Terremoto di L'Aquila del 2009: due ministeri dell'epoca condannati al risarcimento danni per due vittime

Matteo Peppucci - Collaboratore INGENIO 22/08/2018 6069

Il Tribunale civile dell'Aquila in composizione monocratica ha condannato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e quello dell'Interno in carica in quel periodo a risarcire i figli di Vinicio D'Andrea ed Angela Belfatto, vittime del terremoto del 6 aprile 2009

Il motivo della condanna al risarcimento danni è dato dal "non aver diligentemente adempiuto ai compiti di vigilanza e controllo di rispettiva competenza in materia edilizia, consentendo la realizzazione di una costruzione difforme dalle prescrizioni normative vigenti all'epoca, incapace di resistere all'azione di un sisma non avente carattere anomalo o eccezionale".

E' evidente come la sentenza n.732-2018 emessa dal giudice Monica Croci assuma una rilevanza assoluta in materia di responsabilità connesse ad eventi sismici: la somma di risarcimento per ciascuno dei ministri è di 360 mila euro, oltre alle spese legali e quelle di Contributo Unificato.

I riarcimenti andranno a Chiara e Giuseppe D'Andrea, che hanno perso i genitori a seguito del crollo della loro abitazione in via Luigi Sturzo numero 33, per il quale in sede penale nell'ottobre 2012 il progettista Augusto Angelini era stato condannato a tre anni per omicidio plurimo e disastro colposo.

Responsabilità per danni e vittime del terremoto: i passaggi chiave della sentenza

Dalla sentenza emerge come "l'edificio di interesse fu costruito in forza di Autorizzazione per costruire rilasciata dal Comune dell'Aquila in data 2 novembre 1961, trasferita ad Andrea Ceci con autorizzazione rilasciata dal sindaco del Comune dell'Aquila il 30 aprile 1962, ultimazione delle strutture portanti e non portanti in data 10 settembre 1962, come certificato dal direttore dei Lavori, l'architetto Augusto Angelini, il 12 marzo 1963;  collaudo delle strutture in cemento armato a firma dell'ingegnere Paolo Cimino, datato 02 dicembre 1962".

Ma in quegli anni, si evidenzia nel testo della sentenza, le "norme tecniche per l'edilizia, con speciali prescrizioni per le località colpite dai terremoti vigenti, classificavano il comune dell'Aquila nella II categoria di rischio sismico e prescrivevano che gli edifici realizzati dovessero poter resistere alle sollecitazioni sismiche tanto in direzione longitudinale quanto in direzione trasversale, ponendo il divieto di iniziare nuove costruzioni senza la previa autorizzazione scritta dell'Ufficio del Genio Civile, che aveva il compito di verificare se le nuove costruzioni fossero in concreto eseguite in conformità con queste norme".

In virtù di ciò, l'avvocato Andrea Filippi De Santis (uno dei legali delle parti offese), intervistato dalla testata online AbruzzoWeb, ha spiegato, "si sarebbe dovuto tener conto della diversa categoria di rischio sismico della città e delle nuove norme in merito, ma il Genio civile ha rilasciato il nulla osta senza accorgersi che non erano state rispettate e la Prefettura, che aveva il compito di vigilare sui lavori, non lo ha mai fatto, aveva incaricato un funzionario, che però non ha mai eseguito alcun sopralluogo".

La CTU del tribunale civile, poi, "ha accertato che il crollo dell'edificio in occasione del terremoto, da ritenersi non anomalo o eccezionale, come da analisi eseguite dal consulente della Procura aquilana in relazione al procedimento penale che si è svolto per i fatti di cui è causa, deve ascriversi all’erronea progettazione dello stesso: mancanza di telai e travature trasversali, erronea disposizione delle staffature, calcolo strutturale carente e con sottostima dei carichi; soprattutto perché non dotato di strutture in grado di assorbire le sollecitazioni sismiche in entrambe le direzioni, oltre che alla pessima qualità del calcestruzzo impiegato ed alla sua errata messa in opera, in violazione delle prescrizioni normative all’epoca vigenti e sopra richiamate nonché delle buone tecniche del costruire".

Non solo: dalla sentenza si evince che il Genio civile dell'Aquila "non ha eseguito diligentemente i controlli di competenza sul progetto strutturale...
rilasciando l'autorizzazione a costruire nonostante gli errori nei calcoli strutturali e le deficienze riscontrabili nel progetto, e senza eseguire controlli in ordine all'effettivo andamento esecutivo dei lavori".