Ma l'Iscrizione all'Ordine vale ancora ?

Alcuni giorni fa ho avuto modo di leggere un articolo del Direttore di Ingenio, Andrea Dari, sulla formazione.

L'articolo, che condivido in linea di principio, ritengo tralasci alcuni temi caratteristici dell'esercizio della professione in provincia e di chi si trova ad essere giovane, suo malgrado, poiché l'Italia non é un paese per giovani, così come si intitolava un Seminario organizzato dall'Ordine di Torino a Restructura poco tempo fa.

Le mie considerazioni, che espongo, sono frutto dell'esperienza personale e del confronto con altri giovani colleghi, nonché della presenza su un territorio che è tutta provincia: la provincia di Cuneo.

Quando si tratta di FORMAZIONE è normale finire ben presto nel discorso delle COMPETENZE e delle CAPACITÀ effettive dei professionisti e molte volte si tende a sottolineare che i giovani siano meno attrezzati.

Un conto è la FORMAZIONE CHE SI ACQUISISCE IN ANNI DI STUDIO, un altro sono le COMPETENZE DELLA PROFESSIONE che si possono esercitare SOLO CON L'ISCRIZIONE ALL'ORDINE.

Ancora un'altra cosa sono le CAPACITÀ EFFETTIVE del singolo di esercitare una competenza: questa capacità può essere ravvivata o ottenuta con l'AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE CHE SI SOVRAPPONE ALL'ESPERIENZA pregressa: scolastica, accademica e lavorativa.

A mio giudizio, con la formazione professionale, si è perso di vista il vero significato di essa e si è dimenticato l'apporto del metodo ingegneristico che si deve riaffermare: il metodo ingegneristico è quello che dà la possibilità di affrontare più o meno qualsiasi tema con un approccio che permette di risolvere il problema.

RITENGO CHE LA FORMAZIONE NON POSSA PREPARARE, O PREVEDERE DI PREPARARE, SU TUTTO.
Non è il suo compito: IL COMPITO DELLA FORMAZIONE È QUELLO DI FORNIRE GLI STRUMENTI PER AFFRONTARE I TEMI CHE SI PRESENTANO SUL LAVORO.

In questo discorso, poi, bisogna tenere bene presente che, nel settore delle professioni tecniche, sono molte e diverse le professioni che si occupano di attività simili, sovrapponendosi, e che queste risultano anche a livelli diversi, Ordini e Collegi, ma indipendenti l'una dall'altra nell'organizzazione e tendenzialmente in concorrenza.

Quando si fanno proposte sulla nostra professione bisogna tenere in considerazione questa compresenza e valutare attentamente ciò che fanno gli altri per non fare danni a nessuno, benchè meno a noi stessi.
E' di questi giorni la proposta del tirocinio per gli Ingegneri, anche se non obbligatorio.

Non ritengo sia sbagliato come principio, ma non posso non notare il fatto che ne discutiamo in un momento in cui i Geometri passano da due anni di tirocinio a un anno e mezzo. Credo sia esperienza di molti, quella di essere contattati da Geometri che chiedono, per non dire supplicano, di essere presi come tirocinanti in studio in modo da poter terminare il tirocinio, obbligatorio per l'accesso al loro esame di abilitazione, interrotto dal calo di lavoro negli studi professionali.

Si vuole cacciare in questa situazione anche i giovani Ingegneri con l'introduzione di un tirocinio?
Si parla anche di qualifica delle competenze, ma probabilmente sarebbe sufficiente, almeno in campo pubblico, valutare l'andamento dei lavori precedenti (ad esempio: varianti progettuali per errori e/o imprecisioni, uguale progetto e/o direzione lavori carente) considerando quali effettivamente utilizzabili ai fini del curriculum per altri lavori... curriculum che i giovani ingegneri non possono avere, per ovvie ragioni, non potendo così accedere ai lavori pubblici.

In campo privato sarebbe opportuno PRIMA FAR CAPIRE LA PROFESSIONALITÀ BASE DEGLI INGEGNERI AL GRANDE PUBBLICO, IN UN SECONDO MOMENTO LE ECCELLENZE. In provincia molte volte non è chiara la differenza fra un Ingegnere ed un Geometra... ai più sembrano maggiori quelle dei Geometri...

Queste competenze, per continuare, sembrano variate in seguito all'introduzione del D.P.R. 328/2001 suddividendo gli Ingegneri in due sezioni: A per i laureati magistrali e B per i laureati triennali.
E' lapalissiano dire che gli Ingegneri della sezione B debbano avere competenze esercitabili minori rispetto agli Ingegneri della sezione A, però dev'essere altrettanto ovvio che gli Ingegneri della sezione B non possano avere competenze inferiori a quelle dei tecnici diplomati.

