Ddl concorrenza: la Rete delle Professioni Tecniche chiede la totale revisione dell’art.46

In occasione dell’audizione presso la X Commissione del Senato, la Rete delle Professioni Tecniche ha chiesto a gran voce una nuova norma che regoli, nel rispetto della concorrenza, l’attività professionale in forma associata e che imponga alle società di ingegneria di ottemperare agli stessi obblighi cui sono sottoposti le Società tra Professionisti e i liberi professionisti.
 
“Una norma da riscrivere integralmente e che la Rete delle Professioni Tecniche vuole con forza per permettere ai professionisti di competere ad armi pari con le società di ingegneria”. Queste le parole di Armando Zambrano, Coordinatore della RPT, in occasione dell’Audizione della Rete avvenuta ieri 17 novembre presso la 10° Commissione (Industria, commercio, turismo) del Senato, nella quale si è discusso del Ddl concorrenza ed, in particolare, dell’attività professionale in forma associata.
 
Il tema viene ora affrontato nell’articolo 46 del Ddl Concorrenza, dopo che la Camera lo scorso 7 ottobre aveva approvato, in prima lettura, l’emendamento all’art.31 in materia di società di ingegneria.
Davanti alla Commissione Zambrano ha ricordato come quest’ultima versione dell’articolo si ponga l’obiettivo di sanare i contratti stipulati irregolarmente dalle società di ingegneria con i privati negli ultimi 18 anni e che, solo in questa legislatura, una serie di proposte simili hanno incontrato la bocciatura del Parlamento, a cominciare dal decreto-legge n. 91/2014 c.d. Competitività. Come se non bastasse, la stessa Antitrust non ha mai fatto cenno all’esigenza di una “interpretazione autentica” che affermi la validità dei contratti conclusi dalle società di ingegneria in spregio alla normativa vigente.
La stessa Commissione II Giustizia della Camera aveva suggerito lo stralcio della norma e invitato a riformulare l’articolo 31 sulla base di un emendamento secondo cui l’accesso alla sanatoria dei contratti privati doveva essere consentito esclusivamente alle società di ingegneria che, entro sei mesi dalla data di approvazione della legge, avessero regolarizzato l’iscrizione all’Albo, nella logica di adesione a tutti i requisiti richiesti ai professionisti e alle società tra professionisti, in modo da operare sotto le medesime regole e nelle stesse condizioni.
 
“Inaspettatamente – ha dichiarato Zambrano - e in contrasto con tutti i pareri e le valutazioni precedenti, complici una serie di pressioni tese a tutelare interessi particolari, tutto il lavoro fatto è stato stravolto. Il prodotto di questa concitata vicenda parlamentare svoltasi alla Camera è l’articolo 46 del Ddl Concorrenza, una norma con evidenti profili anticostituzionali, anticoncorrenziali e contrari all’etica professionale”.
 
Com’è noto, i professionisti tecnici italiani lamentano il fatto che alle società di ingegneria sarebbe permesso di accedere al mercato degli affidamenti privati senza aderire agli obblighi imposti alle società tra professionisti ed i professionisti, violando così le più elementari regole della concorrenza. Da qui la richiesta di una totale riscrittura della norma che risolva definitivamente la questione nel rispetto di tutti, anche di quelle società di ingegneria che, a differenza di altre, in questi anni non hanno stipulato contratti con i privati, conformandosi al dettato normativo.
 
“A differenza di altri, non portiamo avanti esigenze corporative – ha concluso Zambrano – Siamo, invece, impegnati quotidianamente, oltre che nelle nostre faticose attività professionali, anche in costanti riflessioni su quale sarà il ruolo del professionista tecnico nella nuova società. Siamo abituati a risolvere problemi, non a crearne. Speriamo di essere ascoltati fino in fondo”.