Lauree professionalizzanti, ecco come si preparano a partire i periti industriali

21/12/2016 2145

I periti industriali pronti a contribuire al progetto formativo
Dall’apertura degli studi professionali per lo svolgimento del tirocinio alle azioni di orientamento: così la categoria si mobilita per disegnare, insieme agli atenei, la nuova offerta accademica.

 
“Finalmente arriva una formazione a misura di professione tecnica. Dopo mesi di dibattito è stato approvato un provvedimento che ricuce quello strappo evidente tra il mondo della professione tecnica e quello della formazione. E come categoria tecnica metteremo a disposizione tutti nostri professionisti affinchè questo nuovo modello educativo diventi un’esperienza di successo”.
A dirlo il presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali e dei periti industriali laureati Giampiero Giovannetti che commenta positivamente il decreto ministeriale (987/16) sull’accreditamento dei corsi universitari che, tra le altre disposizioni, ha sancito il debutto dal prossimo anno accademico della nuova offerta formativa triennale.
Nel dettaglio il provvedimento prevede la nascita di corsi a numero chiuso che dovranno garantire la presenza di un adeguato numero di tutor di imprese o ordini coinvolti nel processo formativo. Prevista poi, una minore blindatura dei crediti formativi caratterizzanti con la conseguente possibilità di incrementare il peso delle discipline professionalizzanti, delle attività di laboratorio e di quelle dei tirocini disciplinari a cui dovranno essere dedicati almeno 50 crediti e non più di 60. Il progetto formativo, infatti sarà, sviluppato mediante convenzioni “con imprese qualificate, ovvero loro associazioni, o ordini professionali”.
 
L’introduzione delle lauree professionalizzanti in ambito tecnico ingegneristico, secondo i dati del Rapporto del centro studi Cnpi-Opificium, potrebbe coinvolgere annualmente circa 10 mila studenti: di questi più di 4mila provenienti dal recupero dei fenomeni di dispersione che si registrano nelle discipline ingegneristiche, (a 6 anni dall’immatricolazione in un corso di laurea triennale di ingegneria il 29% ha abbandonato gli studi, il 50% si è laureato, mentre il 21% risulta ancora iscritto); quasi 4 mila invece nuove immatricolazioni di diplomati tecnici che rischiano di non lavorare e non studiare. A un anno dal titolo, infatti, non studia e non lavora il 24% dei diplomati degli istituti tecnici, contro il 17% dei licei.
“Altro che formazione di serie B, come qualcuno superficialmente ha commentato all’indomani del provvedimento” ha precisato Giovannetti. “Questi sono corsi che puntano a formare, chiavi in mano, quei tecnici che richiede il mercato -si parla di 2milioni di opportunità occupazionali per questi profili nei prossimi 10 anni- e che spesso non si trovano a causa di un sistema formativo inadeguato. Naturalmente la differenza la giocherà il ruolo attivo degli ordini professionali che dovranno essere pronti a supportare gli studenti con azioni di  tutoraggio e soprattutto di tirocinio. Sono certo che questa formazione, con un buon orientamento, consentirà di riagganciare al circuito della formazione quella parte di giovani che si disperde o addirittura abbandona.
Come categoria siamo chiamati a dare risposte concrete a problemi reali, per questo posso assicurare fin da subito la disponibilità dei nostri professionisti per tutte quelle attività indispensabili al progetto formativo. Parlo, per esempio, dell’accoglienza riservata agli studenti universitari per lo svolgimento del tirocinio professionalizzante, ma anche di tutte le azioni di orientamento verso i giovani delle scuole superiori.
Certo il successo dell’operazione dipenderà anche da come la filiera università-impresa-professioni sarà capace lavorare in sinergia. Questa è una grande occasione per il sistema formativo, è una sfida per il Paese che non possiamo permetterci di perdere. In gioco c’è il futuro dei nostri giovani”.