Si continua a morire sul lavoro

Gli ultimi accadimenti mortali sul lavoro riportano sotto i riflettori il tema della sicurezza sul lavoro, un tema che probabilmente, richiede una riflessione critica sull'applicazione degli strumenti normativi oggi presenti per prevenire gli infortuni sul lavoro, ma anche sull'enorme domanda di imprese edili e sulle tempistiche ristrette generate dagli interventi edilizi, incentivati dai bonus.

Di seguito anche una sintesi dei dati del rapporto INAIL dei primi 10 mesi dell'anno.


3 operai a Torino per il collo di una gru in città, un camionista a Soncino schiacciato in un cancello, una operaia investita da un autobus dopo aver finito il turno della notte in un’azienda della zona industriale di Melfi.

Sono questi gli ultimi operai morti sul posto di lavoro o nel tragitto per andare o tornare a casa dopo un turno di lavoro. 

Il rapporto INAIL dei primi 10 mesi del 2021, ci “parla” di 1017 persone morte sul lavoro. 

Sono numeri davvero alti che mettono a fuoco un problema di sicurezza che va affrontato con fermezza nella sua fase preventiva con particolare attenzione alla fase di formazione del personale e di controllo. Ma non solo.

Sicurezza nei cantieri: manca la qualificazione degli imprenditori edili e stop con gli attestati vuoti

La questione della sicurezza, soprattutto di quella in cantiere, impone un'attenta analisi sul particolare momento che stiamo vivendo, che ha visto e vede la nascita di innumerevoli cantieri legati agli interventi incentivati dai bonus, che impongono tempistiche strette con il rischio di "semplificare" procedure di sicurezza obbligatorie e che hanno, di fatto, generato una domanda enorme di imprese edili, non tutte, purtroppo, qualificate.

Di questa opinione è anche l'ing. Gaetano Fede, Consigliere Nazionale del CNI con Delega alla Sicurezza, che mette in luce due aspetti su cui fare chiarezza.

"Fermo restando che i temi "caldi" della sicurezza nei cantieri rimangono sempre gli stessi e cioè un'adeguata formazione, la più opportuna organizzazione del cantiere in relazione all'attività da svolgere e la necessità di maggiori controlli da effettuare da parte di personale competente in maniera organica, è evidente che in questo periodo (110% e vari bonus, facciate, ristrutturazioni ed altri), si aprono nuovi scenari in forza della crescita vertiginosa del numero dei cantieri, e ciò è normale dal punto di vista statistico.

La situazione in atto è quella di tempistiche contingentate dalle innumerevoli e spesso contraddittorie normative emanate dallo Stato in materia di incentivi, in un contesto, per singolo operatore, di più cantieri con innumerevoli pratiche da completare prima dell'inizio lavori. Inoltre, altro scenario inquietante, è quello che il numero sproporzionato, rispetto alla media, di lavori edili incentivati ha riversato nel settore un numero consistente di imprese ed operai che fino ad "ieri" erano impegnati in altri settori; tutto ciò è frutto sicuramente della gran mole di interessi economici che stanno dietro alle detrazioni fiscali.

E' necessario, urgentemente, aprire un'ampia discussione almeno su due aspetti:

1) formazione adeguata, e non solo "l'attestatificio", in materia di sicurezza; esiste sempre meno manovalanza specializzata e talvolta dietro l'elevata quantità di attestati non c'è una reale qualità formativa.

2) libera imprenditoria nel settore edile. Chiunque domani va in CCIAA e/o AdE e può aprire un'impresa edile. L'imprenditore non ha l'obbligo di essere "qualificato" e nemmeno formato (delega delle funzioni di datore di lavoro). Ciò è assolutamente in contrasto con i principi di qualificazione, anche minima, che esistono in tutte le attività lavorative. Bisognerebbe creare una qualifica imprenditoriale (simile alla SOA per le imprese che operano nel campo pubblico) per l'apertura di una impresa nel settore privato, e sarebbe opportuno mettere in campo una "formazione" ad hoc per chi vuole aprire un'impresa nel settore edile.

In questo contesto i tecnici che si occupano di sicurezza sono pressati a fornire le loro prestazioni (POS, PSC, PIMUS e quant'altro) in tempi spesso non sufficienti per redigere un lavoro minimamente qualificato. Il sistema ordinistico sta diffusamente invitando gli iscritti a respingere queste spinte nella riduzione dei tempi che, inevitabilmente, portano a situazioni in cui i livelli di sicurezza minima vengono meno.

E' opportuno infine evidenziare che ogni infortunio ha una storia a se. Per poter capire le ragioni di quello che è successo vanno analizzate attentamente le dinamiche e le condizioni al contorno, aspetti questi che certamente i periti incaricati dalle autorità giudiziarie stanno attenzionando nella giusta maniera. Anche il fattore umano, l'errore, la manovra errata, potrebbero risultare elementi che sono entrati nella dinamica degli ultimi incidenti mortali avvenuti. Infine i controlli dovrebbero essere sicuramente più serrati anche se tale attività in Italia dovrebbe essere esercitata al meglio da un unico organismo nazionale, oggi sono almeno tre o quattro, dotato di personale adeguato ed opportunamente preparato, affinché le ispezioni non siano solo di carattere documentale (necessarie, ma non sufficienti), ma anche e soprattutto finalizzate a valutare l'effettiva organizzazione di cantiere, in relazione allo specifico lavoro in corso".

