Rigenerazione Urbana: la progettazione intermedia come metodo per guidare i processi di trasformazione

Arcadis Italia e il Consolato Generale dei Paesi Bassi hanno pubblicato il documento dal titolo “La Rigenerazione Urbana in Italia e nei Paesi Bassi. Soluzioni innovative per la città del futuro”. L'opera è frutto di una lunga analisi del settore nei Paesi Bassi svolta con la collaborazione di numerosi esponenti pubblici e privati. 

Il documento sottolinea l'importanza della rigenerazione urbana e di come la progettazione intermedia possa diventare chiave di volta per la lotta e la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico nelle aree urbane.

Abbiamo intervistato Andrea Vercellotti, Team Lead Government in Arcadis Italia, per sapere di più sul tema.


La progettazione intermedia per rigenerare le nostre città

Non è un caso che la pubblicazione di questo nuovo documento elaborato da Arcadis arriva a pochi giorni di distanza dalla presentazione del Sustainable City Index 2022, lo studio che Arcadis pubblica annualmente riferito alle 100 città più sostenibili al mondo.

Questo nuovo studio vuole offrire spunti di riflessione concreti ad alcune delle sfide più complesse che le amministrazioni pubbliche si trovano ad affrontare proponendo soluzioni innovative volte alla lotta e alla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico nelle aree urbane.

La progettazione intermedia viene individuata come lo strumento nelle mani delle pubbliche amministrazioni per guidare processi innovativi di rigenerazione urbana in un processo partecipato con gli attori privati, che sempre più legano i loro investimenti ad opere di interesse pubblico.

Nel documento trovano spazio progetti e processi virtuosi italiani e nederlandesi, che esemplificano il modello di città del futuro: resiliente e circolare, che metta il cittadino sempre più al centro della progettazione. Le complesse sfide della sostenibilità e inclusione necessitano non solo di un approccio interdisciplinare, ma anche internazionale e interculturale. Proprio per questo Arcadis Italia e il Consolato si sono uniti nel delineare uno studio che raggruppa visioni, capacità e strumenti per costruire un innovativo modo di vivere la città.

 

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Siamo felici di offrire alle pubbliche amministrazioni e agli investitori uno spunto di riflessione per sviluppare i futuri progetti di rigenerazione urbana. Il confronto fra realtà italiane e olandesi ha evidenziato come la sinergia fra pubblico e privato sia la chiave per costruire progetti di forte valore aggiunto per le comunità, sviluppando l’economia, la socialità e attività culturali delle aree coinvolte” ha dichiarato Massimiliano Pulice, Amministratore Delegato di Arcadis Italia.

La resilienza urbana è un tema trasversale e una sfida per ogni città. Proprio le città sono e saranno sempre più il centro nevralgico della vita dell’uomo, come ci ricordano le proiezioni delle Nazioni Unite, secondo cui due terzi della popolazione mondiale entro il 2050 vivrà in aree urbane. Questo avrà enormi impatti sulle infrastrutture delle nostre città, sulla qualità di vita e la disponibilità di materie prime come l’acqua. Sfide che comportano grandi responsabilità per le amministrazioni che devono garantire alti standard di vivibilità e una crescita economica sostenibile ed equa. La progettazione urbana è uno strumento chiave in questo contesto. Riconoscendo le diversità e mettendo a disposizione progetti e know how presenti nei Paesi Bassi, vorremmo rilanciare il confronto su questo grande tema con l’Italia, Paese con cui condividiamo molte ambizioni e che come il nostro molto sta facendo in questo ambito” ha dichiarato Mascha Baak, Console Generale del Regno dei Paesi Bassi a Milano.

Alla redazione del documento hanno contribuito: Circle Economy, Resilient Rotterdam, Stipo, MVRDV, EHA - Ector Hoogstad Architects, Rebel Group, Benthem Crouwel Architects, Decisio, Stadmakersfonds, Openfabric, West 8, Leadax, Sensar, S[&]T Corp, Over Morgen, One Architecture & Urbanism, EcoShape, MetroPolder Company, Energy Floors, Royal HaskoningDHV, e Metabolic.

