Costruiamo le città del futuro per ridare una speranza al nostro Paese

Per anni il settore dell’edilizia ha fatto da traino per il Paese Italia. L’esigenza per ognuno di noi di avere una casa, possibilmente di proprietà, ha di fatto alimentato l’economia italiana consentendole di diventare uno dei paesi più industrializzati al mondo.

I comuni grazie all’edilizia hanno alimentato i propri bisogni economici spostando sui costruttori e sugli utenti una serie di imposte, dazi, gabelle … impegnandosi a dare in cambio qualcosa che poi non è mai stato dato: non solo IMU (o TASI o …) ma ONERI di URBANIZZAZIONE, aree verdi da regalare alla collettività, oneri accessori (in cambio del permesso l’impegno a costruire una darsena, un campo da calcio, …) e tanto altro ancora, TUTTI ONERI che poi sono ricaduti sull’utente finale (qualcuno paga sempre il conto).

Un processo peraltro che – basandosi su questa logica: costruzioni = entrate – ha di fatto favorito la polverizzazione del settore delle imprese di costruzioni (tanti interlocutori, maggior potere centrale), e di conseguenza un basso livello qualitativo sia della preparazione imprenditoriale che delle costruzioni.
 
E siccome l’effetto domino non poteva fermarsi la polverizzazione è proseguita a livello di filiera con i fornitori, tante aziende piccole e non sempre preparate, tanti studi di progettazione, tante società immobiliari … solo i notai sono rimasti pochi.
 
L’equazione è stata perfetta per arrivare a città costruite in modo caotico, senza servizi urbani, con case poco sicure e poco efficienti, ma molto costose, da acquistare, da affittare, da mantenere.

Case dove ti puoi dar la mano tra un terrazzo all'altro, dove l'unico orizzonte che puoi vedere è il muro dell'edificio vicino, dove il parcheggio te lo conquisti sul marciapiede, l'autobus passa, ma sapere quando è il risultato di una equazione differenziale ... 

La crescita demografica ha però accumulato sotto il tappeto questi problemi, e l’Edilizia ha continuato a pompare soldi, così:
  • i comuni hanno continuato a spendere;
  • le imprese, i fornitori di mobili, finiture, tappeti, finestre, calcestruzzo, mattoni, piastrelle, tovaglie, televisori, … hanno continuato a, vendere e in alcuni casi hanno avuto la forza per diventare forti anche all’estero (ma pochi, perché la polverizzazione ammazza l’internazionalizzazione);
  • i professionisti si sono potuti permettere di continuare a lavorare in modo sottostrutturato con bassi costi e alta reddività ;
  • alcuni soggetti, spesso senza arte ne parte, hanno guadagnato cifre pazzesche facendo da intermediari;
  • i notai si sono comprati i palazzi in centro.
e tutto sembrava senza fine

Poi, un giorno, il Presidente degli Stati Uniti ha fatto la cazzata di non salvare la Lehman Brothers Holdings Inc., fondata nel 1850, e morta nel 2008, e tutto è cambiato.

 
Ora occorre ripartire, ma la soluzione non sta nel fatto che il Governo, aumentando il debito pubblico, vada a investire in nuove infrastrutture: certo, sarebbe utile, soprattutto per completare il sistema di trasporti di questo paese, ma sarebbe come una bustina di OKI per chi ha una malattia terminale.
E’ ora di finirla di pensare che il Governo debba fare il nostro agente commerciale per risolvere i nostri problemi di fatturato. Piuttosto che tagli un po’ di costi inutili e semplifichi in modo intelligente la normativa.
 
La soluzione non può essere che avere una base SOCIALE e non può che basarsi su due pilastri fondamentali: riequilibrio delle differenze sociali e rinnovo delle periferie.

In una lettera al Sole 24 Ore Renzo Piano entrava nel merito di questo principio “Siamo un Paese straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile. È fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso tempo e denaro per far manutenzione. Ma sono proprio le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l'energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. C'è bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono delle idee.”

