Concretezza, organizzazione e operatività

10/10/2012 2467

Si è chiuso lo scorso 14 settembre a Rimini, il 57° Congresso Nazionale degli Ordini degli Ingegneri. 1.200 delegati, in rappresentanza di tutti i 106 ordini provinciali, hanno discusso di prevenzione ambientale e sismica, energie rinnovabili e giovani professionisti. Il Congresso, il primo di categoria che si è tenuto dopo l’approvazione della riforma, è stato certamente l’occasione per discutere, elaborare idee, offrire scenari e prospettive di azioni concrete che possono essere da guida anche per gli altri, che vedono negli ingegneri un riferimento importante.

“Gli ingegneri rappresentano il valore aggiunto ed indispensabile di questo Paese grazie alle loro competenze, conoscenze ed esperienze. Concretezza, organizzazione e operatività. È questo ciò che è necessario; strutture di supporto e di competenza che consentano di utilizzare le conoscenze dell’ingegnere per la risoluzione dei problemi di tutti”.

Queste le parole di Armando Zambrano, Presidente CNI, che ha aperto il Congresso con una relazione in cui ha esortato le istituzioni ad una maggiore attenzione alle proposte, non alle “esigenze” della categoria.
“Credo sia ormai chiaro a tutti che rappresentiamo un sistema senza privilegi e riserve di mercato”, sottolinea Zambrano “siamo parte integrante della società, dobbiamo essere consapevoli che i nostri problemi – possibilità di lavoro, futuro dei nostri giovani, globalizzazione dei servizi, invadenza nella professione di imprese e strutture dello Stato (enti vari, università, società pubbliche) – possono essere risolti solo attraverso un dibattito complessivo che ci veda protagonisti e parte essenziale delle scelte che renderanno il nostro Paese rinnovato, più efficiente, più affidabile, in una prospettiva internazionale. L’Italia sta attraversando quello che l’ISTAT chiama nel rapporto annuale un “difficile passaggio”. Un paese che non investe vede le proprie potenzialità di sviluppo ridursi, con le quantità prodotte internamente che tendono a calare”.

Durante la lunga relazione di apertura, Zambrano ha messo in evidenza alcune sfide importanti per il nostro futuro: “Oggi più che mai vogliamo essere ascoltati perché ci attendono sfide importanti: l’efficienza, l’innovazione, la ricerca tecnologica e scientifica, la tutela dell’ambiente, il risparmio energetico.
Sviluppo e sostenibilità sono più che mai un binomio imprescindibile. Che bene si inserisce nelle politiche urbanistiche e in quelle energetiche, nelle tematiche relative al recupero e al riciclo dei materiali, nell’antisismica e nella prevenzione dei dissesti idrogeologici. Tutti temi per i quali gli ingegneri possono e debbono dare un loro contributo per favorire il processo di modernizzazione e rilancio del nostro Paese.
Efficienza diventa quindi la parola d’ordine che porterà alla diffusione di un nuovo modello culturale che anche per la nostra categoria, da sempre abituata a giudicare positivamente le innovazioni, farà la differenza”.
In una situazione di crisi generalizzata, come quella che stiamo vivendo, alcuni settori potranno risultare promettenti in chiave di eccellenza come: il settore energetico (tecnologie, infrastrutture, politiche) quello della manutenzione territoriale e della riqualificazione ambientale, in stretta connessione con lo sviluppo di forme sostenibili di uso del territorio (turismo, produzione primaria anche con valenze ambientali e paesaggistiche, ecc.).

Altro aspetto importante, ribadito durante la relazione dal Presidente, è la sicurezza dei cittadini: la categoria degli ingegneri è da sempre la prima ad attivarsi nelle tante e purtroppo sistematiche emergenze del nostro Paese, provocate da terremoti, dissesti idrogeologici o solo meteorologici. “Ma siamo stanchi – continua Zambrano - di dover continuare a chiedere una cosa semplice ed economica: PREVENZIONE. Stiamo lavorando per avviare finalmente un piano per la tutela della sicurezza dei cittadini e la prevenzione dei danni proponendo alle istituzioni l’adozione di norme legislative sul tema e suggerendo soluzioni tecniche sull’edilizia esistente”.

Il 57° congresso, il primo di questo Consiglio eletto meno di un anno fa, ha inteso gettare le premesse per una nuova organizzazione degli ordini e per avviare una discussione soprattutto interna alla categoria che, sulla base di una ricerca appositamente commissionata dal CNI alla S3. Studium, guardi al futuro della professione, individuando proposte che aprano prospettive di lavoro ai giovani.
D’altra parte, un’importante innovazione sta per essere definita: la modifica della direttiva che determina le condizioni per l’esercizio, tra le altre, della professione di ingegnere nei paesi della Comunità Europea. La ricerca - “Ingegneri 2020: tutela, sviluppo e occupazione” - tema del Congresso, tocca aspetti importanti, che riguardano soprattutto le possibilità occupazionali. Da essa si traggono le indicazioni sulla centralità della figura dell’ingegnere nel panorama occupazionale e della sua utilità per lo sviluppo del Paese, per la sua capacità di dare impulso alla ricerca tecnico-scientifica ed all’innovazione tecnologica, anche in settori particolari.