Questo studio sarà la base per l’organizzazione di diversi incontri con i portatori di interesse italiani per stimolare il confronto e la collaborazione su questo tema, dichiara Arcadis Italia.

Per sapere di più sul tema abbiamo intervistato Andrea Vercellotti, Team Lead Government in Arcadis Italia.

 

La rigenerazione urbana in Italia e nei Paesi Bassi: l'intervista a Andrea Vercellotti

Ancora oggi in Italia manca una legge quadro sulla rigenerazione urbana. Fortunamente però sappiamo anche che diverse Regioni oggi dispongono di una legge regionale sul tema. Il processo rigenerativo e di trasformazione delle nostre città e territori è complesso, varia da territorio a territorio. Si può ancora pensare di fare a meno di una legge nazionale all’interno della quale siano fissati principi condivisi da seguire?

Andrea Vercellotti

Certamente non è pensabile. Le esperienze che si stanno conducendo a Milano e in Lombardia mi sembrano andare nella giusta direzione, cioè quella di affermare due principi. Un processo di rigenerazione senza un chiaro obiettivo pubblico e dei benefici per la comunità non ha una direzione; solo con una proposta pubblica autorevole e ambiziosa la trasformazione urbana può ridare alle città italiane lo slancio e la qualità dello spazio pubblico che vediamo in molte città europee. Viceversa senza l’apporto dei privati questi processi non sono in grado di compiersi, se non addirittura di essere attivati. Il bilanciamento di queste due esigenze è fondamentale e dovrebbe essere guidato da una legislazione nazionale coerente e applicabile ovunque.

 

Cosa si intende con il termine progettazione intermedia? Quali sono gli elementi chiave? Abbiamo gli strumenti per metterla in pratica?

Andrea Vercellotti

La progettazione intermedia è il metodo che Arcadis Italia applica nei suoi progetti di rigenerazione urbana. Ha a che fare con la scala con cui si guardano i processi di trasformazione urbana. La pianificazione urbanistica fissa dei principi di indirizzo, troppo spesso delegandone la declinazione a indici e parametri non sempre adeguati. D’altronde il singolo progetto alla scala architettonica non è in grado di incidere da solo, se non in casi particolarmente virtuosi, sulla complessità dei fenomeni urbani e sui temi più impellenti per la città di oggi, come la resilienza urbana, l’adattamento al cambiamento climatico, la mobilità sostenibile.

È la scala intermedia, quella del disegno urbano, che può ambire, mettendo a fattor comune una pluralità di iniziative, a trasformare parti intere di città, introdurre dinamiche di trasformazione in grado di progettarne l’adattamento, far convergere sull’obiettivo pubblico una pluralità di interventi privati. Il governo della trasformazione, che produce gli effetti più tangibili sulla qualità dello spazio urbano, si realizza esattamente a questo livello.

Vista la complessità dei rapporti e la varietà delle competenza chiamate in causa, è fondamentale il ruolo di regia di questi processi, che realtà come quella di Arcadis Italia svolgono nei progetti in cui sono coinvolte. Non esistono strumenti codificati. Il nostro è un approccio pragmatico, che adatta progetto per progetto l’esplorazione delle traiettorie di trasformazione delle città, a seconda del luogo, degli attori, delle risorse.

 

Oggi abbiamo a disposizione 50 miliardi di euro di finanziamenti PNRR per rigenerare le nostre città, tutto questo in un periodo di tempo relativamente breve per un cambiamento urbano e, oltretutto, non sufficiente a rigenerare tutto il territorio nazionale. Finanziare il cambiamento a lungo termine è possibile? In che modo?

