Direzione Lavori attraverso un modello digitale: l'esempio di Milano City Village

L’impiego dei modelli digitali per la direzione lavori, l’approccio della società bresciana applicato nel cantiere di un maxi-progetto residenziale promosso da AbitareIn, raccontato con puntualità.

Nelle parole dei due professionisti il focus su come, con il BIM, lo stato avanzamento lavori, il controllo qualità, la gestione delle non conformità, vengono coordinati e gestiti attraverso un approccio unitario per rendere intellegibile la complessità dell’opera, per efficientare il processo e ottimizzare il prodotto immobiliare.


Il linguaggio del futuro

La transizione digitale è piena di slanci e corre veloce, ma non è del tutto assimilata né dall’intera filiera della progettazione né dal mondo produttivo italiano. Senza dubbio rimane il linguaggio e la sfida del futuro. Ma quali sono i vantaggi e le criticità della direzione lavori quando si ha a che fare con un modello digitale che non è stato messo a punto dai medesimi tecnici chiamati in campo nelle diverse fasi del processo?

Partendo da questa fragilità generale e strutturale del nostro “sistema Paese”, dove l’iter spesso viene spacchettato, nell’ambito del progetto di Milano City Village di AbitareIn, abbiamo espresso al meglio un approccio collaborativo con tutte le parti contrattuali chiamate a eseguire i propri compiti, con specifiche responsabilità, nel cantiere situato nell’area ex Telecom in via Tacito a Milano, dove sono previsti due interventi residenziali, denominati rispettivamente City Plaza e City Garden.

 

Modello digitale e direzione lavori: l'esperienza di Milano City Village

Figura 1 – vista dell’intervento, edificio City plaza (a destra) e City garden (a sinistra)

 

L’importanza dei dati

DVision Architecture è stata incaricata per la direzione lavori generale e specialistica di tutte le discipline interessate e per le attività ad esse propedeutiche, a partire dalla verifica del progetto esecutivo, per un’area che interessa 13.500 metri quadrati di superficie, con 165 appartamenti in classe energetica superiore ad A1, e un parco-giardino di oltre 6mila metri quadrati. Una direzione lavori digitale che ha preso forma con il Building Information Modeling (BIM), così che tutte le informazioni del progetto e del cantiere vengano raccolte, classificate e gestite in modo strutturato e ordinato. 

Trattandosi di un appalto design and build, il modello è stato realizzato da progettisti differenti dalla direzione lavori. I modelli BIM, come altri modelli di dati, vengono spesso sviluppati o implementati da soggetti differenti dai fruitori dei dati stessi. Ciò non influenza negativamente l’utilità o il valore delle informazioni, se la visione e le richieste della committenza, che è la mandataria e responsabile principale del processo, sono chiare. 

In alcuni casi, anche quando la domanda non è chiara e lungimirante in termini di usi del BIM, per il solo fatto che è stato sviluppato un modello informativo, è corretto sostenere che la progettazione sia stata approcciata in modo più completo.

Il processo di Virtual design and construction costringe intrinsecamente ad affrontare il progetto dell’opera e la sua descrizione in modo esteso. Questo non garantisce che i problemi emersi siano stati risolti dai progettisti – entriamo così in contatto con aspetti etici e deontologici della professione che non è il caso di indagare in questa sede – ma quantomeno comporta un’indagine e descrizione progettuale qualitativa meno parziale.

La possibilità di accedere al modello BIM abilita una verifica di progetto molto più agevole e completa che non dovendo passare esclusivamente dalle tavole, aumentando il grado di controllo sul progetto e riducendo il tempo di indagine e comprensione dello stesso.

Una volta validati, il modello BIM e i dati in esso contenuti diventano la base condivisa, il benchmark inconfutabile rispetto a cui monitorare e verificare l’attività dell’impresa ed il suo operato.

 

Una visione a 360 gradi

Per l’attuazione del processo di Milano City Village è stato sviluppato un modello digitale di informazioni per il progetto esecutivo utilizzato in seguito quotidianamente in cantiere. 

Il modello BIM, predisposto per la fase progettuale, viene infatti sfruttato ampiamente per il controllo di qualità delle lavorazioni eseguite, diviene il collettore di tutte le problematiche non più progettuali, bensì realizzative e di cattiva esecuzione, attivando un processo centralizzato di documentazione, assegnazione, intervento e verifica volto a monitorare ed incentivare la risoluzione rapida delle problematiche anche minori.

