Formazione e Addestramento per il BIM: culture industriali e identità culturali dell'Industria

13/10/2013 3415

Formazione e Addestramento per il BIM: culture industriali e identità culturali dell'Industria dell'Ambiente Costruito

Angelo Luigi Camillo Ciribini,
DICATAM, UniBs e ITC, CNR

Carenze formative?

Sovente ci si lamenta del fatto che il Building Information Modeling ( BIM) non sia adeguatamente insegnato nelle Università italiane o che i docenti e gli studiosi della Rappresentazione ne siano i principali responsabili.

Nel Regno Unito, in effetti, esistono diversi Corsi di Laurea dedicati (University of Salford, Northumbria University, UCL), oltre che un BIM Academic Forum che, tuttavia, non vede, ad esempio, la presenza di Imperial College e di University of Cambridge.
Negli Stati Uniti, poi, esistono diverse esperienze in cui si cerca di dimostrare che il BIM possa arrecare un valore aggiunto in termini formativi.
Di conseguenza, il quesito da porsi concerne l'innovatività che il BIM possa comportare per valorizzare un Corso di Studio.
Ci si potrebbe, ad esempio, chiedere se il Politecnico di Milano debba adoperarsi in tal senso: oggi, però, Imperial College, ETH Zurigo, TU Delft o RTW Aachen non sembrano preoccuparsi eccessivamente di ciò e, semmai, investono nel Computational Design e nel Digital Heritage.

A tale domanda si deve, a mio avviso, rispondere negativamente qualora con ciò si desideri affermare che la metodologia in oggetto sia equiparabile a una vera e propria disciplina o a parte di essa.
Occorre, però, aggiungere a meno che: il tema da dirimere non sia relativo al Design & Construction Management e che il Programma di Studi non sia erogato in connessione tra Dipartimenti delle Costruzioni e Dipartimenti di Ingegneria dell'Informazione.
Analoghe considerazioni varrebbero per un Programma Dottorale.
È chiaro, infatti, che il metodo, supportato da applicativi informatici e hardware adeguato, sia in grado di migliorare la natura dei processi, ma non di mutarne l'essenza.
Ed, invece, la aspettative di cui il BIM è caricato a livello internazionale vertono proprio sul cambiamento identitario del Settore verso una connotazione industriale, più che nel gestire meglio geometrie complesse che concernono gli involucri progettati dalle ArchiStar oppure auto-generantisi.
Il che, però, significa essenzialmente poter agire sulla riduzione delle inefficienze e sull'adattamento delle logiche progettuali alle strategie finanziarie e contrattuali.

Cautele formative

La formazione al BIM degli studenti, tanto degli ITS quanto dei Corsi di Laurea, richiede, pertanto, alcune avvertenze.
Il modulo didattico che buildingSMART potrebbe proporre, assieme alle Società Scientifiche ArTec, ISTeA e SIdTA, e allo ITC CNR, dovrebbe, in qualche decina di ore, fornire gli elementi strumentali già fondati nella metodologia di BIM Execution Planning.
In questo senso, è necessario predisporre un worked example con diverse filiere di applicativi e assicurare, da parte delle softwarehouse, una forma di assistenza on line o in presenza.
buildingSMART potrebbe coordinare la predisposizione del caso di studio e metterlo a disposizione degli Atenei e degli ITS.
Un secondo modulo, di carattere intermedio, erogabile negli anni successivi, dovrebbe mostrare quali valori aggiunti possa arrecare l'uso della modellazione informativa in connessione con il calcolo strutturale e impiantistico, oltre che con la modellazione energetica.


Anche in questo caso le softwarehouse avrebbero un ruolo fondamentale di assistenza.

Nella parte terminale degli studi sarebbe, infine, proponibile anche un modulo di Field BIM che, partendo dal 4D giunga all'uso dei sw di Field CM e alle tecnologie RFID, UWB, AR, ecc.: il che implicherebbe che l'erogazione del modulo avvenisse in campo e che si estendesse dal Design alla Construction e all'Operations & Management.

Accanto a una simile offerta formativa occorrerebbe riflettere su un Master Universitario che trattasse i temi del BIM Management.
Un elemento, infine, da non trascurare è il BIM Surveying, tanto più che il Building Information Modeling si sta estendendo allo Urban &District Information Modeling.

Ormai la maggior parte degli interventi si svolge nel costruito e i dati di ingresso sono decisivi, specie se le operazioni immobiliari di riqualificazione energetica e di valorizzazione dei beni culturali avvenissero alla scala dell'isolato con gli auspici dell'amministrazione comunale che abbia aderito al Patto dei Sindaci, con il coordinamento di una Multi-Utility nelle logiche di Smart Grid e Green Vehicle e con il supporto di Esco e di Reti di Imprese.

È ovvio come i moduli descritti possano essere facilmente erogati anche per conto degli ordini professionali.
Le strategie di formazione dipendono, però, da come il BIM si svilupperà nel mercato domestico nella direzione semplicemente strumentale o in quella metodologica.

