Il Dizionario della Digitalizzazione: J come Jidoka

INGENIO  lancia la rubrica "Il Dizionario della Digitalizzazione" a cura di Simone Garagnani, si tratta di brevi articoli con l’obiettivo di riflettere o di approfondire o ancora di guardare da un punto di vista diverso  termini ormai entrati nel linguaggio corrente e che a volte si utilizzano senza valutarne il reale significato.

J come Jidoka

Molti dei principi che regolano l’industrializzazione progressiva delle costruzioni si appoggiano a pratiche da tempo consolidate nell’industria manifatturiera, in particolare in quella meccanica. Non è un caso quindi che paradigmi come la lean production, la produzione “snella” che ha come obiettivo l’annullamento massimo degli sperperi, stiano contaminando positivamente anche il settore dell’edilizia. Nello specifico, è risaputo come la produzione lean sia una derivazione diretta di esperienze automobilistiche del Toyota Production System, anche se il principio produttivo è stato sistematizzato nel libro La macchina che ha cambiato il mondo di James Womack, Daniel Jones e Daniel Roos[1].

Tuttavia la cultura giapponese ha introdotto un altro termine,  e conseguentemente con esso un altro principio di sicuro interesse nel dominio della digitalizzazione delle costruzioni: il jidoka(自働化), gioco di parole che non ha un diretto omologo in lingua italiana. 

Ji è un ideogramma kanji che significa operatore, colui che esegue il lavoro, una componente umana in grado di valutare se qualcosa non va come dovrebbe. Do è il movimento, il flusso di lavoro che si rende responsabile della produzione. Ka è un suffisso che presuppone una attività, e potrebbe essere identificato con il termine di molte nostre parole (“-zione”). Toyota stessa definisce quindi jidoka come l’automazione con un tocco umano.

Alcuni analisti[2] hanno deciso di coniare un nuovo termine per riferirsi al jidoka, inaugurando il neologismo “autonomazione”. Con questa espressione si definisce il controllo umano sulla macchina, che consente di fermare gli automatismi quando si è in presenza di problemi, minimizzando gli sprechi e correggendo in tempo reale i difetti produttivi.

Assieme al just-in-time (si produce quanto è già stato venduto) e all’heijunka (il livellamento, che bilancia il carico di lavoro individuale), il jidoka è il terzo pilastro della produzione snella, immaginato per liberare gli operatori dal controllo esasperato sull’automazione, per trasferirne l’attenzione sulla qualità del prodotto, magari originato da linee differenti.

La digitalizzazione porta una conseguenza potenzialmente dirompente nel mercato delle costruzioni: la possibilità di uno scambio informativo che può trascendere l’interpretazione umana per integrare nel dialogo macchine, sensori, AI e altri “oggetti intelligenti”. Il dato costruttivo (prima idea, poi progetto, realizzazione, e infine gestione) smette di essere statico e diviene flusso. Ciò nonostante, in tutto questo dinamismo la figura umana è ancora centrale nella scelta e nel controllo. Ecco che allora la transizione, a ben vedere, assume i tratti di una evoluzione, dove la tradizione e il sapere incontrano nuovi mezzi di espressione costruttiva destinati ad amplificarne la valenza, magari sfruttando automatismi sempre più sofisticati, ma sempre con un tocco umano.

Le risorse umane sono qualcosa al di sopra di ogni misurazione. Le capacità di queste risorse possono estendersi illimitatamente quando ogni persona comincia a pensare”, Taiichi Ohno, ingegnere, principale artefice del “Toyota Production System”.


[1] James P. Womack, Daniel T. Jones e Daniel Roos, “The Machine That Changed the World: The Story of Lean Production - Toyota's Secret Weapon in the Global Car Wars that is Revolutionizing World Industry”. Simon & Shuster, London, 1990.

[2] Il termine è esposto alla pagina web https://en.wikipedia.org/wiki/Autonomation