La FORMAZIONE OBBLIGATORIA continua e l'INGEGNERE dell'INFORMAZIONE

 

La formazione continua e l'Ingegnere dell'Informazione

ing. Enrico P. Mariani
Presidente del Comitato Italiano Ingegneria dell'Informazione

Tra gli obblighi introdotti dalla riforma delle professioni c'è quello della formazione continua obbligatoria, che teoricamente non dovrebbe cambiare la vita degli ingegneri, per i quali è impossibile lavorare ad un livello soddisfacente senza tenersi costantemente aggiornati sulle tecnologie e sulle normative.

In realtà la gestione dei crediti formativi professionali (CFP), che vanno conseguiti, documentati ed inseriti in un data base nazionale, ha portato oneri aggiuntivi non marginali per ingegneri ed Ordini.
Il sito del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) http://www.formazionecni.it/ contiene le informazioni relative.
L'allegato A del regolamento indica come conseguire i CFP attraverso le tre forme di apprendimento (non formale, informale e formale) sancite dalle norme Europee.

L'apprendimento formale è quello accademico e riguarda una minoranza di ingegneri,
quello non formale riguarda corsi, seminari, convegni, visite tecniche e stage, quello informale tutte le altre attività degli ingegneri che contribuiscono ad arricchire il loro bagaglio professionale.

Senza entrare nei dettagli del regolamento, che si trova nel sito http://www.formazionecni.it/, si può sintetizzare che il fabbisogno annuale di CFP di un ingegnere che esercita la professione è di 30 CFP, di questi 15 sono riconosciuti per l'attività professionale, che viene auto certificata con apposito modulo.
Pertanto, espletata questa formalità, l'ingegnere deve procurarsi mediamente altri 15 crediti all'anno (è possibile però accumulare fino ad un totale di 120 CFP, da spendere negli anni successivi, superata questa soglia l'eccesso si perde): 15 crediti corrispondono, ad esempio, a 15 ore di corsi riconosciuti dagli Ordini o dal CNI.

Il fatto che i corsi, per fornire crediti ai fini della formazione permanente obbligatoria, debbano essere riconosciuti dal CNI o dagli Ordini può creare un problema per i professionisti ICT iscritti all'Albo degli Ingegneri. Spesso infatti essi si trovano, per esigenze di lavoro, a seguire corsi corsi molto impegnativi quali i corsi IBM, Novell, Microsoft, CISCO, Oracle, SUN , Linux, COBIT, ITIL ecc.) erogati da entità che non hanno interesse a richiedere il riconoscimento del CNI o degli Ordini, in quanto non hanno comunque problemi a riempire le aule.


„Dura lex sed lex“, recita il celeberrimo brocardo, risalente ad un'antica massima di Ulpiano: l'ingegnere dell'informazione si trova in questo caso nella situazione di avere speso tempo e denaro per aggiornarsi, ma doversi comunque sottoporre ad ulteriori oneri per acquisire i CFP necessari.

Esiste un rimedio a questa situazione
? Forse, per venire incontro agli iscritti gli Ordini ed il CNI potrebbero riconoscere certi corsi motu proprio, ma questo comporterebbe un'attività di vaglio troppo onerosa.
Esiste però un'altra possibilità per fare riconoscere le competenze acquisite e trasformarle in CFP: la certificazione delle competenze professionali da parte dell'Ordine.

Questa certificazione vale fino a 15 CFP/anno, che sommati ai 15 CFP auto certificati, corrispondono al fabbisogno annuale.
La certificazione è una procedura attraverso la quale un comitato di valutazione, composto da professionisti di riconosciuta competenza specifica selezionati dall’Ordine, valuta le competenze del candidato, sulla base di documentazione e di un colloquio/intervista.

E' evidente il peso che i corsi seguiti, anche se non riconosciuti, possono avere in questo processo.
Purtroppo ora gli Ordini attrezzati per certificare gli iscritti sono pochi, tra questi l'Ordine di Milano che ne è stato il pioniere, ma questa lacuna sarà presto riempita dall'Agenzia Nazionale per la Certificazione che il CNI sta predisponendo.
Le certificazioni oggi disponibili hanno validità di 3 anni, dopo di che le competenze vengono sottoposte a verifica. Questo significa che esse forniscono 15 CFP all'anno per 3 anni.

Il vantaggio di certificarsi può andare bene al di là del conseguimento dei CFP, in quanto la certificazione può essere uno strumento utilissimo per l'ingegnere per posizionarsi sul mercato, in particolare per l'ingegnere ICT se, come logico, le competenze verranno classificate secondo la norma UNI 11506:2013, che è stata elaborata da un tavolo tecnico di UNINFO (Ente di normazione federato all’UNI ), al quale ha partecipato Consiglio Nazionale degli Ingegneri.

La norma definisce i requisiti relativi all’attività professionale delle figure che operano in ambito ICT, indipendentemente dalle modalità lavorative e dalla tipologia del rapporto di lavoro, stabilendo i requisiti fondamentali per l'insieme di conoscenze, abilità e competenze che le contraddistinguono, stabilisce le metodologie con le quali descrivere la professionalità e definisce 36 tipi di competenze generali che sono di riferimento per tutto il settore ICT.
Con questi elementi è possibile costruire un amplissimo spettro di profili professionali del settore.

La norma UNI 11506:2013 è inoltre il punto di partenza per l'analoga norma Europea che il CEN sta sviluppando.
Grazie a questa norma è possibile indicare i profili professionali che richiede il mercato con un linguaggio chiaro ed univoco, valido sia per i liberi professionisti che per gli ingegneri dipendenti, sia in Italia che in Europa.
Questo non è un fatto banale, oggi infatti la stessa specializzazione ICT è spesso chiamata con nomi diversi, che creano confusione in chi deve ricercare personale o decidere di assegnare un incarico.

In conclusione la certificazione delle competenze degli ingegneri è utile:

  • per le aziende, in quanto facilita la ricerca e l'inquadramento del personale, potendolo incasellare in uno schema di riferimento chiaro e valido a livello internazionale.
  • per i committenti, in quanto facilita la ricerca del professionista adeguato alle proprie esigenze, scegliendolo tra elenchi predisposti dagli Ordini.
  • per il professionista, sia autonomo che dipendente, in quanto fornisce la consapevolezza della propria posizione nel mercato, quindi una maggiore possibilità di trovare lavoro o commesse corrispondenti alle proprie competenze.