Il BIM e il Facility Management: nuovo modello operativo per la gestione del costruito

ABSTRACT
 
Introduzione
Stanno crescendo anche in Italia le esperienze che si aprono al BIM (Building Information Modeling) adottando come strumenti di sviluppo del progetto i Cad BIM (Revit, Archicad, Allplan, …) che in teoria dovrebbe consentire efficienza nella produzione della documentazione progettuale, certezza nel raggiungimento del risultato (qualità, costi, tempi) e minimizzazione degli errori.
In effetti la premessa assiomatica al “buon” uso del BIM è rappresentata dal principio che “per progettare in BIM bisogna saper progettare”, garantire cioè che
… il progetto sia in grado di rappresentare la prefigurazione di una realtà futura auspicata ovvero l’individuazione di una realtà virtuale, con potenzialità di realtà effettiva, attraverso il perfezionamento di un particolare processo logico finalizzato all’assegnazione di valori compatibili a tutte le variabili di forma, qualità e costo …
Oggi l’utilizzo di Cad BIM sta ottenendo una diffusa attenzione e se ne sente parlare sempre più frequentemente. Un’importante conferma di ciò, anche se per certi aspetti distorta, è rappresentata dalla diffusione di corsi, organizzati a tutti i livelli, di Revit, Archicad, … la cui effettiva capacità di esprimere progettazione in BIM, meriterebbe un doveroso approfondimento.
Finalmente anche in Italia, con il massimo della discrezione, si è cercato di promuovere l’adozione del BIM, come strumento operativo, inserendolo nell’articolato del recente D.lgs. n. 50 del 18 aprile 2016 riguardante la modifica al codice degli appalti pubblici, laddove all’Art. 23 novella: “Le stazioni appaltanti possono richiedere per le nuove opere nonché per interventi di recupero, riqualificazione o varianti, prioritariamente per i lavori complessi, l’uso dei metodi e strumenti elettronici specifici di cui al comma 1, lettera h). Tali strumenti utilizzano piattaforme interoperabili a mezzo di formati aperti non proprietari, al fine di non limitare la concorrenza tra i fornitori di tecnologie e il coinvolgimento di specifiche progettualità tra i progettisti …”.
In effetti i casi di utilizzo dei Cad BIM si stanno diffondendo positivamente nel campo della progettazione e i progettisti stanno manifestando sempre più interesse, cogliendone anche i vantaggi conseguenti al necessario miglioramento del sistema organizzativo di cui la struttura di progettazione deve farsi carico.
Se correliamo, però, lo sforzo che si deve liberare all’interno dell’intero ciclo di vita del risultato (costruzione, infrastruttura, …) che va dalla fase di ideazione alla fase di gestione del costruito, pur prefigurando i vantaggi intrinsechi di una progettazione in BIM, non si può non mettere in evidenza che le fasi di ideazione, scelta del contraente e di esecuzione hanno una durata ben limitata nel tempo se paragonate alla dinamica della fase di gestione del costruito.
Anche nella recente modifica al codice degli appalti, appare paradossale la “giusta” importanza che viene riservata alle prime fasi del processo edilizio se paragonate alla fase di gestione del costruito che viene collocata in una sorte di dicotomico quasi-oblio.
La fase di gestione del costruito in relazione alla funzione programmatica prevista per risultato, occupa una porzione consistente nel ciclo di vita del progetto, fase questa che è chiamata a esprimersi su un periodo di tempo molto più lungo e con costi futuri, che, sebbene diluiti nel tempo, presentano un valore (ancorché attualizzato) nettamente superiore rispetto a quelli delle fasi di progettazione e di costruzione.
 