Gli ingegneri non possono spingere troppo in basso le competenze degli ingegneri triennali perchè, forse, sono troppo alte le competenze dei tecnici diplomati?

E i Collegi professionali, dal canto loro, ora studiano lauree apposite per accedere ai loro Albi...
Questo ingenera dei problemi quasi di coesistenza fra Ingegneri della sezione A e della sezione B.

Il CNI ha anche interpretato il testo del D.P.R. 328/2001 a risoluzione delle decennali polemiche sulla continua espansione delle attività della professione di ingegnere, dettata dal progresso tecnologico,  riconoscendo nei settori a, b, c una razionalizzazione e separazione delle attività dell'Ingegnere nei settori Civile ed Ambientale, Industriale e dell'Informazione.
Le attività dei tre settori non risultano chiaramente definite quali riservate, come fa notare la sentenza 1473/09 del Consiglio di Stato, secondo la quale non può essere letto il D.P.R. in questo senso restrittivo, e la stessa Legge Delega, necessaria a motivare e definire i confini del provvedimento delegato, che prevedeva l'elaborazione di un testo al solo scopo di inserire i nuovi titoli di studio universitari nel contesto abilitativo e di iscrizione all'Albo Professionale.

Ma ancora, se queste attività fossero riservate, prendendo l'esempio del settore c dell'Informazione, ci si troverebbe nella condizione che le attività previste non potrebbero essere svolte da società di informatica, come invece realmente accade.
Dato che risulta avere il sopravvento, nel CNI, la visione per cui gli ingegneri vecchio ordinamento sono iscritti a tutti e tre i settori a, b, c e gli ingegneri nuovo ordinamento sono iscritti ad un solo settore (che risulta andare contro la stessa logica legislativa assodata secondo la quale i vecchi titoli di studio sono equiparati ai nuovi dei quali risultano un’evoluzione) e date le sentenze (aggiungerei anche il buonsenso) si dovrebbe innanzitutto ristabilire la stessa dignità delle lauree nuovo ordinamento rispetto alle lauree vecchio ordinamento.

Questo perchè LIMITANDO INTERNAMENTE AI FIANCHI LE COMPETENZE DEI GIOVANI E, come da sempre accade, ESSENDOVI UNA GROSSA “COABITAZIONE” CON ALTRI TECNICI di grado pari e inferiore, L'ABILITAZIONE E L'ISCRIZIONE ALL'ORDINE DEI GIOVANI INGEGNERI NON RISULTA PIÙ COMPETITIVA E VERSATILE.
E poi bisogna ancora certificare queste competenze all'interno di un recinto così piccolo?
E' paradossale!

Ribadisco, NON SI PUÒ RISOLVERE SEMPRE TUTTO CON I DIRITTI ACQUISITI E CON L'ESPERIENZA DI CHI È NATO PRIMA, che comunque non può essere data come certa, MA BISOGNA RISTABILIRE PRIMA LA DIGNITÀ DELLE LAUREE NUOVO ORDINAMENTO EVITANDO UNA DISPARITÀ DI TRATTAMENTO SULLE ATTIVITÀ PRATICABILI FRA COLLEGHI ISCRITTI ALLA STESSA SEZIONE DELLO STESSO ORDINE PROFESSIONALE, specie in un periodo di crisi come il presente.

Questa situazione determina una concorrenza basata non sulle capacità e sul livello di istruzione raggiunto, ma sull’età e sul periodo dell’iscrizione ai corsi di studi, che si configura come concorrenza sleale perchè risulta un fatto inevitabile per i nuovi laureati che comunque sono in competizione con i laureati vecchio ordinamento, ma che possono praticare tutte le competenze “in virtù” di una loro più vecchia iscrizione all'Ordine.

Sulla formazione continua, un neolaureato appena abilitato ha appena finito la sua formazione, ma deve fare esperienza. Essere giovani significa non avere esperienza per la mancanza di un passato professionale (ma questo non è sempre vero) e non significa aver ancora bisogno di formazione e di certificazioni.

Un ingegnere di lunga esperienza può aver bisogno di aggiornamento: facciamo memoria del passaggio tra tensioni ammissibili e stati limite.
ENTRAMBI, PERÒ, NON HANNO DA DIMOSTRARE NIENTE A NESSUNO PERCHÈ SONO ISCRITTI AD UN ORDINE PROFESSIONALE previo il superamento di un esame di abilitazione. Se così non è, mio malgrado, hanno ragione coloro che dicono dell'inutilità degli Ordini Professionali.

