RICERCA DELLO SVILUPPO - Intervista a Giampio Bracchi, Presidente Fondazione Politecnico di Milano

03/10/2012 3080

Intervista a:
Giampio Bracchi
Presidente Fondazione Politecnico di Milano

 

 

 

 

Prof. Bracchi, lei presiede la Fondazione Politecnico di Milano, il polo di Ingegneria che rappresenta nelle classifiche mondiali la migliore università italiana. Qual è il ruolo della Fondazione?

Nata nel 2003, da un’idea che risale a due anni prima quando venne approvato il dispositivo di legge che consentiva alle Università di dar vita a Fondazioni per rendere più efficace il loro rapporto con il mondo esterno, Fondazione Politecnico di Milano si propone di favorire l’innovazione delle imprese e di incentivare la loro competitività a livello internazionale, mettendo loro a disposizione la ricerca avanzata nonché di dare impulso alla creazione e alla diffusione di nuove conoscenze e al loro trasferimento alle realtà produttive, del terziario e del settore pubblico.

Leggiamo sul sito che la Fondazione è nata nel 2003 su iniziativa del Politecnico e di alcuni sostenitori esterni del mondo economico/industriale. A distanza di quasi dieci anni dalla nascita, ritiene che questa opportunità di collaborare con il Politecnico sia stato colta dal mondo economico e industriale?

Fondazione è riuscita a creare una rete di relazioni che dal 2003 ad oggi conta più di 1200 soggetti coinvolti. Tra i destinatari dei progetti il mondo delle imprese che ottiene risposte alle esigenze di innovazione e internazionalizzazione. Nell’ultimo triennio Fondazione ha attivato 371 collaborazioni con piccole e medie imprese e 67 con grandi imprese.

Nonostante la congiuntura economica molto critica, il numero dei progetti realizzati dalla Fondazione è cresciuto di quasi il 30% passando da 149 nel triennio 2006-2008 a 192 nel triennio 2009-2011.

Tra i settori in cui è intervenuta la Fondazione ci sono il sostegno all’imprenditorialità tecnologica di rilevante impatto innovativo sulla società; l’energia i trasporti e le infrastrutture; tecnologie, design e materiali e semplificazione della PA.
La collaborazione tra mondo universitario e impresa si è concretizzata con l’avvio di due centri di ricerca congiunti su temi di punta, quali l'energia e i trasporti. Il JRC Energia vede la partecipazione di Enel, Eni, Siemens e Siram. I progetti realizzati in questo settore hanno riguardato diversi aspetti, tra questi: la generazione su grande scala; la cattura e il sequestro dell'anidride carbonica; la generazione distribuita e il risparmio energetico negli edifici civili e nel terziario; le fonti rinnovabili; la gestione intelligente della rete di distribuzione; i materiali avanzati per l'energia. Il JRC Trasporti vede la partecipazione di Trenitalia e RFI, Ansaldo Breda, Bombardier Transportation, ABB, BalfourBeattyRail, Sirti e Contact. L'obiettivo ambizioso è quello di studiare e sperimentare la prossima generazione di mezzi di trasporto innovativi, e in particolare il primo treno ad alta velocità e di ultima generazione sul piano della sicurezza.

Tra gli obiettivi della Fondazione vi è quello di fare da acceleratore d'impresa, in particolare in quattro settori (ICT, Bioingegneria, Clean technologies, Design e Servizi Innovativi). Possiamo dire che in Italia avete anticipato una tendenza che oggi sta sempre più diffondendosi con fondi pubblici e privati.
Qual è il suo giudizio dopo i primi anni di attività ? Ritiene che il dedicarsi a creare una start up sia una prospettiva utile per i giovani ingegneri?

Fondazione Politecnico ormai molti anni di esperienza con la gestione dell’Acceleratore d’impresa dell’Ateneo, che promuove l’imprenditorialità giovanile e innovativa, in questo momento al centro del dibattito per la ripresa del Paese.
Un incubatore che coltiva il talento e le idee che hanno le potenzialità per diventare un business di successo. L’Acceleratore svolge una significativa attività di scouting e di tutoraggio delle idee con le maggiori potenzialità e le supporta per verificare le possibilità del mercato, creare la squadra, sviluppare un business plan, trovare i finanziamenti pubblici e privati, confrontarsi con potenziali clienti e investitori nel mercato.
Sull’utilità della start up parlano i numeri: negli ultimi tre anni sono state analizzate circa 600 idee di servizi o prodotti e sono stati affiancati dai tutor oltre 80 progetti imprenditoriali. Questi hanno dato vita a 16 nuove start-up il cui fatturato, insieme a quello delle aziende già presenti all’interno dell’Acceleratore, è stato di circa 24 milioni di euro. Queste si sono rivolte a mercati differenti, con una prevalenza per l’information technology che tocca il 35%, l’elettronica con il 15% e il biomedicale con il 13%. Ampliando l’arco temporale di riferimento dal 2001 fino ad arrivare al 2011 i numeri diventano ancora più interessanti. Infatti, sono state incubate 64 start-up ad alta tecnologia conseguendo un fatturato di 69 milioni di euro e creando 600 nuovi posti di lavoro altamente qualificati.

E se un giovane ha una buona idea, in che modo può sottoporla alla Fondazione? O meglio, che cosa dovrebbe fare prima di sottoporla per renderla analizzabile e valutabile?