Secondo Zambrano, la necessità di organizzazioni ed esperienze multidisciplinari, le difficoltà di lavoro per il tradizionale studio professionale di piccole dimensioni, la gravissima riduzione degli organici tecnici delle pubbliche amministrazioni, l’evoluzione rapidissima del mercato e delle conoscenze, per cui le specializzazioni finiscono per essere perennemente in ritardo rispetto alle necessità, l’importanza che avrà sempre di più per la preparazione professionale l’esperienza acquisita sul campo rispetto all’istruzione formale, porterà alla necessità di avere un ingegnere di competenza ampia e generalizzata, più flessibile ed aperta. “Le imprese preferiranno avere un giovane professionista con forte flessibilità mentale e strumenti metodologici solidi, che poi faranno specializzare al proprio interno. In futuro, i maggiori cambiamenti nel sistema di formazione degli ingegneri avverranno in effetti nel percorso post universitario, nel contesto della formazione permanente e sul posto di lavoro”.

Ciò comporterà un ruolo importante degli Ordini e la necessità per gli ingegneri di investire molto di più di oggi nell’apprendimento di nuove tecnologie. La riforma di metà agosto, che impone agli Ordini di disciplinare formazione e deontologia, offre nuove opportunità che Zambrano ha illustrato alla platea:

  • Formazione continua obbligatoria: lo sforzo degli Ordini e del CNI qui è enorme; va coniugata la necessità di non gravare di eccessivi costi i nostri iscritti, in particolare i giovani, con quella di organizzare uno strumento che vada nella direzione della certificazione delle competenze; continuiamo a pensare che l’ingegnere italiano, pur con tutti i difetti del nostro sistema scolastico, sia un’eccellenza in ambito internazionale e che quindi debba essere contornato da un sistema che gli consenta non di appesantire la sua attività di aggiornamento, ma di fare emergere, in ambito non solo locale e nazionale, i suoi meriti e la sua esperienza; invece di organizzare un micro sistema di crediti, a livello provinciale, dobbiamo trovare il modo , attraverso la rete dei rapporti internazionali, di creare un sistema efficace di certificazione delle competenze con mutuo accordo internazionale, che riguardi le diverse competenze e che possa essere veramente spendibile in campo sovranazionale;
  • Tirocinio: ci siamo battuti per renderlo facoltativo, ritenendone complessa e difficile l’attuazione in questo particolare momento di crisi e con tempi ristretti; pur tuttavia, pensiamo sia necessario organizzarlo in tempi medio-lunghi, anticipandone l’obbligatorietà con un periodo di prova in cui l’adesione al tirocinio comporterà una semplificazione dell’esame di stato, d’intesa con il MIUR;
  • Consigli disciplinari: non siamo contrari alla possibilità che i Consigli Provinciali indichino anche membri esterni all’Ordine, secondo regole che stiamo elaborando proprio in questi giorni (la scadenza è a metà novembre) insieme alle altre professioni del PAT;
  • Tariffe: ci piace ancora chiamarle così, anche se il termine qualcuno vorrebbe farlo sparire dal vocabolario, ma solo per le professioni: pur sapendo che i minimi sono stati aboliti da anni, la questione delle tariffe rimane un problema; se è vero che non ci sono le condizioni politiche né sociali per tornare indietro, ci sono però le possibilità giuridiche per rilanciare il tema prendendolo per il verso giusto: la garanzia per l’utente chea fronte di un corrispettivo venga corrisposta un’adeguata quantità e qualità del lavoro; qui codice deontologico, regole di comportamento, schemi di convenzione d’incarico con indicazione e tempari delle prestazioni, adeguatamente pubblicizzati, possono essere utili per coloro che vogliano capire quale sia il costo medio della progettazione, Direzione dei Lavori, ecc.; passato questo momento di furore ideologico, qualcuno si accorgerà che tariffe o meglio parametri di solo riferimento (non si vuole più tornare all’obbligatorietà) sono elementi di garanzia e di conoscenza a protezione e tutela dell’utente;
  • Accorpamento di albi per professioni similari: è un tema delicato, sul quale il CNI si è fortemente impegnato, non per ostacolare la norma, che appare di per sé giusta, nella logica di semplificazione e riduzione delle spese, ma per l’uso che alcune categorie professionali intendevano farne, pensando forse di utilizzarlo per modificare competenze, obbligare all’iscrizione nel nuovo albo gli ingegneri triennali, attribuzione di un nome appartenente ad altra professione (in particolare la nostra) e percorsi per raggiungere livelli superiori di competenze con formazione interna; ciò non toglie che possiamo studiare ipotesi di accorpamento che vedano categorie professionali di laureati e anche diplomati unirsi, garantendo le competenze esistenti per mettere insieme risorse che possano migliorare la qualità di tutti i propri nuovi iscritti”.

Su quest’ultimo aspetto, Zambrano ha ribadito che “gli ingegneri triennali sono parte integrante ed importante della nostra categoria ed intendiamo mantenerli al nostro interno, perché sono ingegneri, per il corso di studio, la formazione e la cultura professionale, comune al resto della categoria,pur con diverse competenze; questo Consiglio, in particolare, ritiene di dover riconoscere competenze nell’ambito specifico delle norme vigenti, e nel rispetto di recenti sentenze che rispettiamo e condividiamo”.

Scarica la relazione di apertura di Armando Zambrano