Il motivo per cui il BIM non abbia ancora abbracciato in maniera consapevole l’ambiente del Facility Management, con il suo carico di complessità, non è facilmente comprensibile. La disciplina del Facility Management trova infatti, la sua collocazione in un settore determinante dal punto di vista della gestione dei risultati (sostenibilità nel tempo di un reddito prettamente economico ma anche per valutare l’effettivo risultato in termini di aspettative sociali attese, …) e in generale per “aumentare l’efficacia della gestione e renderla capace di adattarsi con facilità e rapidità ai cambiamenti del mercato”.
I benefici che abbiamo cominciato ad apprezzare in fase di progettazione e di costruzione in adozione del BIM, potrebbero trovare un mezzo di propagazione al sistema e alle esigenze della fase gestionale, se il database del progetto as built fosse caricato di tutti quei dati addizionali necessari. In effetti, in fase di progetto (ma anche nella fase di aggiornamento as built) caricare i dati necessari alla gestione del costruito richiede uno sforzo addizionale limitato rispetto all’impegno che risulta comunque necessario per organizzare i contenuti del progetto as built. Lo sforzo incrementale richiesto per allagare il database di progetto, ovvero dell’as built, potrà sicuramente essere ammortizzato dai notevoli vantaggi ottenuti nei processi gestionali.
I vantaggi spingono nella direzione della propagazione del BIM verso orizzonti nei quali il Facility Management rappresenta una disciplina che può (deve) adottare questi nuovi strumenti operativi se il progetto e tutte le attività successive legate al processo edilizio verranno impostati in maniera opportuna, cioè organizzando i dati in modo che questi siano riferimenti per la gestione successiva: completezza dei dati, loro organizzazione per procedere a specifici criteri di estrazione e di ordinamento, possibilità di un loro trasferimento automatico in un software gestionale, aggiornamento costante del database e della documentazione as built associata al modello BIM (interoperabilità bidirezionale).
Ciò significa mettere in campo elementi di novità e adottare strumenti di coordinamento dello spazio fisico con le risorse umane necessarie per gestire al meglio l’attività propria della funzione programmatica prevista per soddisfare le esigenze del risultato del progetto, declinando corretti principi di gestione economica e finanziaria con il risultato del processo edilizio portato a completamento associando dinamiche di progettazione, implementazione e controllo attraverso il quale le facilities (ovvero gli edifici e i servizi necessari a supportare e facilitare l’attività del gestore) sono “individuate, specificate, reperite ed erogate allo scopo di fornire e mantenere quei livelli di servizio in grado di soddisfare le esigenze aziendali, creando un ambiente di lavoro di qualità con una spesa il più possibile contenuta.
In effetti, enti amministrativi e aziende all’avanguardia nel settore del Facility Management in paesi quali Inghilterra, Finlandia e Sud Corea, stanno facendo piccoli passi per raggiungere il livello 3 del diagramma “BIM maturity” di Mervyn Richards and Mark Bew, cercando di raccogliere dati utili alla gestione del patrimonio costruito (6D).
Il percorso intrapreso presenta però delle difficoltà nel generare un flusso delle informazioni bi-direzionale.
In effetti, se pensiamo ai caratteri che accompagnano la fase di gestione invece, non possiamo non notare che la situazione risulta più articolata e complessa. In generale, in un ambiente gestionale risulta molto difficile raccogliere i documenti as-built. Vuoi perché la documentazione disponibile è in formato cartaceo ancorché incompleta e al di fuori di regole elementari di classificazione e di ordinamento, vuoi perché il database associato a un modello BIM non risulta interoperabile con il software gestionale che pertanto richiede quindi un inserimento manuale dei dati, con conseguente perdita di tempo ma soprattutto con possibilità di inserire errori e lacune. Infatti, finché si opera nelle fasi di progettazione e di realizzazione, il flusso delle informazioni è facilmente controllabile e implementabile grazie al legame intrinseco che esiste tra le figure professionali attive nel progetto e i ruoli che queste svolgono. Per quanto riguarda la fase di gestione invece, tutta la serie di dati utili al Facility Manager sono disponibili dopo un salto nel flusso informativo (discontinuità) che non consente di avere a disposizione un quadro informativo con caratteri di bi-direzionalità nel sistema informativo.
Questo gap nello scambio di informazioni genera numerose difficoltà. 

A tal proposito e in risposta ad alcune novità introdotte dal Codice degli Appalti (D.lgs. 50/2016), viene qui descritto il risultato di una ricerca condotta al fine individuare una metodica che consenta ai Facility Managers di colmare il gap sopra evidenziato, gestire la bi-direzionalità delle informazioni e organizzare in modo più efficiente l’intero ciclo di vita del progetto. 

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