Vulnerabilità sismica e Beni Culturali


Nel presente articolo si esamina il tema del rischio sismico dei beni culturali considerando sia gli edifici di pregio che i beni artistici in essi eventualmente contenuti. Si vuole evidenziare come l’approccio delle vigenti normative, rivolto verso l’obiettivo di limitare gli interventi di prevenzione per privilegiare gli aspetti legati alla conservazione, sembra non tenere nel giusto conto le innumerevoli perdite di importanti manufatti subìte negli eventi sismici del passato anche recente.
Peraltro, con queste disposizioni sono principalmente i tecnici che si dovranno far carico, per i danni e i crolli causati dagli eventi sismici futuri, della responsabilità di tali mancati interventi.
L’approccio metodologico della vita nominale ridotta, definita come periodo in cui la costruzione può essere considerata “sicura” dal punto di vista probabilistico, introdotta senza indicare precise limitazioni, fornisce sensazioni di sicurezza che sono del tutto infondate; basta guardarsi indietro per comprendere che, contrariamente alla percezione comune, il sisma purtroppo è un evento tutt’altro che raro.
Le inerzie legate a tale falsa sensazione dovrebbero comunque essere evitate dall’Organo centrale deputato alla tutela dei beni culturali su l’intero territorio nazionale (il MiBACT) tenendo conto che la probabilità di perdere nel giro di pochissimi anni un elevato numero di costruzioni (chiese, palazzi, etc) e di manufatti artistici (statue, affreschi, etc) corrisponde alla quasi assoluta certezza.
Se si partisse da questa consapevolezza, l’approccio che ne dovrebbe conseguire potrebbe essere quello di un rapido ed ampio screening inteso ad individuare le situazioni più critiche (beni più rilevanti e più a rischio, e conseguente scala delle priorità) sia per gli edifici che per i beni museali. Ciò consentirebbe la messa in atto di concrete e mirate politiche di prevenzione e tutela, attuando gli interventi con maggiore rapporto benefici/costi.

Introduzione
Il problema della conservazione dei beni culturali e della loro tutela rispetto ai possibili effetti dei terremoti è particolarmente importante nel nostro Paese, colpito purtroppo da frequenti terremoti, ricchissimo di storia e quindi di beni soggetti a questo rischio.
Così, nel passato, si sono verificate moltissime perdite di memorie storiche e di beni culturali; in epoca recente basti ricordare gli ultimi eventi sismici (figure 1 e 2): da Assisi (1997) a L’Aquila (2009), sino ai più recenti eventi emiliani (2012). Tutto ciò non può che ribadire la necessità di procedere nella direzione di una prevenzione ben mirata, con l’obiettivo di tutelare almeno i beni culturali più importanti nei confronti delle possibili azioni sismiche.



Figura 1. L’Aquila dopo il sisma del 2009: ribaltamento di statue nella Galleria Nazionale d’Abruzzo e affreschi distrutti a Palazzo Branconio-Farinosi.



Figura 2. Crollo delle volte affrescate della basilica superiore di San Francesco ad Assisi e, a destra, risultati del restauro. “Decine i restauratori impegnati nel lavoro di quello che è stato chiamato Il cantiere dell'utopia; 60.000 le ore impiegate, per un costo di 72 miliardi di lire, circa 37 milioni di euro” (da la Repubblica/cultura_scienze: Riapre la Basilica di Assisi sconfitto il terremoto, 27.11.1999).


ALL'INTERNO DELL'ARTICOLO INTEGRALE SI APPROFONDISCONO:

  • Quadro normativo
  • Vita nominale ridotta e responsabilità dei singoli (progettista, committente)
  • Vita nominale ridotta dei BBCC e responsabilità dello Stato
  • Vita nominale di un bene artistico
  • Percorsi di verifica sismica per beni culturali
  • Due casi di studio: la Rocca Albornoziana di Spoleto e il Palazzo dei Priori di Perugia