Proposte di idee imprenditoriali o start-up possono essere inviate tramite il nostro sito dell’Acceleratore d’Impresa alla voce «Inviaci la tua idea d'Impresa!». Oltre a questo canale apriamo diverse competizioni ogni anno per la raccolta e la premiazione delle migliori idee imprenditoriali.
Una volta scelte le idee che hanno potenziale aiutiamo a formare un team ben nutrito intorno allo startupper. Le migliori vengono supportate anche dal punto di vista economico, le altre vengono aiutate a cercare partnership e finanziamenti tramite sponsor esterni o business angels. Inoltre aiutiamo nella stesura di business plan, analisi di mercato e business model. Quelle che partono rimangono generalmente all’interno dell’acceleratore per tre anni e poi iniziano a camminare con le loro gambe.
Direttamente come Acceleratore supportiamo le start-up principalmente tramite tre premi: Start-cup Milano Lombardia, una volta all'anno, assieme a tutte le principali università lombarde, Premio nazionale dell’innovazione, una volta all'anno assieme all'associazione Pni Cube, e infine Switch2Product due volte all'anno. I premi cambiano a seconda di quanto messo a disposizione dagli sponsor, per le migliori idee, si tratta di cifre comprese tra i 10 e i 15mila euro.
Concretamente forniamo una scrivania, internet ed una sala riunioni in un open-space per i progetti più giovani ed ancora in fase di definizione. Per le aziende vere e proprie un ufficio di 20 metri quadri più tutti i servizi necessari. Ad oggi nella sede di Milano abbiamo a disposizione un open space da circa dieci scrivanie e venti uffici dedicati, ma abbiamo in corso di definizione un progetto mirato ad un significativo ampliamento degli spazi disponibili. Ovviamente gli spazi sono importanti, ma il nostro valore aggiunto sta nel supporto alle persone ed alle start-up, in particolare nelle prime fasi di definizione dell'idea imprenditoriale e di avvio dell'azienda vera e propria, oltre che nel processo di internazionalizzazione del team.

Tra i problemi più importanti dell'università italiana vi è la collaborazione tra diversi dipartimenti e il reperimento fondi. Ritiene che la Fondazione sia riuscita in un sistema grande e complesso com'è il Politecnico ad affrontare questi problemi in modo concreto?

Fondazione Politecnico è riuscita a divenire un interlocutore credibile ed efficace per i dipartimenti del Politecnico, nell’individuazione delle opportunità offerte dai finanziamenti e nella costruzione di reti di relazioni nazionali ed internazionali necessarie per la partecipazione ai bandi.
In una situazione economica piuttosto critica, nell’ultimo triennio, Fondazione è riuscita ad ottenere finanziamenti per 89 milioni di euro, che hanno consentito di realizzare progetti per un valore complessivo di 187 milioni di euro.
Il tutto grazie a una struttura snella, dinamica e professionale fatta di giovani donne e uomini che coordinano i progetti nei loro aspetti gestionali e amministrativi. Un quadro che grava sul valore dei progetti stessi per una percentuale minima del 3,5%.
Con il settimo programma quadro 2007-2013, la Comunità Europea ha incentivato l’innovazione attraverso il contributo pubblico che si va ad aggiungere agli investimenti nazionali e privati. In questo contesto la Fondazione ha operato per ampliare la partecipazione ai bandi, collaborando con i dipartimenti del Politecnico e i vari gruppi di ricerca nella costruzione delle relazioni con i potenziali partner, nell’individuazione delle opportunità e nella loro diffusione. In questi tre anni sono state esaminate oltre 170 proposte progettuali rivolte alla UE. 56 sono state presentate e 10 sono state accolte, con una percentuale di successo complessiva di circa il 18%, nettamente superiore alla media europea del 10% e in costante aumento.

Infine una domanda che la tocca "sul vivo". Lei viene dal cosiddetto "terzo settore" dell'ingegneria (così come viene spesso definito dagli Ordini). Considerato lo sviluppo del ICT in ogni ambito industriale ed economico, non ritiene che per opportunità di lavoro e di carriera per gli ingegneri dovrebbe ormai essere considerato il "primo settore"?

La laurea in ingegneria, a maggior ragione in questi ultimi anni, viene ritenuta una buona garanzia per un rapido inserimento nel mondo del lavoro.
Questa premessa necessità però di alcune precisazioni: la professione dell’ingegnere di oggi, di qualunque tipologia, non può prescindere dalle soft skills, ovvero da quelle competenze trasversali che hanno a che fare con relazionalità, leadership, predisposizione al cambiamento, accanto a quelli che sono i pilastri classici della formazione ingegneristica tradizionale
Queste competenze vengono sviluppate, in modo particolare, proprio in corsi di laurea come ingegneria gestionale e ingegneria informatica (il terzo settore dell’ordine professionale). Anche per questo motivo, nell’Acceleratore di Impresa del Politecnico di Milano, accanto al concetto di business plan, insegniamo ai neoimprenditori, usciti dalle aule del Politecnico, che l’ingegnere di oggi deve basare il proprio futuro o quello della propria azienda su concetti chiave come cultura, tecnologia e innovazione continua dei prodotti e dei servizi.
Sul versante dell’aggiornamento professionale, Fondazione è impegnata da lungo tempo nell’ambito della valorizzazione delle risorse umane con lo sviluppo di nuovi modelli di categorizzazione delle professioni, in particolare per quanto riguarda la certificazione delle competenze soft e le conoscenze richieste per lo svolgimento dei ruoli professionali. In questo modo raggiungiamo due obiettivi: il dialogo con il mondo del lavoro e la formazione. Inoltre da anni Fondazione sviluppa piani formativi in azienda con l’utilizzo dei fondi messi a disposizione dai fondi interprofessionali per le pmi, per l’aggiornamento, il potenziamento e il rinnovamento delle competenze dei tecnici e in primo luogo degli ingegneri.