Un sistema digitale di issue tracking basato sui modelli ci consente così di avere una visione a 360 gradi, uno sguardo di verifica di cui può essere protagonista anche il committente che, con le dovute policy e limitazioni d’accesso, è parte attiva dell’esame dei processi in essere. Bisogna specificare che la direzione lavori è un’attività differente da quella progettuale: il modello assume una funzione diversa; la direzione lavori è chiamata, di fatto, a verificare le attività non a modificare il modello.

 

L’opportunità della digitalizzazione

Veicolare le informazioni per rispettare le tempistiche, l’iter amministrativo e burocratico. Questo è l’obiettivo. In sostanza, per capire l’utilità di questo approccio bisogna non focalizzarsi sul modello, ma capire come vengono digitalizzati i processi, come si tracciano le variabili, come si gestiscono le complessità. La digitalizzazione dei processi è uno strumento che viene in soccorso anche alla committenza

In questo complesso residenziale, per esempio, ci sono 165 appartamenti e con questo sistema di lavoro è stato possibile valutare, nell’arco di 40 giorni, 165 schede di variante degli appartamenti con le relative richieste degli acquirenti. Un’operazione che con queste metodologie si può gestire in maniera precisa e puntuale, arginando rischi ed errori, contenendo i tempi. Se la commessa fosse stata svolta con una direzione lavori fatta in maniera tradizionale, difficilmente avremmo raggiunto tali risultati.

 

Modello digitale e direzione lavori: l'esperienza di Milano City Village

Figura 2 – vista dall’edificio City garden verso City plaza

 

Flussi informativi, elaborati informativi e ambiente di condivisione dati

Rispetto ad un processo digitale completo, ci troviamo oggi di fronte ad alcuni limiti e non riusciamo ancora a godere di tutti i vantaggi che può offrire la gestione digitale di un’opera.

Nonostante la forte spinta data dalla normativa, l’adozione del BIM non ha ancora raggiunto elevati livelli di maturità. Le informazioni, salvo pochi e virtuosi casi, non sono veicolate attraverso un asset di dati in grado di descrivere compiutamente il progetto; esso è ancora rappresentato prevalentemente attraverso elaborati informativi, siano essi tavole, relazioni, schede tecniche o altro tipo di documento.

Data la situazione non ha troppo senso, ancora, pensare di adottare in modo efficace un ambiente di condivisione dei dati integrato, che per sua natura permette di fruire le informazioni interrogando una base dati che da un lato deve esistere e dall’altro deve essere costantemente alimentata e aggiornata con le informazioni digitali – dati – generate dai processi stessi. Gestire i flussi informativi, strutturare processi che veicolino set di dati coerenti, sfruttare tali dati per la gestione dell’opera è una prospettiva entusiasmante; analisti e data scientist andranno per la maggiore nei prossimi anni anche nel nostro settore e la professione del CDE manager assumerà un ruolo centrale nel team di sviluppo di un’opera.

Per ora – mentre tutti ci “divertiamo” a prendere confidenza con la nuova forma che assumono le informazioni, e ci accingiamo a far evolvere il nostro modo di lavorare trasformando processi, strumenti e metodi di lavoro per tramutare il “progetto grafico-simbolico” in flussi di dati strutturati e coerenti – è necessario ibridare e far coesistere la tecnica tradizionale e consolidata con le nuove opportunità che i modelli e gli strumenti digitali offrono.

La fase di transizione in realtà è in atto ormai da decenni; non ci siamo infatti avvalsi dei computer e del loro supporto, del CAD, per rappresentare la realtà immaginata di un progetto? In fondo però non abbiamo modificato il linguaggio con cui rappresentiamo un’opera che è rimasto prevalentemente simbolico-grafico, non comprensibile dalle macchine, quindi poco adatto all’utilizzo in ambienti di analisi, business intelligence e gestione assistita, vero traguardo dello sforzo di digitalizzazione di un’opera. Credo che ci vorrà ancora del tempo prima di sbarcare definitivamente in un mondo totalmente digitale – almeno per quanto riguarda il settore delle costruzioni – in cui le informazioni, governate da contratti essi stessi digitali, siano accessibili attraverso un modello di dati e la loro trasparenza garantita intrinsecamente da un’infrastruttura condivisa attraverso la rete. 