Andrea Vercellotti 

Il PNRR si è innestato su una macchina dello stato che è sostanzialmente la stessa di prima, con tutti i suoi limiti e i suoi ritardi. Ammesso che si riescano a rispettare le tempistiche imposte dal piano, il cambiamento si svilupperà a lungo termine solo se l’investimento pubblico attiverà risorse private in grado di trascinare l’onda della trasformazione, moltiplicando il valore e la portata dei progetti. Se tutto si tradurrà in una miriade di interventi di manutenzione o di trasformazione puntuale, ma senza alcuna visione sistemica, l’occasione unica del PNRR sarà persa. Se invece questi progetti fisseranno quelli che abbiamo chiamato obiettivi pubblici, ma dando il via agli investimenti privati, che hanno bisogno di un ambiente urbano di qualità, ecco che la dinamica virtuosa verrà innestata.

 

Un processo di rigenerazione urbana mira a migliorare la qualità della vita delle persone all’interno dell’area oggetto di intervento, con ripercussioni positive anche dal punto di vista sociale ed economico. Cosa sono i processi di placemaking? Chi può guidare queste azioni partecipate?

Andrea Vercellotti  

I processi di Placemaking, una delle attività principali di Arcadis Italia, rappresentano un fondamentale momento di ascolto del territorio, di coinvolgimento di tutti i soggetti che potranno essere parte del processo di trasformazione e di definizione di una visione per la nuova identità di un luogo. Coinvolgere sin dalle prime fasi le comunità e i loro attori principali nei processi decisionali, che sono alla base dei progetti di rigenerazione urbana, significa garantire al processo di trasformazione obiettivi condivisi, un maggior coinvolgimento di tutti i soggetti coinvolti e, di conseguenza, una riduzione dei rischi anche per gli investitori. Nessuno come chi abita e conosce un luogo può essere in grado di dare un contributo alla definizione della sua evoluzione, ma solo se si riesce a creare un dialogo con esperti del settore e professionisti appassionati l’obiettivo può essere individuato in modo veramente convincente.

 

Città e territori resilienti: quali strumenti abbiamo a disposizione per il progetto? Quale ruolo hanno le municipalità locali? Non può esserci resilienza alla scala urbana se non ci sono edifici resilienti, quali sono le principali raccomandazioni?

Andrea Vercellotti 

Il tema della resilienza dei progetti di rigenerazione urbana definisce uno scenario in cui le forme fisiche, naturali ed antropiche interagiscono sia con le condizioni meteorologiche e gli agenti climatici, sia con le esigenze di sicurezza e salute delle comunità. Riguarda quindi l’impostazione dei progetti, che prevede una mutevolezza di condizioni, con lo scopo di consentire l’adattabilità e il recupero di un equilibrio sistemico. Nella fattispecie dei processi di rigenerazione urbana, il progetto già attiene a un recupero dell’ecosistema ambientale-urbano, ma vuole essere resiliente nella visione del futuro, per consentire azioni successive di adattamento e recupero rispetto a fenomeni naturali o emergenze sociali. In altri termini, la resilienza di uno spazio urbano riguarda un ciclo di attività che include: la preparazione, la previsione, l’adattamento e il recupero.

Il clima sta cambiando rapidamente e gli effetti di questo fenomeno stanno diventando sempre più evidenti. Precipitazioni estreme, onde di calore, fenomeni di siccità, con conseguenti emergenze abitative e sociali, stanno diventando costanti: per preparare le aree urbane al cambiamento climatico si rendono necessari investimenti mirati che rendano gli spazi esistenti e quelli di nuova progettazione all’altezza di questa sfida.

In questo scenario il ruolo delle amministrazioni locali è fondamentale, proprio perché le azioni che si possono applicare alla scala dell’edificio, per essere efficaci, devono essere inserite in un contesto più ampio per incidere su questi fenomeni.