SOSTENERE I GIOVANI, anzichè proporre paletti annichilenti che non assicurano una effettiva maggiore qualità e oltre a non ledere alcun diritto acquisito dei vecchi iscritti all'Ordine, SIGNIFICHEREBBE SOSTENERE LA TUTELA DELLE GIOVANI GENERAZIONI DI INGEGNERI CHE PRESTO SARANNO IL CUORE DELL'ATTIVITÀ PROFESSIONALE E GARANTIRE LA SOPRAVVIVENZA DELLA CATEGORIA IN MODO ADEGUATO, decoroso e confacente alla Professione dell'Ingegnere che, al contrario, non potrebbe più elevarsi a faro della società come in passato.

Ciò che mi inquieta di più è cosa significa il TIROCINIO per la nostra professione: SIGNIFICA DIRE CHE CHI SI LAUREA ORA NON È PIÙ VALIDO COME UN TEMPO ED È IL PRIMO PASSO PER TOGLIERE IL VALORE LEGALE AI TITOLI DI STUDIO, NONCHÈ RETROCEDERE I NOSTRI ORDINI, nel nostro settore, A LIVELLO DI COLLEGI e quindi far male a tutti gli Ingegneri.

NON SI PUÒ SOSTENERE CHE IL TIROCINIO PER GLI INGEGNERI SIA UTILE PER VIA DELLA MAGGIOR QUANTITÀ DI CONOSCENZE NECESSARIE PER SVOLGERE L'ATTIVITÀ PROFESSIONALE, come potrebbe effettivamente anche essere vero, SE GLI ALTRI TECNICI PARI O MENO QUALIFICATI NON FANNO LA STESSA COSA E/O NON PERDONO ALCUNE COMPETENZE A LORO ASSEGNATE.

Mettere un tirocinio indebolirebbe gli Ingegneri che risulterebbero meno forti per un ovvio calo di nuove iscrizioni di chi, pur volendosi iscrivere all'Ordine, in realtà non eserciterà abitualmente la libera professione in quanto dipendente, perchè non svolgerà il tirocinio per una questione di opportunità economica.

Qualcuno addice, ad esempio nel settore delle costruzioni, che ci debba essere una formazione sul campo per preparare alla gestione delle "non qualità" di un cantiere, che possono inficiare qualsiasi progetto se non pensato con la dovuta capacità in modo da garantire l'assorbimento di errori e magagne di un settore dove la produttività è la stessa da secoli: INVECE DI FARE FORMAZIONE-AGGIORNAMENTO FRA I TECNICI, NON È CHE SI DEBBA FARE A CHI È IN CANTIERE???

MA QUESTO VALE ANCHE PER L'INFORMATICA? Non dimentichiamo che ci sono Ingegneri Informatici iscritti all'Ordine.
L'ingegner Dari scriveva “Spetterebbe alle norme tecniche dover distinguere tra tecniche consolidate, che possono essere applicate da tutti gli ingegneri abilitati, e tecniche innovative consentite purchè chi le utilizza abbia raggiunto le competenze previste.”: tali competenze si raggiungono, questo non lo dico io ma il testo stesso del D.P.R. 328/2001 con l'iscrizione alla sezione A dell'Albo, al quale si accede per via del percorso formativo raggiungendo la laurea magistrale ed il superamento di un esame abilitante.

ESORTO A NON FARE CONFUSIONE FRA COMPETENZE E CAPACITÀ: le competenze devono essere uguali per tutti, pari possibilità a tutti, le capacità non potranno mai esserlo e non sono facilmente certificabili o prevedibili per legge.

Inoltre, siamo proprio sicuri che ai giovani vengano subito affidati lavori con caratteristiche "avanzate ed innovative"? E se anche fosse, siamo sicuri che non chiederebbero supporto a degli specialisti, come fanno anche molti professionisti attempati? Siamo sicuri che ci sia ancora lavoro o bisogna pensare a crearlo?

Il malessere dei giovani Ingegneri è grande e passa attraverso questa teoria per cui i giovani hanno bisogno di esperienza,  che viene surrogata con altra formazione(?) e contemporaneamente eliminando la possibilità di raggiungere l'iscrizione ad alcuni albi speciali, come quello antincendio, con la maturazione di anni di esperienza: insomma, un controsenso.

