Una chiesa può crollare per troppa burocrazia ? terremoto e procedure, due tempi diversi

Sul Corriere della Sera di oggi, una dichiarazione del Prof Borri riaccende la miccia su un tema di grande interesse, per i tecnici da sempre, per la pubblica opinone spesso, per i politici solo dopo i terremoti, prima delle elezioni o dei referendum ... la prevenzione sismica per gli edifici storici vincolati. ecco il testo:

«Colpisce la lentezza e farraginosità del processo decisionale del ministero con rallentamenti, sovrapposizioni, rimbalzi e stasi inaccettabili. Non si capisce come mai, dopo una serie continua di eventi distruttivi, il Mibact non abbia ancora messo a punto come invece ha fatto la Protezione civile una macchina operativa efficiente e snella. Posso dire che mai, nel futuro, ci presteremo ancora a supportare filiere così inefficienti e inadeguate».

Il problema della lentezza è denunciato da Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno:

«Il terremoto di domenica scorsa ha gravemente lesionato la nostra duecentesca chiesa di San Francesco e solo giovedì ho avuto l’autorizzazione a metterla in sicurezza. Ma lo sanno che con uno sciame sismico cinque giorni sono un’eternità?»

Ma al di là delle lentezze burocratiche è possibile fare qualcosa ? Per qualcuno no. Non ci si può opporre alla forza della natura: per la Soprintendente Marica Mercalli, per esempio, il crollo era inevitabile: “Siamo di fronte ad una portata sismica cento volte superiore rispetto a quella del 1997. E’ crollato tutto quello che avevamo messo in sicurezza dopo il 24 agosto, di fronte ad un 6.5 non c’è consolidamento che regga”.

Fatalismo o attivismo per la prevenzione sismica. La polemica divampa. Ingenio pensa che non ci si possa arrendere al fatalismo.

Per questo intende riaprire il dibattito tecnico che si era aperto sulla rivista alla fine di agosto/inizio di settembre. Proprio con un articolo di Borri dal titolo: "Prevenzione, classificazione sismica, miglioramento, Beni Culturali" e in uno uscito alla fine del 2015 dal titolo "Etica e responsabilità, per gli interventi, come per i non interventi".

Ricordiamone qualche parte: “Il rischio sismico. .... Per le altre zone del nostro paese, più che della probabilità di avere eventi tellurici, con il loro seguito di disastrosi crolli di chiese, palazzi, o di costruzioni dei nostri centri storici (spesso strutturalmente alterate con il susseguirsi de i secoli) si deve parlare di certezza di un periodico manifestarsi di eventi sismici di intensità elevata. ...  C’è qualcuno, per caso, che pensa che il futuro sarà diverso?  Forse no. Eppure molti sembrano dimenticarsi completamente del problema, arrivando, per un fenomeno psicologico di rimozione, ad un vero e proprio negazionismo ... Manca, tra gli addetti alla tutela, cultura di prevenzione e quanto accaduto a L’Aquila è un caso emblematico. Erano mesi che si ripetevano scosse sismiche e, con un minimo di sensibilità, in tutto quel lungo periodo di tempo prima della scossa distruttiva, si poteva facilmente mettere in sicurezza almeno le opere più esposte.   Bastava pensarci. E invece nulla."

Dopo l'articolo di Borri  - temporalmente, non con un nesso di causa/effetto - il MIBACT ha ritirato la famosa circolare di marzo dedicata agli interventi di restauro (leggi la notizia) - e sono quindi scesi in campo altri emeriti esperti, con posizioni e punti di vista che si discostano sul paino tecnico dalle posizioni di Borri.

Il prof. Stefano Della Torre, con l'articolo "Beni culturali e antisismica: il commento di Stefano Della Torre sull’annullamento della Circ. 18 del MiBACT" ha rialzato la palla ed è intervenuto proprio sul tema degli edifici vincolati. Anche Della Torre condanna il problema della lentezza degli interventi: "Questo terremoto ha messo a nudo, come al solito, un Paese non tanto impreparato al sisma, quanto proprio amministrato in modi intollerabili, con tempi biblici di esecuzione delle opere, incredibili complicazioni dei processi decisionali, e una sovrana ignoranza che orienta le decisioni e vanifica quanto di buono può esser stato acquisito." Entra quindi sul merito a difesa del miglioramento sismico "Il miglioramento quindi NON significa accontentarsi di un livello di sicurezza minore. Del resto non sarebbe pensabile che proprio i monumenti più preziosi venissero lasciati al più alto rischio. Si tratta soltanto di applicare modalità alternative di valutazione, anche rinunciando a esprimere un tipo di sicurezza come percentuale dell’altra, e soprattutto di tener conto della dimostrata inefficacia della filosofia d’intervento che ha prodotto gli accoppiamenti meno giudiziosi tra vecchio e nuovo."

A seguire, in ordine sempre temporale, abbiamo poi l'articolo del Prof. Claudio Modena, "Claudio Modena: considerazioni su vulnerabilità sismica degli edifici storici e sui criteri e metodi per ridurla" che si lega all'articolo del Prof. Della Torre, anche con qualche esperienza personale "Con riferimento a L’Aquila ho un ricordo personale particolarmente significativo: il caso della Chiesa di Santa Maria del Soccorso, che aveva conservato la tradizionale copertura di legno e era ben incatenata, sopravvissuta con modesti danni ad un terremoto che ha causato la distruzione delle chiese “adeguate sismicamente” (con interventi basati soprattutto su un “inadeguato” impiego del cemento armato).".

Ma rispetto a Della Torre è più tranchante: "Anche considerando il problema della conservazione del costruito storico sotto il solo profilo della sicurezza strutturale, ignorandone quindi le (ben note e discusse) implicazioni negli aspetti di conservazione dei valori storici e artistici, deve ormai considerarsi tramontata qualsiasi idea di ottenere significativi, duraturi e affidabili effetti attraverso soluzioni tecnologiche tese  a modificare sostanzialmente proprietà meccaniche dei materiali e comportamenti strutturali propri delle costruzioni storiche.".

Si tratta di tre articoli che complessivvamente hanno superato le 40.000 letture, a riprova dell'interesse per il modo dei professionisti sulla materia.

Dopo le dichiarazioni della sovrintendente Mercalli riteniamo però corretto dar voce all'argomento e chiedere di proseguire la discussione tecnica e al MIBACT di aprire al più presto il tavolo annunciato alla fine di agosto e che si dovrebbe occupare della normativa sugli edifici storici vincolati.

Con INGENIO saremo più che interessati a ospitare i diversi contributi.

Andrea Dari

Editore di INGENIO