Edilizia, nel primo semestre persi 41mila lavoratori e 7mila imprese

03/10/2013 3061

Tra il 2007 e il 2012 il mercato delle costruzioni al netto degli investimenti in fonti energetiche rinnovabili, ha perso 45 miliardi di euro. È quanto emerge dalRapporto Formedil-Cresme 2013, presentato stamane nel corso della seconda delle Giornate della formazione, organizzate dal Formedil, Ente nazionale per la formazione e l’addestramento professionale nell’edilizia.
“Si tratta di una perdita pari al 30% del picco di mercato toccato nel 2007. Se il 2010 e il 2011 hanno rappresentato l’accettazione di un nuovo ordine di grandezza per il mercato delle costruzioni, il 2012 e il 2013 sono gli anni di una nuova grave fase critica. Solo il recupero e i nuovi mercati dell’energy technology tengono in piedi le costruzioni. Cresce chi è in grado di lavorare all’estero, chi è in grado di interpretare i nuovi segmenti emergenti del mercato, chi è in grado di migliorare prodotto e produttività di settore e di cogliere le spinte e le nuove dinamiche della domanda: nuovi materiali, impiantistica, partenariato pubblico privato, facility management e integrazione tra costruzioni e servizi”, si legge nell’analisi.

Occupazione, nella prima metà dell’anno persi 41mila lavoratori e 7mila imprese
Secondo i dati dell’Osservatorio Casse Edili, l’attività edilizia tra il 2008 e il 2012 si è ridotta del 34% come numero di ore lavorate. “Se nel primo anno ufficiale di crisi il sistema bilaterale del costruzioni rilevava un’attività delle imprese pari a circa 565 milioni di ore, l’anno scorso se ne sono consumate 373 milioni,” ha commentato Massimo Calzoni presidente del Formedil. Nel primo semestre di quest’anno le ore lavorate registrate dall’Osservatorio sono state 161 milioni, ovvero il 46% in meno di quelle relative allo stesso periodo del 2008, e il 18% in meno di quelle del primo semestre 2012. Un leggero rallentamento del calo si registra nel secondo trimestre di quest’ano rispetto al 2012, -15%.
Questo drastico calo di lavoro continua a ripercuotersi sull’occupazione. Secondo l’Osservatorio dal 2008 al 2012 il numero degli operai si è ridotto di poco meno di un terzo. Erano 41 mila all’inizio dei quinquennio contro i 28 mila della fine dell’anno scorso. Nel corso della prima metà di quest’anno sono venuti meno altri 41.000 lavoratori, con una contrazione occupazionale del 17%.
In forte calo anche le imprese, colpite dalla crisi, dai mancati pagamenti della Pubblica amministrazione e dagli effetti del credit crunch. Nelle 84 provincie oggetto del monitoraggio, nel primo semestre di quest’anno sono scomparse 7.000 imprese. Dal 2008 il numero delle imprese iscritte alle Casse edili si è ridoto di oltre 22.200 unità.