Il singolo edificio deve essere quanto più possibile progettato in modo passivo, per ridurre il fabbisogno energetico e renderlo già in grado di reagire all’evento eccezionale.

 

Cosa si intende con il termine economia circolare urbana? Come possiamo guidare e monitorare il cambiamento?

Andrea Vercellotti

Le città sono tra i principali produttori e consumatori di risorse e non possono che trarre beneficio da un modello che permetta di rintrodurre le risorse utilizzate nel loro “metabolismo”. Per spiegare il concetto di economia circolare urbana, possiamo immaginare le città come dei corpi, in cui entrano continuamente risorse, come acqua, elettricità, cemento, cibo, tessuti, ecc. Nel modello di economia lineare, questi entrano nella città, vengono utilizzati ed escono come scarti. Economia circolare urbana significa trovare soluzioni che permettano di reimmettere queste risorse nel sistema e riutilizzarle.

Per guidare e monitorare il cambiamento sono disponibili molti strumenti che permettono di analizzare il flusso dei materiali che attraversano la città, per poi sviluppare strategie e piani di azione che richiudano il cerchio delle risorse. Nel nostro documento “La rigenerazione urbana in Italia e nei Paesi Bassi – Soluzioni innovative per la città del futuro”, abbiamo dedicato un intero capitolo a questo tema, portando come esempio realtà private specializzate e città che si sono attivate da tempo per rendere il loro modello economico circolare.

 

Il tema della mobilità assume un ruolo fondamentale nel percorso verso la transizione verde delle città. La mobilità è un fattore che impatta fortemente sullo spazio pubblico, di quali strumenti e strategie abbiamo bisogno per affrontare la mobility transition?

Andrea Vercellotti

 

Anche in questo caso l’efficacia dell’azione ha molto a che vedere con la scala alla quale vengono affrontati i fenomeni. Il ripensamento della mobilità deve essere complessivo e comprendere fenomeni a livello quantomeno regionale, come il pendolarismo e la città policentrica, dotarsi di strumenti di visione.

 

Arcadis Italia si sta occupando di progetti condivisi fra diversi comuni, fra attori pubblici e privati, che incideranno direttamente sulla qualità della vita delle persone, a partire da una nuova idea di mobilità sostenibile.

 

Le trasformazioni nell’ambito della mobilità sono il punto di partenza per la rigenerazione di intere porzioni di città, perché si portano dietro altre tematiche, come la qualità dello spazio pubblico, che un cambio d’uso di una strada può contribuire a incrementare notevolmente.

 

Quello che non si dovrebbe fare sono invece gli interventi parziali e privi di una visione d’insieme, che spesso sono addirittura controproducenti, perché creano pregiudizi verso alcune forme di mobilità.

 

Per concludere, gli elementi chiave per una transizione alla mobilità sostenibile sono: visione d’insieme, integrazione massima fra le diverse forme di trasporto, comprensione del potenziale trasformativo della mobilità e ideazione di un nuovo linguaggio per codificare le nuove forme di mobilità, di modo da costruire anche alla piccola scala la qualità dello spazio urbano.

 


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Chi è Arcadis

Arcadis è leader mondiale di consulenza e di progettazione nell’ingegneria civile e ambientale. Presente in 70 Paesi con oltre 28.000 dipendenti, dal 1888 porta valore ai propri clienti, offrendo soluzioni su misura, fondate sulla sostenibilità, la salute e la sicurezza del territorio e dei cittadini.

Arcadis Italia conta su oltre 170 persone negli uffici di Milano e Roma. Presente sul mercato italiano dal 2008, si colloca tra le prime società specializzate nella rigenerazione urbana, nella progettazione della bonifica del territorio, nel trattamento delle acque e nella progettazione di edifici ed insediamenti industriali sostenibili. Arcadis affianca i suoi clienti per l’intero ciclo di vita degli asset che sviluppa e gestisce nella loro ideazione, creazione, riqualificazione e digitalizzazione.

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