Chiaramente vi è una rete commerciale dei dealer che inevitabilmente verticalizza l'offerta sui prodotti, con l'obiettivo di vendere le licenze.
Vi sono, poi, gli uffici nazionali dei produttori multinazionali di sw che possono, invece, nel rispetto della specifica rete commerciale, avere maggiore interesse a favorire una diffusione della cultura operativa tramite una formazione che permetta l'affermazione del metodo.
Vi è, poi, una frammentatissima rete di committenti pubblici e, in parte, privata a cui buildingSMART, di intesa con le Società Scientifiche e con le case produttrici, potrebbe offrire a condizioni di particolare favore moduli formativi on line e, limitatamente alla fase di apprendimento, SaaS.

Se, inoltre, si guarda all'identità dei protagonisti delle BIM Consultancy si nota che essi hanno un lungo e pionieristico apprendistato sugli strumenti entro società di progettazione, in cui evidentemente hanno sviluppato la metodologia supportata dal sw e dall'hw.

Ciò che, tuttavia, li caratterizza è l'associare alle competenze sui prodotti e sui processi la possibilità di adattare la tecnologia con plug-in, add-in, app. Analogamente, se guardiamo alle politiche di Autodesk, Bentley e Trimble, osserviamo che ormai essi cerchino di sviluppare sistemi completi dal Briefing al Field destinati ai Decisori (Committenze, Sviluppatori e Concessionari).

Al di là della IFC, di COBie e di NBIMS e altro, la sostanza delle cose è che il BIM è un metodo di gestione del rischio di insuccesso della commessa e, assieme al Lean Management, di incremento della produttività.

Ecco perché una strategia formativa dei discenti e degli operatori deve vedere al centro, alle diverse scale, quei soggetti che svolgono funzioni dirette o meno di integrazione e di governo dei processi all'interno di soluzioni contrattuali evolute in cui il capitale privato, di debito e di rischio, deve essere tutelato.
Penso che dovremo, quindi, prevedere azioni mirate su sw decisivi di Space Programming (Affinity e dRofus), di Model & Code Checking (SMC e Navisworks), di 4 e 5D Modeling (da Synchro a Vico, passando per Tekla CM, Navisworks e altri) utilizzabili da coloro che, committenti, Design Manager, Main Contractor, sviluppatori, concessionari, Facility Manager, giochino ruoli decisivi.

Ciò naturalmente avrà nel Master la sua sede più opportuna.
Mi sembra, perciò, che serva mettere a punto moduli didattici polivalenti e un percorso di Master specialistico.

I moduli di base potrebbero facilmente essere connessi all'Infrastruttura di InnovANCE che, a questo punto, nei confronti dei discenti o degli operatori diverrebbe un veicolo di transazione informativa.

 

Rischi formativi

Rimane, dunque, il richiamo iniziale: il BIM può divenire strategico per l'offerta formativa di una Scuola di Architettura o di Ingegneria solo se il Corso di Laurea o di Dottorato in oggetto sia progettato e realizzato tra Dipartimenti che si occupano di Costruzioni e di Informazione e se tale offerta risponda a un mutato quadro identitario del Settore.

L'assunto è, infatti, che la Gestione dell'Informazione possa consentire al Comparto una evoluzione di cultura industriale che, attraverso logiche finanziarie e contrattuali innovative, lo conduca a erogare servizi a una società articolata e dinamica.
Se, però, tutto ciò si verificasse nel senso del culture-intensive (detto come provocazione: non solo più robot in cantiere, ma, soprattutto, mentalità differenti!) rimarrebbe la domanda principale: che farsene degli statuti del progetto su cui si fonda la storia e l'(in)attualità dei Corsi di Laurea basati sugli immaginari professionali?

Rimuoverli non sarebbe consigliabile (costituirebbe il preludio a una disastrosa banalizzazione laddove la qualità architettonica contribuisce oggi all'incremento del valore immobiliare).

Elaborarli significherebbe, invece, per il Sistema di Istruzione Superiore partecipare decisivamente a un cambio di paradigma nel Settore: trainare anziché inseguire.

Ma la strada è irta di imprevisti e contribuirebbe a modificare anche gli apparati mentali degli accademici.
Resta la constatazione che il coinvolgimento del capitale privato nella gestione dei beni immobiliari pubblici ha dilatato l'orizzonte della decisione, perché i flussi finanziari si giocano sul ciclo di vita e perché, così facendo, sottomette gli stessi operatori economici alle esigenze di chi, in primissima istanza, apporta i capitali di debito.

Ecco perché, paradossalmente, nel campo dei beni culturali immobiliari, dei contratti di valorizzazione e di concessione, conservazione programmata è un'espressione che riflette il fatto che i profitti (senza blasfemìa) si conseguono in modo differito e, addirittura, oltre che sul valore culturale degli immobili, si giocano sui modi d'uso.
Analoghe considerazioni varrebbero per le concessioni nell'edilizia ospedaliera o per un Energy Performance Contract...