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Cos’è una Smart Home: l’evoluzione delle abitazioni “intelligenti”

Le soluzioni IoT per la smart home sono sempre più numerose nelle case degli italiani, che le scelgono per migliorare il comfort, favorire il risparmio energetico, garantire la sicurezza e avere esperienze d’uso divertenti e facilitate. Vediamo insieme cos’è una smart home e quali sono le sue applicazioni.

Una casa dei primi del Novecento non è concettualmente tanto diversa da una caverna o da una palafitta: è un posto in cui essere riparati dalle intemperie e svolgere azioni quotidiane. Personalizzarla significava abbellirla con pitture rupestri o quadri, con giacigli di paglia o divani, arredarla con oggetti di pregio e secondo il proprio gusto. La grande differenza l’hanno portata le macchine chi ci aiutano a fare cose (elettrodomestici), l’acqua potabile e corrente, l’uso dell’energia elettrica e il riscaldamento / raffrescamento, fino ad arrivare a una escalation che ci ha portato le prime automazioni (home automation) e poi la casa interconnessa (smart home). 

Nei primi anni Sessanta infatti la programmatrice Mary Allen Wilkes fu la prima persona ad avere un personal computer a casa, poiché portò a casa sua un computer progettato per i laboratori di biomedicina. Pochi anni dopo un ingegnere della Westinghouse Electric Corporation, Jim Sutherland, portò a casa quattro device, del peso di 350 kg l’uno, visivamente simili ad armadiature, che occupavano due metri quadrati e avevano una potenza di 3 kW . I device furono collegati alla TV, allo stereo, a tastiere ed orologi elettronici. Jim chiamò l’intero sistema Echo IV (Electronic Computing Home Operator) e segnò l’inizio del concetto di domotica.

Sutherland fu in grado di predire il futuro più prossimo: “Oggi i computer possono essere programmati per eseguire importanti faccende domestiche, ma se si considera ciò che potrà accadere tra 20 anni, nemmeno nei nostri sogni più sfrenati possiamo immaginare che cosa sarà in grado di fare per noi una versione di ECHO 1987” 

Ed oggi, quando possiamo definire una casa smart?

 

Dalla casa domotica alla smart home 

Come nel caso di uno smart building (ne parlo in questo articolo) una smart home ha alcune caratteristiche imprescindibili.

Una smart home è una casa connessa, caratterizzata da dispositivi interconnessi che comunicano tra loro grazie a Internet e sono gestibili anche da remoto, tramite smartphone o assistenti vocali.

La smart home è quindi :

  • una casa popolata da una serie di device (appartenenti al mondo dell’Internet delle Cose o IoT) connessi alla rete e interconnessi tra loro, cioè governati da specifiche applicazioni e in grado di scambiare dati secondo parametri prestabiliti

  • una casa costantemente “online” cioè connessa alla rete internet (per permettere l’interconnessione degli oggetti in IoT) 

La domotica (anche detta home automation) indica tutte quelle tecnologie che permettono di creare automazioni tramite un “cervello centrale” che è governato da algoritmi. Il cervello controlla quindi le apparecchiature presenti nella casa, dalle tapparelle all’impianto di climatizzazione, dalle telecamere al crepuscolare. La casa domotica può quindi essere disconnessa dalla rete e non necessita di oggetti IoT.

Nella casa domotica le automazioni funzionano perché a monte c’è stato un progetto che ne ha permesso la connessione, mentre nella smart home, grazie alla connessione internet e al web, ogni apparecchiatura è caratterizzata da un determinato sistema di funzionamento e da applicazioni specifiche. Questo significa che i singoli componenti possono essere installati anche senza un progetto iniziale, in modo incrementale nel tempo. 

La tecnologia sta quindi evolvendo affinché il progetto di base dell’abitazione non sia ostativo al salto “smart”. L’importante è che i device siano interoperabili e sicuri e che la connessione sia forte ed affidabile.

 

Dalla casa domotica alla smart home

Foto di Pixaline da Pixabay

 

Perché l’IoT piace tanto agli italiani: applicazioni della smart home 

Secondo dati di Assodomotica (associazione nata nel 2005 per divulgare la cultura della domotica) l’utente privato ricerca la domotica principalmente per questioni di sicurezza: il 40% degli italiani fa questa scelta soprattutto in presenza di bambini o anziani.