 
In realtà, prima di tutti, ne aveva parlato Adriano Celentano ma nessuno sembrava volerlo ascoltare, poi arrivarono diversi annunci e interventi ministeriali riguardo a provvedimenti e demolizioni per le torri e le stecche di Tor Bella Monaca e il Corviale: più in generale, col tempo, si prese lentamente coscienza che per le Periferie italiane bisognava fare assolutamente qualcosa.
Su http://www.listonemag.it/  scriveva Ciro Patricelli :”Riuscite ad immaginarvela, la periferia? Le Lavatrici di Genova, il Gallaratese di Milano, il Pilastro di Bologna, poi spostatevi a Roma, nel Laurentino Q38, o visitate le Vele di Napoli e lo ZEN di Palermo: la lista è lunga, le foto scattate ad immortalare questi UFO sono tante. Ogni città italiana, infatti, ha visto sorgere negli anni 60-70 del secolo scorso la sua periferia Hard: è la SLAB URBIA, la periferia dell’Europa modernista costruita con l’impiego lastre (slab, appunto), stecche e torri che sono diventate simbolo di un brutalismo architettonico allora tanto in voga. Sono centinaia di migliaia, se non milioni, i cittadini italiani costretti a vivere all’interno di scatoloni di conglomerato cementizio armato, in ossequio a una sperimentazione disastrosa. E usare il termine “costretti” non è affatto una esagerazione: i cittadini che vi abitano, economicamente disagiati e precipitati in un sistema malsano che li ha presto fagocitati, non hanno mai avuto la possibilità di poter scegliere. L’edilizia popolare ha sempre previsto, infatti, l’utilizzo di denaro pubblico per la costruzione di abitazioni per persone che la società ha, senza sforzo alcuno, etichettato con un semplicistico ‘serie B’. In quegli anni, così come oggi, si sono creati veri e propri ghetti progettati da architetti che per primi mai vi prenderebbero casa. Nessuno potrà mai dire con orgoglio di dimorarvi, e i progettisti ne parlano distrattamente dai salotti dei loro palazzi storici, nei centri delle più belle città italiane.” 
Dobbiamo ridurre le disuguaglianze, perché oggi:
  • il comune cittadino non si compra una casa solo perché la banca non gli da il mutuo, ma perché le case costano troppo e non ha risorse per poterle comprare;
  • una donna non ha problemi a coniugare il ruolo di madre e lavoratrice perché non ci sono le quote rosa, ma perché l’asilo e le scuole chiudono troppo presto (sia come orari che come giorni di festa), gli insegnanti scaricano parte del loro lavoro sui compiti a casa (incubo di ogni madre), perché per portare i figli a fare un po’ di sport o fargli godere un po’ di aria pulita devono fare i taxisti tutta la settimana (quando potrebbe diventare un’attività pomeridiana delle scuole) e … la lista potrebbe continuare;
  • gli anziani vivono con badanti che spolpano le famiglie e non riescono neanche a tenere compagnia perché per la maggior parte ucraine e rumene (non è un fatto di lingua, ma di condivisione culturale di argomenti) e spesso riempiti di farmaci perché le case sono insalubri e fredde , perché riscaldare costa e le pensioni fanno schifo (ma i vitalizi no).  
E come dicevo le case costo troppo. Costano troppo perché ci sono troppe tasse da pagare per chi costruisce, e non nascondiamoci dietro al costo degli oneri di urbanizzazione (i nostri sindaci non hanno costruito ne fogne, ne marciapiedi, ne altro con quei soldi); costano troppo anche perché dietro a ogni edificio c’è una speculazione connessa alla supervalutazione del suolo, che vuole realizzare chi per anni ha aspettato che il terreno che ha comprato agricolo a due soldi diventi  edificabile; costano troppo anche perché chi cura la vendita vuole guadagnare in un colpo solo il 6% (3% dal proprietario e 3 dall’acquirente); costano troppo anche perché le tasse collegate alla vendita sono troppo alte e il notaio ci fa un guadagno tale da rendere questa categoria tra i più ricchi di ogni città. Una nota diversa:  professionisti e fornitori di materiali non incidono in questo costare troppo, sono entrambe sottopagati, e a volte non sono neppure pagati !!!