La risposta quale sarebbe? Far fare un tirocinio ai nuovi iscritti, prevedo possibilmente gratuito, per fargli capire, nel campo civile, che dovranno abbassarsi alle condizioni delle imprese molte volte non aggiornate a dovere?
E gli Informatici? Da chi faranno il tirocinio? Lo svolgeranno, fuori argomento, da uno dei numerosi ingegneri del cemento armato, oppure dai pochissimi Ingegneri del settore c?

Un tempo, raggiunta l'abilitazione e l'iscrizione all'Ordine si poteva tranquillamente procedere a lavorare, oltretutto in un'epoca molto florida: ora il raggiungimento della laurea e dell'abilitazione professionale è solo uno degli inizi, nemmeno l'inizio, nemmeno l'unico inizio.

QUALCHE GIORNO FA SONO STATO AD UN EVENTO FORMATIVO ED UNO DEI RELATORI, SETTANTENNE, HA DICHIARATO CHE LA SUA GENERAZIONE HA COMPLICATO TALMENTE LE COSE DA NON SAPERE COME USCIRNE.
FORSE BASTEREBBE FARE UN PASSO INDIETRO E RISTABILIRE UN FORTE VALORE DEGLI ORDINI E DELL'ISCRIZIONE ALL'ALBO.

Faccio ancora un esempio sulla condizione dei giovani, i quali hanno quasi tutti i campi bloccati: ognuno ha un piede in dieci scarpe, ma nessuno ha la sua.
Molti studi si sono basati, almeno in provincia e sopratutto nei primi tempi di professione, sull'insegnamento per poter avviare l'attività professionale, ma oggi i giovani, oltre a stentare nell'attività professionale, anche in questo campo affrontano numerose difficoltà.

Oltre all'abilitazione alla professione, per avviarsi in questo modo al lavoro, si deve faticosamente passare una preselezione per accedere alla selezione ad un corso abilitante (T.F.A.), che una volta seguito per mesi (senza possibilità di lavorare) ed una volta passato l'esame finale, permette di partecipare ad una ulteriore selezione a concorso per cercare di ottenere un agognato posto di lavoro.

E' tanto, troppo, sopratutto se confrontato con i tempi andati, quando non era necessaria nemmeno la laurea per insegnare, ma senza voler andare troppo indietro, quando la laurea era sufficiente in quanto i concorsi erano abilitanti.

Vogliamo anche parlare di previdenza?
Tra Inarcassa e Gestione Separata, quanto sarà percepito di pensione dalle giovani generazioni?
E l'obbligo del P.O.S.? (Che lega i pagamenti ad una tecnologia specifica ledendo, a mio avviso, lo sviluppo di altri sistemi di pagamento elettronico.)
E l'Assicurazione Professionale obbligatoria? (Con i laureati nuovo ordinamento che pagano lo stesso importo, e forse di più, dei laureati vecchio ordinamento potendo esercitare solamente un settore specifico su tre... per non parlare del problema dell'Assicurazione per il settore c, dell'Informazione...)
E la formazione? (Con i giovani che sono freschi di formazione, ma che non devono essere presuntuosi e credere di essere laureati in ingegneria solo per aver seguito e superato tutti gli esami e la discussione della Tesi di un corso di laurea attuale.)
Ed i fondi UE attribuiti anche ai liberi professionisti in Europa, mentre in Italia non si riesce ad ottenere un uguale trattamento?

SIAMO SICURI CHE PER RISOLVERE I PROBLEMI CHE ATTANAGLIANO LA NOSTRA PROFESSIONE SIA NECESSARIO E CORRETTO PARLARE DI TIROCINIO PER GLI ISCRIVENDI?

Personalmente, conoscendo tutte queste cose, tutti questi obblighi minimi “uguali” per tutti, verrebbe in mente di richiedere a gran voce  il RITORNO DI UN TARIFFARIO MINIMO e decidere una volta per tutte se il nostro lavoro è un'attività intellettuale o economica.
PER UN GIOVANE INGEGNERE, OGGI, APRIRE L'ATTIVITÀ LIBERO-PROFESSIONALE È PIÙ UN COSTO ED UN LUSSO CHE UN'OPPORTUNITÀ DI LAVORO.
POSSIAMO PROVARE A PENSARE DI CAMBIARE PARADIGMA E PROPORRE, TRAMITE GLI ORDINI, DI VALUTARE OGNI NUOVA INIZIATIVA PER CERCARE DI CREARE SVILUPPO, SERENITÀ E BENESSERE, PER POTER AFFRONTARE INSIEME LE SFIDE DEL DOMANI IN UN PANORAMA PROFESSIONALE SICURAMENTE NON FACILE?