Smart cities grid e rigenerazione urbana

The net of energy and urban regeneration

RIGENERAZIONE URBANA SMART O “MOLECOLARE”

Rigenerazione urbana come processo diffuso
Se ci si pone l’obiettivo di definire il processo di rigenerazione urbana è necessario affrontare il tema dello spazio e del tempo, senza alcuna pretesa filosofica, ma ponendo il problema della distanza tra la pianificazione urbanistica usuale e la necessità di intervenire con tempi sostenibili ed economici. Un efficiente programma pubblico (processo) di rigenerazione urbana dovrebbe permettere di operare a tutte le scale con una modalità sincronica e non “burocraticamente” diacronica. In letteratura si individuano ambiti d’intervento di rigenerazione in contesti urbani periferici e marginali, caratterizzati da carenza di attrezzature e servizi, degrado degli edifici e degli spazi aperti e processi di esclusione sociale. Non sono esclusi i contesti urbani storici interessati da degrado del patrimonio edilizio e degli spazi pubblici, da disagio sociale e da processi di sostituzione sociale e terziarizzazione.

Quando si prova a definire il processo di rigenerazione sostenibile dei tessuti urbani individuare le scale di intervento diventa essenziale:

• l’intervento di scala urbana, o d’ambito, che si configura come riqualificazione funzionale di aree dismesse o dequalificate del territorio urbanizzato.
• l’intervento di scala edilizia, o di comparto, che si configura principalmente come rigenerazione (edilizia, energetica, ambientale, ecc.) dei tessuti consolidati.
• l’intervento sulla qualità urbana, principalmente riferita alla riqualificazione dello spazio pubblico e alla sua accessibilità e fruibilità in sicurezza.

La strategia generale pubblica (anche del disegno urbano) dovrebbe sistematizzare i diversi layer, cercando di non correre il rischio di individuare la scala ma di fallire il target. La rigenerazione urbana “molecolare”, o smart, deve essere in grado di cogliere la dimensione edilizia, anche se su vasta scala, generando un processo che si colloca nell’ambito della sostituzione e ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente, perseguendo finalità sociali al pari delle edilizie, oltre agli obiettivi di sicurezza e di efficienza energetica.

Rigenerazione energetica degli edifici
La necessità sempre più urgente, quindi, di un recupero del patrimonio edilizio esistente, che come sappiamo per il 65% ha più di 30 anni, comporta uno studio accurato e preliminare per non “consumare” risorse preziose in un tempo nel quale tendono ad essere scarse. Una via auspicabile, e certamente percorribile negli anni a venire. È far corrispondere, in modo sinergico, interventi diffusi (quindi “molecolari”) per il risanamento edilizio con interventi per la riqualificazione energetica.

Riqualificazione urbana diffusa quindi può voler dire anche, e soprattutto, riqualificazione energetica e sicurezza antisismica. L’Unione Europea con la nuova programmazione dei fondi europei 2014-2020 incentiva fortemente proprio questo tipo di azioni, e con le Direttive 2012/27 e 2010/31 ha fissato la visione e le scelte da intraprendere per fare dell'efficienza energetica la chiave per una riqualificazione diffusa e ambiziosa del patrimonio edilizio, ovviamente anche quello italiano.

Un’occasione che non deve essere sprecata, e come ricorda anche Legambiente “è importante costruire un’alleanza che coinvolga tutti i soggetti sociali e imprenditoriali, politici e associativi che vogliono puntare a fare dell’efficienza energetica e statica del patrimonio edilizio la leva per uscire dalla crisi, creando occupazione (si stima almeno 600mila posto di lavoro) e nuove opportunità per le città italiane. Sulla base delle risorse previste nell'ambito del nuovo quadro finanziario comunitario per l'Italia, considerando i vincoli per la destinazione a interventi in materia di energia e clima e i cofinanziamenti, le risorse che si possono mobilitare per l'efficienza energetica sono pari ad almeno 7 miliardi di Euro.” In questo processo centrale è il ruolo dei soggetti pubblici, centrali e locali.

All'interno dell'articolo integrale la descrizione del progetto RE-BUILD, a REGGIO NELL’EMILIA, come esempio di  BEST PRACTICE.

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