Se analizziamo i dati di varie ricerche condotte sulla smart home, vediamo che la sicurezza porta gli italiani ad acquistare telecamere e sensori IoT per porte e finestre, senza però comprendere che ognuno di questi oggetti, se acquistato con “leggerezza” e con approccio “low cost”, diventa una possibile vulnerabilità logica, cioè una porta virtuale che dà accesso alla privacy e sicurezza della stessa famiglia che tanto si vorrebbe proteggere.

Al secondo posto nelle motivazioni di acquisto (e in costante crescita) troviamo la motivazione dell’entertainment, cioè la ricerca di una esperienza divertente e fuori dall’ordinario per fare cose ordinarie: ascoltare musica o notizie, cucinare, gestire gli appuntamenti o fare ricerche online. In questo ambito ricordiamo che gli assistenti vocali hanno un ruolo fondamentale nell’interazione tra uomo e tecnologia. Il primo assistente virtuale approdato in Italia è stato Alexa, seguito dal Google Assistant e infine da Siri. Per comprendere quanto questa tecnologia stia prendendo piede, basta pensare che nel 2021 Alexa ha contato più di 5 miliardi di interazioni con gli utenti e che ad oggi sono disponibili circa 4.500 skill, cioè applicazioni per gli smart speaker. 

Tra le motivazioni che spingono gli italiani a rendere smart le loro abitazioni ci sono comfort, salubrità e gestione energetica

Le applicazioni smart sono infatti molto apprezzate per la gestione del:

  • riscaldamento / climatizzazione per il controllo di termostati, caldaie o climatizzatori regolabili sia a distanza che tramite App

  • illuminazione intelligente per accensione/spegnimento, regolazione del colore o dell’intensità tramite App o con la propria voce

  • qualità dell’aria e degli ambienti tramite dispositivi che monitorano svariati parametri (ad esempio CO2, VOC, NOX, intensità di campi elettromagnetici, radon…) e agiscono di conseguenza tramite segnalazioni audiovisive oppure purificando l’aria. A questi si aggiungono i sensori per il monitoraggio dei parametri termo-igrometrici ( temperatura e/o umidità) e le centraline meteo che forniscono dati tramite WiFi

  • monitoraggio dei consumi energetici tramite sistemi che permettono di visualizzare la suddivisione dei consumi tra le varie utenze e di gestirne gli spegnimenti e accensioni programmati.

 

Il futuro della smart home 

A fronte dell’aumento della longevità, uno degli ambiti di maggior interesse per le applicazioni tecnologiche portatili è quello del caring, cioè della cura dei bambini, degli anziani e dei diversamente abili. Una casa interconnessa a dispositivi wearable indossati H24 può infatti supportare il care giver (che solitamente è un parente prossimo, tendenzialmente una figlia/moglie), il medico curante (tramite sistemi di telemedicina), il paziente stesso (tramite l’autocontrollo e l’invio di segnali in caso di malori).

Ma cosa sono i wearable e come interagiscono con la casa connessa?

I wearable sono oggetti tecnologici dotati di tecnologia elettronica e capacità computazionale che si possono indossare, come avviene per un bracciale o anello. Questi oggetti danno ampi vantaggi all’utilizzatore poiché permettono la semplificazione di svariati processi decisionali: il monitoraggio dei parametri vitali (ad es. in caso di allenamento fisico o malattia), l’invio di allarmi (ad es. in caso di caduta o malore), il potenziamento dell’esperienza (ad es. occhiali con telecamera integrata e connessa al cellulare per la registrazione in diretta di interventi medici o di performance sportive).

In un contesto sempre più interconnesso, in cui il 5G renderà possibili anche connessioni altamente stabili in movimento, possiamo iniziare a ripensare la telemedicina e vederla come un qualcosa di fluido, che porta medici a vedere in diretta dai loro studi cosa accade dentro un’ambulanza o una casa dall’altra parte della città e a guidare un operatore da remoto. La casa interconnessa ai wearable diviene quindi una fonte di dati che, se trasformati in informazioni e ben interpretati, possono migliorare la qualità di vita non solo dei pazienti, ma anche di chi presta a loro cure e attenzioni.