Rischio idrogeologico: Emilia Romagna regione più in pericolo

10/05/2013 3155

Vicepresidente Ance Emilia Romagna: “Abbiamo il maggior numero di capannoni esposti a rischio naturale”

10/05/2013 - L’Emilia Romagna risulta essere la regione con la più elevata criticità idrogeologica per il rischio di frane e alluvioni. Un rischio che riguarda quasi il 20% della superficie totale e 307 comuni dove abitano oltre 800mila persone o oltre 370mila famiglie.

I dati sono stati divulgati questa mattina dal vicepresidente di Ance Emilia Romagna Giovanni Torri al convegno “La dimensione territoriale del partenariato pubblico privato” che siè tenuto questa mattina a Bologna presso la sede della Regione Emilia Romagna. “La nostra è anche una regione ad elevata concentrazione produttiva”, spiega Torri e “il risultato è che in Emilia Romagna abbiamo il maggior numero di capannoni esposti a rischio naturale, dal momento che ben 7.941 strutture si trovano nelle aree ad elevato rischio idrogeologico. Come abbiamo purtroppo visto in occasione del terremoto dell’anno scorso - aggiunge - farci trovare impreparati di fronte ad eventi naturali catastrofici può mettere a rischio la nostra stessa sopravvivenza economica.

Torri ricorda anche che il Ministero dell’Ambiente ha di recente sottolineato l’urgenza di un piano nazionale per la sicurezza e la manutenzione del territorio, quantificando gli investimenti necessari in 1,2 miliardi di euro all’anno per 20 anni. Oltre il doppio di quanto è stato speso mediamente nell’ultimo decennio. “Per mettere in atto gli interventi previsti dai piani regionali per l’assetto idrogeologico sarebbero, inoltre, necessari – chiarisce Torri - 40 miliardi di euro. Di questi il 68% al Centro-Nord. Viceversa gli stanziamenti per il ministero dell’Ambiente, finalizzati alla tutela del territorio, sono diminuiti del 91% negli ultimi 5anni. Dei 2 miliardi di euro stanziati tre anni fa dal Cipe per la riduzione del rischio idrogeologico sono stati impegnati meno del 10% dei fondi”.

Un altro dato negativo evidenziato dal vicepresidente riguarda i bandi di gara per lavori di sistemazione e prevenzione del dissesto idrogeologico che negli ultimi 10 anni (2002-2012) rappresentano, rispetto all’intero mercato delle opere pubbliche, solo il 5% per numero di interventi e il 2% per importi di gara.


Le proposte dell’ANCE Emilia Romagna

Secondo l’ Associazione dei costruttori edili dell’Emilia Romagna è necessario mettere a punto una strategia sinergica per porre rimedio a questa emergenza, insieme all’amministrazione regionale, i comuni e gli altri enti competenti, ad iniziare dalle Autorità di Bacino. L’obiettivo è quello di individuare dei casi pilota, dove avviare una fase di verifica della fattibilità.

Una prima ipotesi e di facile gestione – ha proposto Torri - potrebbe riguardare la cessione dello sfruttamento del materiale risultante da operazioni di dragaggio. Una seconda ipotesi che può articolarsi in diverse modalità e opportunità riguarda l’interconnessione tra interventi di messa in sicurezza e la possibilità di produrre energia rinnovabile”. A questo proposito l l’Ance Emilia Romagna ha individuato tre ambiti: utilizzando la costruzione o gestione di briglie sui fiumi; mediante impianti di biomasse che sfruttino specifiche coltivazioni e i materiali organici risultanti dalla pulizia degli alvei; sfruttando le aree demaniali fluviali per l’istallazione di impianti fotovoltaici e microeolici.

Un’altra strada percorribile e da approfondire riguarda la possibilità di prevedere concessioni di aree fluviali per attività turistiche e ludiche, sviluppando progetti per attività sportive, ristorazione, turismo fluviale e via dicendo”, ha aggiunto Torri sottolineando che “l’auspicio è che rapidamente si possa avviare insieme alla Regione un percorso di studio e di valutazione che riguardi alcune ipotesi concrete così come le procedure necessarie a garantire la loro fattibilità”.