 

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1017 casi mortali nei primi 10 mesi del 2021

Lo scorso novembre INAIL ha reso pubblici i dati delle denunce di infortunio e di malattia professionale dei primi 10 mesi dell’anno mettendoli a confronto con quelli del 2020, e anche se le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale sono state 1.017, 19 in meno rispetto alle 1.036 registrate nei primi 10 mesi del 2020 (-1,8%, confermando il dato di settembre) occorre prendere questi valori con cautela, perchè provvisori e influenzati fortemente dalla pandemia da Covid-19, che ha provocato, soprattutto per gli infortuni mortali, una manifesta “tardività” nella denuncia.

Crescono (+14,8%) gli infortuni mortali in itinere

Ciò premesso, a livello nazionale i dati rilevati al 31 ottobre di ciascun anno evidenziano per i primi 10 mesi di quest’anno un aumento solo dei casi avvenuti in itinere, passati da 176 a 202 (+14,8%), mentre quelli in occasione di lavoro sono stati 45 in meno (da 860 a 815, -5,2%).

La gestione Industria e servizi è l’unica a fare registrare un segno negativo (-5,3%, da 907 a 859 denunce mortali), al contrario dell’Agricoltura, che passa da 94 a 112 denunce (+19,1%), e del Conto Stato da 35 a 46 (+31,4%).

Al Sud più morti bianche. In calo nel Nord Ovest e Isole

Dall’analisi territoriale emerge un aumento nel Sud (da 209 a 271 casi mortali), nel Nord-Est (da 207 a 226) e nel Centro (da 183 a 196). Il numero dei decessi, invece, è in calo nel Nord-Ovest (da 363 a 254) e nelle Isole (da 74 a 70).

Il decremento rilevato nel confronto tra i primi 10 mesi del 2020 e del 2021 è legato sia alla componente femminile, i cui casi mortali denunciati sono passati da 112 a 95 (-15,2%), sia a quella maschile, che è passata da 924 a 922 casi (-0,2%).

Il calo riguarda le denunce dei lavoratori italiani (da 876 a 861) e comunitari (da 50 a 38), mentre quelle dei lavoratori extracomunitari passano da 110 a 118. Dall’analisi per età emergono incrementi per gli under 20 (+4 casi), e per le classi 25-34 anni (+9) e 40-49 anni (+56), e decrementi in quelle 35-39 anni (-6) e over 50 (-82 decessi, da 700 a 618). Stazionaria la classe 20-24 anni, con 32 decessi per entrambi i periodi.

Al 31 ottobre di quest’anno risultano 15 incidenti plurimi avvenuti nei primi 10 mesi per un totale di 35 decessi, 21 dei quali stradali.

 

+6,3% le denunce di infortunio nel 2021

Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Inail entro lo scorso mese di ottobre sono state 448.110, quasi 27mila in più (+6,3%) rispetto alle 421.497 dei primi 10 mesi del 2020, sintesi di un decremento delle denunce nel trimestre gennaio-marzo (-11%), di un incremento nel periodo aprile-settembre (+21%) e di un -8% ad ottobre, nel confronto tra i due anni.

In crescita (+20,4%) anche i dati degli infortuni in itinere

I dati rilevati al 31 ottobre di ciascun anno evidenziano nei primi 10 mesi del 2021 un aumento a livello nazionale degli infortuni in itinere, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro (+20,4%, da 51.809 a 62.403 casi), che sono diminuiti del 32% nel primo bimestre di quest’anno e aumentati del 44% nel periodo marzo-ottobre (complice il massiccio ricorso allo smart working nello scorso anno, a partire proprio dal mese di marzo), e un incremento del 4,3% (da 369.688 a 385.707) di quelli avvenuti in occasione di lavoro, che sono calati del 10% nel primo trimestre di quest’anno, aumentati del 18% nel periodo aprile-settembre e di nuovo in calo a ottobre (-11%).

Numero degli infortuni sul lavoro denunciati 

  • + 3,7% nella gestione Industria e servizi 
  • + 1,4% in Agricoltura
  • + 38,3% nel Conto Stato.

Situazione geografica degli infortuni

Dall’analisi territoriale emerge una diminuzione delle denunce soltanto nel Nord-Ovest (-3,6%), al contrario del Nord-Est (+11,9%), delle Isole (+11,8%), del Centro (+10,6%) e del Sud (+9,0%). Tra le regioni si registrano decrementi percentuali solo in Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Provincia autonoma di Trento, mentre gli incrementi percentuali più consistenti sono quelli di Basilicata, Friuli Venezia Giulia e Molise.

L’aumento che emerge dal confronto dei primi 10 mesi del 2020 e del 2021 è legato alla sola componente maschile, che registra un +12,2% (da 257.096 a 288.586 denunce), mentre quella femminile presenta un -3,0% (da 164.401 a 159.524). L’incremento ha interessato sia i lavoratori italiani (+5,7%) sia quelli extracomunitari (+12,1%) e comunitari (+0,2%). L’analisi per età mostra incrementi tra gli under 40 (+16,5%) e per i 55-69enni (+1,7%) e decrementi, in particolare, per la classe 40-54 anni (-1,2%).