Rifugi stampati in 3D: un italiano tra i 15 migliori innovatori al mondo

28/08/2017 1983

A stabilirlo la prestigiosa rivista americana «MIT Technology Review» che ogni anno premia i migliori innovatori ed imprenditori al mondo attraverso il premio «Innovators Under 35».


Si chiama Francesco Spina e quest’anno fa parte delle 15 menti più brillanti al mondo.

Nato in provincia di Brindisi, Francesco Spina ha studiato in Italia, Germania, Svezia e Francia, laureandosi in Ingegneria Aerospaziale presso il Politecnico di Torino, in Space Engineering presso la Luleå University of Technology, Svezia, e in Astrophysics and Space Instrumentation presso l’Université Paul Sabatier Toulouse III, Francia.

Oggetto della sua ricerca rifugi stampati in 3D con materiali locali o riciclati consentendo un’esplorazione dello spazio e un utilizzo delle sue risorse in modo più sostenibile ed accessibile, accelerando nel contempo applicazioni utili della tecnologia spaziale sulla Terra.

Nel settembre 2015, con il progetto LavaHive, che prevede l’utilizzo di tecniche di stampa 3D con materiali reperiti localmente, per costruire un habitat umano su Marte è stato insignito dalla NASA, a New York, del terzo premio nella NASA 3D Printed Habitat Challenge.
Nel dicembre 2015 ha vinto il secondo premio e il premio del pubblico nella Moon Challenge della European Space Agency con il progetto HARVeSt, una missione destinata a dimostrare tele-operazioni di sistemi robotici dall’orbita lunare e crescita di vegetali nell’ambiente ostile della Luna.
Fino al 2016 ha lavorato come Future Space Missions Engineer presso lo European Astronaut Centre (EAC) dell’ESA – European Space Agency a Colonia, Germania, dove si è occupato dello sviluppo di tecnologie innovative per le future missioni umane sulla Luna e su Marte. Per le sue ricerche, ha ricevuto diversi premi ed onorificenze dalla NASA e dall’ESA.
Nel 2016 ha vinto, tra oltre 5000 candidati provenienti da tutto il mondo, una borsa di studio di Google per frequentare il Global Solutions Program della Singularity University presso il centro di ricerca NASA Ames in Silicon Valley, USA, dove ha lavorato su soluzioni tecnologiche che possano avere un impatto positivo su almeno un miliardo di persone entro i prossimi dieci anni.
Il progetto di rifugi stampati in 3D in zone di guerra, deserti e ambienti estremi prevede la trasformazione della sabbia in roccia solida, senza bisogno di altri leganti, consentendo la creazione di strutture usando semplicemente l’energia del Sole e materiali reperiti localmente. Questa tecnologia ha un enorme potenziale per digitalizzare la costruzione, ridurre i rifiuti e le emissioni di gas a effetto serra, produrre alloggi e infrastrutture completamente ecocompatibili.
Inizialmente, questa tecnologia, in deserti e zone di guerra, potrebbe rappresentare una soluzione ideale per la costruzione autonoma di rifugi di emergenza semi-permanenti in campi profughi, di solito localizzati in aree dove le sabbie sono abbondanti e dove è molto difficile trasportare materiali da costruzione. Con ulteriori progressi, questa tecnologia potrebbe rivoluzionare in tempi brevi l’industria delle costruzioni, eliminando la necessità di trasportare materiali, acqua e altre forniture al cantiere.

 Fonte: Ciaksocial