontrare dei tecnici formidabili, utilizzatori esperti dello strumento digitale e delle sue straordinarie capacità di essere sinergico con i principi di trasparenza, economicità, efficienza e buona amministrazione. Da quell’anno ho iniziato a studiare caparbiamente il legal BIM e so bene quanto sia difficile capire come funziona questo nuovo modo di progettare e che cosa implichi anche in termini giuridici, specialmente per chi si occupa di procedure di gara e di contratti e non ha le competenze dell’architetto o dell’ingegnere.

So bene anche quanto sia difficile cambiare i processi, i metodi di progettazione, lasciare la carta e entrare nei meandri di un modello per le stazioni appaltanti pubbliche, a corto di risorse, con poco turn over, con poca visibilità di ciò che accade al di fuori dai confini, poco attrattive per giovani promettenti che vogliano guadagnare tanto e subito. So quanto sia fastidioso per un progettista o un costruttore che con il BIM lavora davvero, leggere certi capitolati informativi o certi bandi per accorgersi che lì dentro c’è ancora una grave carenza di conoscenze di base.

So quanto sia difficile dialogare con un RUP, piuttosto che con un collega avvocato, che sono convinti di essere nati imparati e, quindi, vadano dicendo che il BIM non serve, che tutto cambia quando niente cambia, che le carenze della progettazione sono il sale dell’esecuzione, e così via. So quanto sia facile imbastire un ricorso al TAR contro una gara sfruttando le ambiguità del contesto normativo degli atti fonte e derivati…

Ma da qualche parte si deve pure cominciare. A me pare che tutto questo parlare di digitalizzazione renda propizio il momento, anche nel contesto del PNRR e anche dove manchi la perentorietà dell’obbligo di richiedere il BIM per la progettazione delle opere pubbliche.

Infatti, a pensarci bene, di fronte ad un obbligo siano tutti uguali: nessuno sceglie, tutti fanno (o dovrebbero fare). Invece, quando l’obbligo non c’è, siamo tutti diversi: ciascuno agisce secondo la propria coscienza, è mosso dai propri obiettivi e da chi vuole essere. 

Io credo che, a fronte delle dimostrazioni tecniche che rendono incontestabile la maggiore completezza delle informazioni raccolte nel modello BIM, a fronte dell'utilità generale di acquisire dati che mappano i nostri territori, a fronte dell'incontestata possibilità di un miglioramento nel monitoraggio sulla manutenzione, si debbano chiedere delle motivazioni a quelle PA, normalmente dotate, che scelgono di NON richiedere la progettazione in BIM.

Il BIM è come una medicina contro un malanno. Se decidi di non curarti, mettendo a rischio i soldi pubblici, oltre che la vita delle persone (penso agli errori di costruzioni o alla cattiva manutenzione), devi spiegarci perché e convincerci che esiste un bene superiore che stai perseguendo, bene superiore che certamente non può essere la tua pigrizia, il timore di sbagliare o la difficoltà di adeguare il nuovo al vecchio.