Considerazioni su criteri e tecniche per la riparazione e il rinforzo strutturale delle costruzioni storiche

Premessa

Terremoti in grado di provocare danni significativi si verificano (purtroppo) frequentemente sul territorio nazionale, mettendo ogni volta puntualmente a nudo, in particolare, la grande fragilità del nostro patrimonio architettonico e storico-artistico, che ci è infatti trasmesso profondamente segnato da tali eventi. Singoli edifici e interi centri urbani hanno infatti assunto nel tempo forme, valori e significati storici indissolubilmente legati alla storia sismica di ogni specifico sito: le soluzioni e le tecniche costruttive di volta in volta adottate per ricostruire e/o riparare danni sono infatti testimonianza delle specificità culturali e socio-economiche dell’epoca e del sito in cui un terremoto si è verificato.
II mondo tecnico/scientifico ha progressivamente preso atto di tale realtà in tutte le sue implicazioni sulle attività necessarie a continuare a garantire a tale patrimonio la sopravvivenza e un uso adeguato anche alle moderne esigenze conservandone tuttavia la capacità di trasmettere, in continuità con il passato, le forme, i valori e i significati sopra citati.
Da una parte, infatti, sono stati sviluppati e via via recepiti nelle norme tecniche nazionali, sia pure fra difficoltà e contraddizioni non ancora del tutto risolte, approcci ingegneristici al problema della sicurezza strutturale specifici per l’edilizia storica, sintetizzabili negli ormai ben noti concetti di “miglioramento” della sicurezza strutturale, anche nella sua particolare modalità di realizzazione attraverso “riparazioni o interventi locali”.
Dall’altra, è iniziata, a partire da terremoto de Friuli nel 1976, una frenetica ricerca, che non si è mai esaurita, di materiali, prodotti e tecniche per la riparazione e il rinforzo delle costruzioni storiche, spesso proponendo, accanto a quelle “tradizionali”, soluzioni basate su tecnologie in uso nelle costruzioni moderne, con una crescente propensione ad enfatizzarne ed esaltarne i caratteri “innovativi” , che non sono stati sempre, e di per sé, garanzia di reali successi, come (ancora una volta purtroppo) evidenziato dal confronto, nel corso delle esperienze emergenziali post-sisma succedutesi dal 1976, con effetti purtroppo sempre “distruttivi” nei centri storici, anche laddove tali tipi di intervento erano già stati eseguiti (Figure seguenti).

 
Figura 1 a: Sellano (PG),1997. Scorrimento del piano della copertura; in occasione di un intervento pre-sisma, la copertura tradizionale era stata sostituita con una copertura più rigida e pesante; nessun intervento di rinforzo era stato eseguito sulle strutture verticali in muratura (terremoto Umbria-Marche, 1997). Figura 1 b: Gli effetti dell'evento sismico su strutture verticali irrigidite con paretine armate (terremoto Umbria-Marche, 1997).
Figura 1 c: Chiesa di San Biagio d'Amiterno (AQ). Crollo parziale della facciata principale della chiesa; la copertura, in occasione di un intervento pre-sisma, è stata irrigidita attraverso l'inserimento di una soletta in cemento armato (terremoto de L'Aquila, 2009). Figura 1 d:Collasso di un arco nella Chiesa di San Marco a L'Aquila (AQ), causato dalla rotazione rigida dei soprastanti timpani, in cemento armato. Nell'immagine è possibile osservare il distacco delle fibre di carbonio applicate all'intradosso dell'arco in occasione di un intervento pre-sisma (terremoto de L'Aquila, 2009).

Figura 1e: Particolare dell’area di crollo invasa dalle macerie in corrispondenza della zona absidale e presbiteriale della Chiesa di San Pietro Apostolo Onna (AQ) – Sisma 2009: intervento con cuciture armate risultato inefficace.

 

Ne è risultata evidente la necessità di operare il più possibile in continuità con la grande tradizione costruttiva del nostro paese, dando il giusto ruolo a criteri e metodologie di intervento tradizionali - le “regole dell’arte” (8) - senza rinunciare alle innegabili opportunità che offre un appropriato uso delle tecnologie più innovative.
Di tale aspetti del problema che stiamo considerando si occupa un articolo (9) (“Conservazione del patrimonio architettonico e sicurezza sismica: insegnamenti dalle recenti esperienze italiane”) recentemente pubblicato sulla rivista “Materiali e Strutture” (Nuova Serie, numero 1-2, 2012), da cui sono tratte le considerazioni seguenti.

I dibattiti su tali temi – sempre intensi, spesso accesi e ancora oggi non sopiti – non sempre sono stati svolti con la necessaria lucidità, in un contesto generale, culturale e tecnico-operativo, forse troppo condizionato dalle pressioni che fra innovazioni tecnologiche, non sempre adeguatamente motivate preventivamente testate, e forti interessi, pubblici e privati, spesso conflittuali, per quanto legittimi – sono state esercitate da frequenti, e sempre impellenti, necessità di gestione di emergenze (fonti di continui ripensamenti) e da ineludibili esigenze di sviluppo di piani di mitigazione del rischio.

Ne ha certamente sofferto la chiarezza di impostazione concettuale del problema della progettazione di interventi strutturali sul costruito storico, come emblematicamente dimostrano gli impropri caratteri di volatilità che talvolta assumono concetti fondamentali, derivanti dal necessario confronto multidisciplinare, quali l’invasività e la compatibilità, che costituiscono l’essenza stessa dell’approccio progettuale di “miglioramento” della sicurezza strutturale.

Eppure è ormai indispensabile e indifferibile un sereno lavoro di sintesi dei risultati di alcuni decenni di studio e applicazione dei temi sopra citati, soprattutto in vista di far adeguatamente fronte all’enorme, per molti aspetti senza precedenti, sforzo che sarà richiesto per ricostruire centri storici , fra cui uno grande e di grande valore come L’Aquila, e per salvaguardare territori e paesaggi, ricchissimi di testimonianze storiche, gravemente segnati dai terremoti che hanno colpito l’Abruzzo e l’Emilia.
Merita una particolare attenzione, in tale contesto, il tema dell’approccio al miglioramento della sicurezza strutturale attraverso interventi “di riparazione e locali”, soprattutto per quanto riguarda le opportunità che offre in relazione alla mitigazione del rischio di interi aggregati urbani.
 

NELL'ARTICOLO COMPLETO VENGONO PRESI IN CONSIDERAZIONE:

  • La mitigazione del rischio sismico di un centro storico: un approccio “sostenibile”;
  • La sicurezza e conservazione fra complementarità e conflittualità;
  • Il progetto e tecnologia fra tradizione e innovazione;
  • La riparabilità: un criterio di progetto per la conservazione fra manutenzione e riparazione/rinforzo.