FACCIATE FOTOCATALITICHE: l’uso di intonaci attivi per esterni

 

Il rivestimento delle superfici esterne degli edifici nasce in tempi antichi, addirittura con testimonianze risalenti alle civiltà mesopotamiche del V secolo a.C., in cui si sono trovate tracce dei primi “intonaci” a base di gesso e di malte, ottenute aggiungendo acqua agli impasti per i mattoni.Intonacare significa sostanzialmentericoprire con uno strato più o meno sottile di malta, rifinendo le pareti interne e/o esterne delle costruzioni. Nei tempi passati, questa operazione apportava e garantiva alle strutture una maggiore durabilità, una protezione contro le intemperie e una barriera all’umidità soprattutto per locali quali bagni e cucine. Il suo utilizzo si diffuse anche in antica Grecia ma il suo splendore venne raggiunto principalmente ai tempi dei Romani, quando si capì che caratteristica fondamentale di tali intonaci doveva essere l’aderenza al supporto. Ecco che nacque l’esigenza di trovare i materiali adatti, disponibili in tale epoca, per poter garantire la leggerezza delle strutture e contemporaneamente l’impermeabilità delle superfici ricoperte. Una grande attenzione venne posta nella scelta degli ingredienti (calce, sabbie, pezzi di mattoni misti,..) e soprattutto nel verificare la corretta funzionalità tramite prove e ricerche degli impasti da utilizzare, redigendo già dei veri e propri trattati, una sorta di antenati delle normative odierne.
L’evoluzione dei prodotti per realizzare l'intonaco, si è spinta alla ricerca di caratteristiche che vanno oltre alla funzione estetica e di salubrità dell’ambiente. L’esigenza di sostenibilità delle opere costituisce uno stimolo per prestazioni.
Un esempio di prodotto frutto della ricerca della sostenibilità è costituito dai rivestimenti minerali decorativi ad elevate attività fotocatalitiche, altamente traspiranti per finiture e protezione di intonaci e superfici assorbenti, sia interne che esterne, in grado di eliminare oltre il 60% di NOx.
L’applicazione di questi prodotti decorativi per facciate garantisce buone resistenze agli agenti atmosferici ed ai raggi UV, e nello stesso tempo, partecipa al miglioramento della qualità dell’aria sfruttando le proprietà fotocatalitiche dei principi attivi presenti. Il processo fotocatalitico riproduce in pratica ciò che avviene in natura con la fotosintesi clorofilliana: si tratta di un fenomeno naturale che attraverso l’azione dell’energia luminosa modifica la velocità di una reazione chimica, inducendo la formazione di reagenti fortemente ossidanti che sono in grado di decomporre le sostanze organiche ed inorganiche nell’atmosfera. In questo modo, si favorisce e si accelera la decomposizione degli inquinanti presenti, che sempre più si accumulano nell’ambiente in cui viviamo. La reazione avviene anche in presenza di pioggia, di radiazione solare diffusa o in interni con luce artificiale, in quanto è necessaria poca luce per l’attivazione del principio attivo.
Questi intonaci contribuiscono alla riduzione dello smog in città, attraverso l’abbattimento delle polveri sottili (PM 10 – PM 2,5), della CO2, degli ossidi di azoto (NOx) e di zolfo (SOx), emessi dagli scarichi delle automobili, dalle industrie e dagli impianti di riscaldamento a combustibili fossili, trasformandoli in sali, quali nitrati e carbonati, non nocivi. La fotocatalisi degrada le sostanze che si depositano sulle pareti, facendole dilavare dall’acqua e dal vento permettendo così di mantenere pulite le superfici, conservandole inalterate nel tempo.
Dal punto di vista estetico, questi nuovi rivestimenti si presentano principalmente bianchi per effetto del biossido di titanio (TiO2), che è sempre più utilizzato nelle pitture come nanopigmenti, ma possono essere anche colorati, con le finiture più disparate e possono essere applicati su ogni tipo di supporto e superfici tradizionali minerali.
I meccanismi di fotocatalisi grazie a nanoparticelle di biossido di titanio conferiscono ai materiali, per uso edile, diverse proprietà: in primo luogo come già detto, sono antinquinanti, poiché contribuiscono alla purificazione dell’aria; sono deodoranti, poiché sono in grado di decomporre gas tossici organici maleodoranti; sono antibatterici, poichéprevengono le muffe e la formazione di microrganismi, anche se in realtà questo processo non uccide le cellule dei batteri, ma le decompone solamente; sono autopulenti, poichè lo sporco viene lavato via con la pioggia preservandone le caratteristiche estetiche, specialmente quando le mura esterne dei palazzi vengono sporcate, ad esempio, dai gas di scarico dei veicoli. Ecco la dimostrazione del fatto che si tratta di malte decorative ecocompatibili ed ecoattive, che garantiscono il rispetto rigoroso dei requisiti fondamentali di traspirabilità, porosità e naturalezza richiesti dalla Bioedilizia.
Entrando più nel dettaglio tecnico, tali intonaci, che devono essere dotati chiaramente di marcatura CE, sono conformi alla norma EN 998-1 che racchiude le “Specifiche per malte per opere murarie - Malte per intonaci interni ed esterni” e ne regola i requisiti prestazionali.
Dopo lo sviluppo di un nuovo tipo di prodotto e prima dell’inizio della produzione e della commercializzazione, si devono eseguire prove di tipo iniziale appropriate, a conferma che le proprietà previste in fase di sviluppo soddisfano i requisiti della presente norma e i valori da dichiarare per il prodotto.
Le prestazioni tradizionali degli intonaci vengono verificate eseguendo test in conformità alle norme della serie EN 1015. Tali prodotti devono possedere buone resistenze a compressione e flessione, garantire un’ottima adesione ai supporti e la durabilità nel tempo, verificata effettuando in laboratorio opportune prove atte a simulare l’attacco degli agenti atmosferici e/o cicli di gelo/disgelo in camera climatica. Devono inoltre essere verificate l’assorbimento d’acqua per capillarità, la permeabilità al vapore acqueo e la conducibilità termica, oltre alle proprietà della malta fresca quali lavorabilità, contenuto d’aria, massa volumica.
L’effettuazione di queste prove permette di valutare e garantire l’idoneità di tali materiali a tutela dei produttori, degli utilizzatori finali e dell’ambiente che ci circonda e lariduzione dei costi di manutenzione delle costruzioni.

 


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