Futuristico ma non troppo, in fondo lo stiamo già vivendo, come al solito, in altri settori. Nel frattempo, non possiamo esimerci dal ragionare sui vantaggi che la digitalizzazione offre partendo dalla forma in cui siamo abituati a leggere le informazioni di progetto e che va per la maggiore, l’elaborato informativo. D’altro canto, il BIM di livello due è stato previsto ed è teorizzato in forma transitoria prima della piena maturità. 

La transizione in atto ci sta spingendo quotidianamente ad interrogarci su cosa voglia dire nel concreto ambiente di condivisione dei dati o ambiente condiviso di dati, che forma debba avere e quali funzionalità offrire ai vari operatori nelle diverse fasi del processo.

Come detto, la necessità è far convivere gli elaborati informativi – ed i processi di coordinamento ed approvativi ad essi connessi – con i set di dati che con tanto sforzo vengono predisposti e validati dai BIM specialist, coordinator e manager.

Siamo convinti che, fatti salvi scenari di sviluppo work in progress, oggi l’ACDat sia un piccolo ecosistema di strumenti, legato alla commessa, in cui dati ed Elaborati Informativi trovano collocazione al fianco di processi normalizzati basati su modelli e tools specifici, attraverso cui svolgere le attività di coordinamento, tracciamento e verifica delle informazioni, grazie al quale il progetto è sempre disponibile, accessibile ed i flussi informativi sono gestiti; l’ACDat assume la funzione di deterrente a comportamenti “furbeschi” inducendo atteggiamenti responsabili dettati dalla trasparenza delle Informazioni raggiungibile attraverso la tracciabilità e la storicizzazione delle azioni.

Nel caso della direzione lavori grazie all’ACDat, revisioni progettuali, varianti cliente, approvazioni materiali, stati avanzamento lavori, controllo qualità, gestione delle non conformità, collaudi, tutto viene coordinato e gestito in modo unitario per rendere intellegibile la complessità dell’opera, per efficientare il processo e ottimizzare il prodotto immobiliare

In questi termini l’ACDat si configura come il veicolo dei flussi informativi tracciati e delle informazioni “validate”, capace di coinvolgere fino all’ultimo elemento della filiera, fino all’ultimo dei fornitori, anche per un periodo di tempo molto limitato.  

 

Le criticità

Le debolezze del sistema sono dovute generalmente alla mancanza di figure tecniche con professionalità adeguate e preparate all’utilizzo del digitale. Nel mercato c’è ancora troppo poca competenza acquisita ed una forte difficoltà nell’apprendimento di nuovi metodi e strumenti.

Il linguaggio digitale viene ancora visto con ostilità, come una perdita di tempo costosa; eppure, indagando presso coloro che hanno adottato realmente e fino in fondo sistemi digitali, emerge che si riducono i tempi di esecuzione, si semplifica l’operatività e si limita il margine di errore, di conseguenza si sprecano meno risorse. Inoltre, c’è la possibilità di lavorare da remoto, dislocati su diverse sedi e governare le informazioni, sempre disponibili ed aggiornate, anche in mobilità.

Un’altra fragilità deriva dal fatto che spesso i committenti non hanno ancora una conoscenza adeguata della gestione informativa digitale. Per chiedere di gestire un’opera in BIM bisogna sapere di cosa si parla.

Il BIM non è un pulsante da premere per far andare il cantiere.

Spesso è proprio la cultura della Domanda inadeguata, quindi la risposta parziale. Anche per questo, per noi, ha un ruolo fondamentale l’attività consulenziale, talvolta di formazione nei confronti dei nostri clienti. Ecco che spesso il primo passo è quello dell’audit, con cui sondiamo il grado di maturità digitale del nostro interlocutore, per poi affiancarlo, se necessario, in un percorso di apprendimento mirato alle sue esigenze, al fine di guidarlo nella definizione di un approccio digitale corretto e maturo al proprio business. Solo in seguito è possibile dedicarsi alla correttezza dei dati e delle informazioni; solo così ha senso parlare di verifica informativa del progetto, di gestione digitale delle problematiche in cantiere, di monitoraggio dello stato avanzamento lavori in BIM.

Solo così, con la consapevolezza, è possibile ottenere dei risultati che ripaghino lo sforzo teso al cambiamento a cui è chiamato l’intero settore in cui siamo coinvolti.

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