E come dicevo manca la liquidità alle famiglie, ma non solo perché gli stipendi sono bassi (e il costo del lavoro è altissimo), ma perché vivere in queste periferie costa tantissimo. Se queste periferie fossero SMART ed efficienti, quanta liquidità si potrebbe restituire a chi vi abita.
 
Alcuni esempi:
  • Una periferia con i parcheggi pubblici sufficienti consente di non dovere comprare due garage. Risparmio = 20.000 euro circa
  • Una periferia con un supermercato, asilo, scuole elementare e media, e parco pubblico al centro (non tanti piccoli spazi verdi che poi nessuno manutiene) con giochi, piscina, palestra consente di avere in famiglia un’auto in meno. Risparmio = 4.000 euro l’anno (considerando un’utilitaria che venga ammortizzata in 10 anni) e per la famiglia da tanto tempo libero in più
  • Un sistema di WIFI diffuso per il quartiere: Risparmio = 1000 euro anno almeno perché così si potrà telefonare usando internet, ogni utente non dovrà fare un abbonamento singolo, …
  • Sistema di sicurezza del quartiere con telecamere: Risparmio = non quantificabile ma enorme. Basta inferriate alle finestre, basta timori per la sicurezza nei parchi e nella mobilità, maggiore attenzione al decoro, alla pulizia …
  • Modellazione energetica del quartiere e case in classe A+: per una casa di 80 MQ vuol dire risparmiare 2000 euro/l’anno, almeno.  
Queste sono le tematiche che, per chi scrive, dovrebbero essere alla base di un piano del governo (che dovrebbe avere un ministro per le Città)  per fare ripartire non l’edilizia, ma l’intero Paese.
E in tal senso credo che sia encomiabile l’iniziativa presa dal Presidente di Bologna Fiere Duccio Campagnoli di voler istituire da 3 anni un FORUM in cui si affrontino queste tematiche all’interno di SAIE.
 
Non posso che condividere lo slogan che anima il FORUM di quest’anno: #Costruiamo le #città del #futuro: L’Italia che vuole ripartire, l’Italia che sa ripartire!

 

SAIE è il luogo giusto per farlo perché Il SAIE ha accompagnato in tutti questi anni lo sviluppo del costruire italiano, con i suoi successi e con le difficili sfide che di volta in volta si è trovato ad affrontare. E’ stato un punto di riferimento costante per il confronto tra le esperienze e l’incontro tra imprese, professionisti e rappresentanti delle istituzioni.
Oggi il Saie si tiene in concomitanza con Smart City Exhibition, per sottolineare che il miglioramento della qualità della vita nelle città, reso possibile anche dalle nuove soluzioni tecnologiche, è il contesto nel quale si può e si deve ripartire.
 
Un ciclo si è ormai concluso, quello nel quale il territorio e l’energia erano risorse disponibili senza limiti e a basso costo. La grande sfida del futuro è risparmiare entrambe le risorse e puntare con decisione sulla qualità del costruire, sull’efficienza energetica, sulla sicurezza del territorio e degli edifici, sulla sostenibilità ambientale delle infrastrutture. Accompagnando la riqualificazione dell’ambiente costruito con la realizzazione delle tecnologie abilitanti della Smart City per mettere i cittadini al centro dello sviluppo delle proprie comunità.
 
Con questo spirito si stanno organizzando il Forum del 50° che coinvolgerà tutte le Autorità ed il tessuto Associativo dei professionisti e delle amministrazioni territoriali attorno ai temi di maggiore attualità che vedranno protagoniste le aziende con la loro capacità di generare innovazione. 
Sette grandi eventi durante i quali politici, amministratori, imprenditori e ricercatori saranno coinvolti in una riflessione comune e chiamati a proporre soluzioni e idee innovative capaci di incrementare realmente la qualità della vita dei cittadini, coinvolgendo l’intera filiera del mondo delle costruzioni nel segno della ripartenza.
 
E a cui sarà sottoposto un documento, una vera e propria agenda perché le parole non restino tali. Credo cha sia importante partecipare, dal 22 al 25 ottobre 2014 a Bologna, non solo per l’edilizia, ma per il nostro futuro.

Andrea Dari
Editore INGENIO
 

TAG: città futuro, periferie, sociale, smart cities, smart city, casa, prezzi casa, SAIE, FORUM

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