Architettura sacra bolognese: La Rotonda del Santo Sepolcro del Complesso Stefaniano

“La rotonda del Santo Sepolcro rappresenta uno dei monumenti più importanti e singolari dell'architettura sacra bolognese. La sua ultramillenaria storia edilizia e devozionale è intimamente connessa con le vicende storiche che hanno segnato la città e con quelle degli altri edifici che formano il complesso stefaniano di chiese, cappelle, cripte, altari, luoghi di pellegrinaggio e di indulgenze, dedicato al protomartire della cristianità.”

Nonostante i numerosi dubbi che contraddistinguono il succedersi degli eventi in tale area, un elemento sembra emergere con chiarezza sin dalle più antiche testimonianze: la volontà di affermare, riprodurre e tramandare la simbologia dei luoghi gerosolomitani legati alla vita, alla passione, alla morte e alla resurrezione di Cristo.
Il complesso di Santo Stefano a partire dall'XI secolo era noto come Sanctum Stephanum qui vocatur Hierusalem. Esso in effetti ricalca l'impianto del Santo Sepolcro di epoca costantiniana, in cui l'ampia rotonda a immagine dell'Anastasis che accoglie nel centro un'edicola contenente il simulacro del sepolcro, rappresenta il culmine del percorso simbolico, preceduto dal cortile di Pilato  e dal Martyriumun, un corpo pluriabsidato e molto allungato a immagine del Golgota.

La Rotonda del Santo Sepolcro costituisce ancora oggi e non solo dal punto di vista architettonico ma anche da quello storico culturale, il fulcro dell'intero complesso, il luogo intorno al quale si sono intrecciate le vicende di uomini che hanno legato il proprio nome anche alla storia della città. Uno dei più importanti è San Petronio vescovo di Bologna tra il 431-32 e il 450, a cui la tradizione attribuisce l'intuizione del culto stefaniano e la fondazione della rotonda.
Il ritrovamento delle reliquie del protomartire Stefano, pochi anni prima in terra santa, aveva spinto il vescovo Petronio a compiere l'atto fondativo di un edificio che, delineatosi come una seconda Gerusalemme, costituisse anche un momento identitario e di aggregazione della comunità cristiana della città, consacreando al culto cristiano un antico santuario pagano, in una sorta di continuità devozionale. Il luogo prescelto non fu casuale, ma legato a un'antica tradizione di riti sacri che risalivano all'età romana (II secolo d.C.). Già sede di un culto isiaco con un santuario e un tempio a pianta circolare, la medesima area divenne poi una necropoli paleocristiana.

Attorno a questo nucleo iniziale le vicende storiche portano ad una successione continua di costruzioni, demolizioni, ricostruzioni, adattamenti e nuove edificazioni, fino alla configurazione attuale dei vari edifici che costituiscono il complesso, come la chiesa dei SS Agricola e Vitale, la chiesa e la cripta di San Giovanni Battista, la chiesa della Croce e le altre cappelle minori, allo scopo di accogliere un gran numero di reliquie e per dare ai devoti l'opportunità di adorarle al fine di ottenere le indulgenze.
L'edificio del Santo Sepolcro che oggi possiamo ammirare risale in larga parte al periodo compreso fra XI e XII secolo, quando Bologna visse un periodo di ripresa urbanistica ed edilizia dopo le distruzioni operate dagli Ungari nel 902. Numerosi rimaneggiamenti sono da annoverare ai consistenti interventi di restauro effettuati a cavallo fra Otto e Novecento.
La rotonda del Santo Sepolcro si presenta come un edificio a pianta centrale, dal perimetro poligonale irregolare compreso tra la chiesa dei SS. Agricola e Vitale e quella di San Giovanni Battista. Come paradigma del santuario gerosolomitano, essa conserva l'ingresso principale dell'ottagono verso il cortile del Catino di Pilato, anche se un altro secondario si apre sull'attuale piazza Santo Stefano.

Come detto, in epoca precristiana qui sorgeva un tempio dedicato a Iside del quale permangono sicuramente sette colonne binate in marmo cipollino e cinque soglie in marmo rosso di Verona, facenti parte dell'anello di appoggio dei sostegni della copertura. Altre cinque colonne di maggior diametro (80cm circa) in muratura vennero costruite ex novo. La singolare anomalia è riconducible alle necessità statiche della nuova copertura. La misura del diametro del cerchio nel quale si inscrive il dodecagono che ne risulta varia tra i 10,50 e i 10,70 m.
Anche altri elementi e decorazioni marmoree del tempio furono reimpiegate per ottenere architravi, sostegni e basamenti, oppure come materiale di riempimento delle murature, come è accaduto per la grande pietra inscritta con la dedicazione del santuario a Iside.
Esternamente al nucleo centrale dodecagonale, coperto da una cupola a dodici spicchi, si trova un peribolo coperto da volte a crociera sovrastato da una galleria a pianta irregolare che si allarga notevolmente verso l'adicente chiesa dei SS. Vitale e Agricola. La rottura della simmetria dello spazio voltato dell'ambulacro hanno comportato la necessità di individuare un ulteriore elemento di sostegno delle volte. Esso è costituito da un esile colonna in marmo nero, anche essa di reimpiego come il sottostante basamento. Questa peculiarità spaziale trova una ragione d'essere dal chiaro significato simbolico e liturgico, in quanto rispetto al centro della costruzione essa individua la direzione della Terrasanta.
All'interno del perimetro delle colonne, in posizione leggermente eccentrica verso ovest, in analogia col sepolcro gerosolomitano, si trova un'edicola al cui interno in un'urna, sono conservati i resti di San Petronio. Si tratta di un'opera di origine altomedievale, ampiamente rimaneggiata nel corso dei resturi del 1880, che portarono alla demolizione di una vecchia scala, troppo stretta e angusta, e alla riproposizione di un'altra, più comoda completa di balaustra costituita da colonnine fintogotiche.
Anche i paramenti murari del Santo Sepolcro sono stati interessati dalle medesime opere di restauro, contraddistinte dall'audace intenzione di riproporre l'antico assetto. Il processo di spoliazione delle fabbriche e delle costruzioni ad esso addossate fu così risoluto da portare alla luce la povera cortina in laterizio originaria. Rilevata l'enorme quantità di sconnessure dall'andamento grossolano ed impreciso, oltre all'etrogeneità della consistenza, si procedette con l'integrazione mediante l'uso di tarsie in laterizio policromo, con la formazione di importanti cuciture sulle parti lacerate, col risanamento e la sostituzione di ampie porzioni di muratura, col completamento delle sagome e degli ornati e con la proposizione di nuove finiture più o meno arbitrarie, con apposizione di archetti ciechi o pensili e la ridefinizione di aperture secondo canoni di ispirazione medievale.

Note bibliografiche
Il testo principale è tratto e rimaneggiato dalla scheda di analisi “LA ROTONDA DI BOLOGNA: IL SANTO SEPOLCRO DEL COMPLESSO STEFANIANO” di Fabrizio I. Apollonio all'interno di “ROTONDE D'ITALIA Analisi tipologica della pianta centrale” a cura di Valentino Volta, Ed. Jaca Book – 2008 (a cui si rimanda per le ulteriori note bibliografiche).
Disegni e simulazioni tridimensionali di Davide Braiato e Massimiliano Roberto.