Rinnovabili nel mondo: in crescita, ma in Italia è stallo

"Renewables 2016 Global Status Report" è il rapporto di REN21, l'organizzazione dell'ONU che riunisce governi, stati, organizzazioni internazionali, Ong e asspciazioni di settore. Per l'Italia hanno partecipato allo studio alcune associazioni di settore quali GSE e Althesys. La recente pubblicazione del report evidenzia come per il sesto anno consecutivo a livello mondiale gli investimenti nel settore rinnovabili abbiano superato gli investimenti nel settore combustibili fossili. In particolare, sono stati spesi nel 2015 circa 286 miliardi di dollari, contro i 273 del 2014. Il dato è particolarmente importante in quanto in parallelo i combustibili fossili hanno un prezzo medio storicamente molto basso e inoltre in moltissimi paesi del mondo sono assenti condizioni normative e burocratiche vamtaggiose per l'installazione di rinnovabili, ivi compresi incentivi economici.

Ma chi ha trainato gli investimenti non è l'Europa, che anzi vede calare del 21% gli investimenti, passando da un totale di 62,2 miliardi di dollari a 48,8 miliardi di dollari di investimenti. Si tratta invece dei Paesi ad economia emergente, quali Cina, India, Cile, Messico e Sudafrica. In Italia si assiste ad una diffusione di impianti che vengono installati all'estero, dunque nel Paese si ha una sorta di generale stallo da questo punto di vista. Ciò è imputabile sia ad una pseudo - stabilità del mercato delle rinnovabili nazionale, visti gli ingenti investimenti degli anni scorsi, sia all'assenza di chiarezza normativa ed incentivi atti a favorire la diffusione delle rinnovabili in Italia. Basti pensare che il decreto sulle fonti rinnovabili non fotovoltaiche è uscito con un mese e mezzo di ritardo. 

In particolare, in Italia risulta in crescita la produzione di energia da eolico e da idroelettrico, installati però in prevalenza all'estero. In discesa il fotovoltaico, gli impianti a biomassa e il biogas, ove la lentezza normativa ha influito sul calo di investimenti.