Scuole edili, in quattro anni hanno formato il 30% della forza lavoro. Il 2012 è l’anno della formazione degli occupati. Più donne, meno stranieri
Il Rapporto Formedil 2013 registra l’importanza della formazione come fattore di conservazione nel sistema legale dell’edilizia di un numero rilevante di lavoratori, grazie sia alla normativa esistente legata alla mobilità del lavoratori e alla sicurezza, sia all’attivazione dal 2009 del l’iniziativa MICS 16 Ore Prima. Complessivamente nel periodo di crisi 2009-2012 il sistema ha formato 521.188 allievi attraverso 44.093 corsi, corrispondenti a più di un milione e mezzo di ore. Se si considera che l’occupazione media annua totale della forza lavoro nel periodo è stimabile in poco più di 1,8 milioni di unità, e che i dipendenti sono 1,1 milioni, in quattro anni ha formato il 30% delle unità di lavoro stimate dell’ISTAT e il 49% di quelle dipendenti.
Il 2012 verrà ricordato dalle Scuole edili come l’anno dei corsi relativi alla formazione professionale occupati, che tra quelli erogati agli operai e quelli per i tecnici, crescono del 14,6% coinvolgendo 38.119 allievi (+13,6% rispetto al 2011) rappresentativi del 29,6% del totale tra operai e tecnici. Corsi specialistici in grado di accompagnare l’offerta verso il processo di riconfigurazione del mercato.
La dinamica della presenza femminile nei corsi di formazione delle Scuole edili, seppur in netto calo rispetto al 2011 - anno in cui la partecipazione alle lezioni nelle regioni del Sud era aumentata enormemente grazie ad accordi locali - è tendenzialmente in crescita tanto che le 7.151 donne che hanno partecipato ai corsi nel 2012 sono il 21% in più del 2009, anno di picco della presenza femminile. Gli stranieri formati sono stati 25.463, il 14,2% in meno rispetto al 2011. La media presenze per corso è rimasta sostanzialmente sui livelli del 2011 e così la durata media dei corsi.
Il campo della formazione delle risorse umane del settore agli adempimenti derivanti dal d.lgs 81, rimane il ramo prevalente su cui si indirizza la formazione di settore. Oltre ai “corsi base lavoratori”, 3.374 corsi sono stati indirizzati nel 2012 a operai e tecnici in materia di sicurezza e salute sul lavoro, di questi ben 1.250 sono stati realizzati dalle scuole edili in collaborazione con i CPT. I corsi per la formazione in sicurezza hanno rappresentato il 33,2% del totale, percentuale che sale al 44% se si considera il numero degli allievi formati. In calo rispetto al 2011, l’offerta formativa relativa all'apprendistato, con una flessione che supera il 20% sia per il numero dei corsi che per le ore e per il numero degli allievi formati (-29% rispetto al 2011).

No alla formazione di facciata. Sì alla sicurezza sul lavoro
Il cantiere ha subito negli anni una trasformazione che coinvolge il modo di governare il processo produttivo, sempre più in balia di aspetti procedurali e contrattuali. “Al centro non vi sono più figure tecniche che conoscono i processi costruttivi ma “esperti” normativi e di meccanismi contrattuali che debbono gestire le entrate e le uscite dei diversi soggetti chiamati a realizzare un segmento del processo” denuncia il presidente del Formedil Calzoni. “Questo finisce con il compromettere la sicurezza, in quanto essa viene vista come il risultato del corretto rispetto delle regole e delle norme, che prescinde da ciò che avviene in cantiere e dal livello di conoscenza di esso da parte dei diversi attori, siano essi operai, tecnici o responsabili della sicurezza. Bisogna andare oltre gli aspetti formali e concentrare l’attenzione sul reale svolgimento delle attività e delle relazioni. E valutare la formazione in base alla reale capacità di aumentare la conoscenza e la consapevolezza di cosa voglia dire lavorare in un cantiere. Una reale ed efficace formazione in edilizia è oggi garantita quasi esclusivamente dal sistema rappresentato dal Formedil e dal sistema paritetico”.
Il sistema paritetico appare ormai avviato verso una razionalizzazione. “La bilateralità rimane uno strumento adeguato a rispondere a funzioni e ruoli che la legislazione assegna ad essi, penso ad esempio all’asseverazione per i CPT o alla Borsa lavoro per le scuole. La discussione aperta a Napoli nel 2012 con la prima assemblea di tutti e tre gli enti, assieme alla scelta di affrontare la strutturazione degli enti nel CCNL prossimo, non lasciano inalterato il sistema” spiega Piero Leonesio, vicepresidente Formedil.
Due le strade su cui sviluppare il ragionamento: ridurre il costo del sistema, intervenendo sui finanziamenti oppure sulle criticità gestionali, oppure, pensare ad una profonda riforma del sistema, definendo un modello che sia in grado di comprendere e offrire servizi nel luogo dove sono richiesti (penso alle visite nei cantieri, agli interventi sulle imprese nei territori, o alle esigenze dei lavoratori che lì si esprimono), ma nello stesso tempo razionalizzando e alzando il livello della qualità con strutture regionali o interprovinciali, dove ad esempio sviluppare formazione di qualità, utilizzando su questo il meglio delle risorse che oggi sono presenti nel sistema”.

 Per maggiori informazioni scarica la NOTA DI APPROFONDIMENTO e il COMUNICATO REGIONE LAZIO