Intervista a Ivan A. Ceola, Presidente Ordine di Venezia

11/06/2012 2701

Intervista a:
Ivan A. Ceola
Presidente dell'Ordine degli Ingegneri di Venezia

 

 


 

Presidente, come stanno gli ingegneri della provincia? Sentono la crisi come nelle grandi aree metropolitane?
La situazione degli ingegneri della provincia non è affatto rosea, come del resto in tutte le altre parti d'Italia in questi momenti, anche se, fortunatamente, in minor misura rispetto ad alcune regioni, specie del sud.
Resta però il fatto che, anche se può apparire che non ci sia disoccupazione nella categoria, gli ingegneri attualmente hanno maggiore difficoltà occupazionale e spesso, se occupati, sotto sottopagati come dipendenti e/o come Co.Co.Pro. ecc., oppure, se liberi professionisti, con pochissima clientela e senza continuità di lavoro.

Con il termine "ingegnere" si riassumono un numero incredibile di specializzazioni: strutturale, geotecnico, chimico, elettrico, informatico ... come fa un Ordine di una grande città, con tanti iscritti, ad operare nel "proteggere la professione" con una variabilità così ampia di argomenti e quindi di esigenze?
Dalla domanda, così come dalla successiva, vedo che non è chiara la funzione di un Ordine professionale.
L'Ordine non ha il compito di proteggere, alla lettera, la professione, e tantomeno gli iscritti, ma di proteggere la collettività da possibili abusi di competenza, e soltanto eventualmente di salvaguardare la professione per le parti "riservate", e di valorizzare, se del caso, l'attività degli iscritti.

Come suddetto l'Ordine nasce per "tutelare" la professione. Può farmi qualche esempio su come l'Ordine esercita questo suo dovere istituzionale?
L'Ordine non nasce per tutelare la professione, ma per tutelare il cittadino-cliente.
Infatti, oltre che per la tenuta dell'Albo, l'iscrizione al quale rende sicurezza al cittadino, l'Ordine funge da "magistratura" procedendo nei confronti degli iscritti in caso di mancanze etiche-deontologiche, di abuso di competenze, ecc.

Il suo Ordine come si sostiene? Riceve un sostegno dallo Stato o altre istituzioni per poter effettuare il proprio compito deontologico ?
Nessun sostegno pubblico, né tantomeno privato.
Gli iscritti versano annualmente una quota, pari attualmente per la provincia di Venezia ad € 200,00.

Si parla oggi molto di valore legale del titolo di studio, di certificazione delle competenze, di abolizione e modifica dell'esame di stato. Cosa ne pensa?
Il valore legale del titolo di studio deve, a mio parere, rimanere a tutela della committenza e della società civile, indice non solo di un titolo di studio, ma soprattutto di competenza.
Pertanto l'esame di stato, se opportunamente modificato, non può che essere un'ulteriore conferma di tale competenza.

Sul tirocinio recentemente il presidente del CNI ha espresso una proposta che a noi sembra molto valida: un tirocinio non obbligatorio ma che dà vantaggi per il superamento dell'esame di stato. Qual è la sua opinione ?
Sono favorevole, soprattutto in considerazione dei vantaggi per il superamento dell'esame di stato, che non dovrebbe più essere una ripetizione di quanto già studiato per la laurea, ma una prova "pratica" di professionalità e competenza.

Tra i temi oggetto di dibattito vi è quello della formazione continua. Cosa ne pensa, si può applicare il modello dei geometri (crediti minimi), o ritiene più utile effettuare scelte diverse?
Come Ordine di Venezia abbiamo introdotto autonomamente l'obbligatorietà deontologica della formazione permanente continua fin dal 1° gennaio 2011 (unico Ordine Ingegneri d'Italia), prevedendo un triennio sperimentale dal 2011 al 2103, con il riconoscimento di crediti minimi annui e triennali.
Siamo convinti della necessità della formazione-aggiornamento continui, sia per l'immagine concreta e seria che l'ingegnere deve dare all'esterno, committenti, società civile, ecc., sia in particolare per utilità degli stessi ingegneri che devono adeguarsi ai tempi e alla tecnica in continua evoluzione.

Vorrei che lanciasse un messaggio a tutti i nostri lettori, su un tema che le è caro.
Le professioni in generale, e naturalmente gli ingegneri, dovrebbero avere riconosciuto il loro particolare ruolo sociale (gli ingegneri per esempio per quanto riguarda la sicurezza in tutti i campi), come avviene per Confindustria, Sindacati, Confcommercio, Confesercenti, Confagricoltura, ecc.
E pertanto dovrebbero sempre essere consultati dai rappresentanti politici, Parlamento, Regioni, Province, Comuni, Enti pubblici.
I professionisti non sono "imprese", ma operatori intellettuali e della conoscenza e come tali vanno trattati.