Le Nuove Categorie della Digitalizzazione nel Settore della Costruzione e dell’Immobiliare

Angelo Luigi Camillo Ciribini - DICATAM, Università degli Studi di Brescia 07/10/2018 933

Le Nuove Categorie della Digitalizzazione nel Settore della Costruzione e dell’Immobiliare: Ambiguità, Incognite, Implicazioni, Prospettive

Angelo Ciribini analizza le categorie del BIMAccade attualmente un «curioso»  fenomeno: si attribuisce una particolare enfasi a un approccio integrato e collaborativo tra gli operatori dotati di saperi differenti per gestire il ciclo di vita di un cespite grazie al suo corredo informativo digitalizzato, identificato prevalentemente con i modelli informativi.

Si tratta della «rivoluzione» digitale, di cui il «BIM» sarebbe l’araldo, un passaggio trasformativo che si assocerebbe a quello legato alla sostenibilità, alla circolarità e ad altri temi inerenti all’ambientalismo, che, come, il primo tema, intendono combattere lo «spreco».

Più si procede in questa direzione, più ci si accorge, tuttavia, che, in realtà, l’interazione tra i soggetti è faticosa, essendo contraddetta da una struttura e da una storia che la ostacolano e che il dato, se non è strutturato secondo certi criteri, vale poco o nulla.

Il «BIM», perciò, sta pericolosamente, ma ineluttabilmente, conducendo in mezzo al guado, tra le sponde dell’analogico e quelle del digitale, molti attori che iniziano a effettuare investimenti su molti versanti della digitalizzazione, incontrando, però, molta fatica per metterli a sistema.

Si sta, quindi, acquisendo consapevolezza che le transizioni, numerica e ambientale, vorrebbero agire su diversi piani (culturale, giuridico, organizzativo, tecnologico) per modificare la struttura stessa degli operatori e del mercato, ma, al tempo stesso, si avverte una ovvia  resistenza (o resilienza?) dei medesimi.

Permane, in realtà, una forte incertezza per quanto riguarda il crinale che separa una adozione incrementale da una implementazione radicale dei criteri in gioco, come è ben chiaro nei complessi passaggi dal «CAD» al «BIM», dalla caratterizzazione geometrico dimensionale a quella alfa numerica: molto «CAD» permane, in effetti, nel «BIM».

In realtà, come è ormai facilmente comprensibile, oltre che sistematicamente esplicitato, il paradigma dominante riguarderebbe la completa prevedibilità e governabilità dei fenomeni, possibile solo attraverso la riduzione degli accadimenti, nella loro complessità, a elementi computazionali.

A ben vedere, non è tanto la mass customization, spesso legata all’off site, a contraddistinguere la rinnovata cultura industriale del Settore, quanto lo sono le computational metrics che consentirebbero l’addomesticamento della tanto deprecata incertezza: nelle richieste del committente, nelle scelte progettuali, nei percorsi autorizzativi e amministrativi, nelle attività cantieristiche, negli interventi manutentivi.

Realtà fisica, modellazione, rappresentazione

Ciò, ad esempio, da un lato, avviene attraverso locuzioni come «doppio o gemello digitale», che rimandano all’idea che la «realtà» analogica e fisica sia perfettamente replicabile «numericamente» e «virtualmente», mentre, da un altro lato, la «modellazione», definita tuttora quale «rappresentazione», dovrebbe pertenere alla sfera della «simulazione».

È interessante, a questo proposito, osservare come, per un verso, il rilievo digitale, ottenuto tramite diversi dispositivi, dal laser scanning allo imaging, cerchi di accertare le più minute specificità di un elemento, mentre, per un verso opposto, tenti di sostituire, in parte col machine learning, ciò che è stato rilevato con un oggetto già precostituito in un repertorio.

È evidente la contrapposizione netta tra questi due orientamenti, accettabile laddove le finalità divergano, ma anche il comune intento di associare alla configurazione tridimensionale apparati informativi ulteriori. Il collegamento tra entità informative eterogenee sarà, come si vedrà poi, un aspetto essenziale.

In analogia, riguardo ai processi informativi, la «trasparenza» si opporrebbe all’«opacità», la «simmetria» alla «asimmetria», secondo un racconto edificante, che tenda a rimuovere ogni attrito derivante da scarsa eticità.

Queste ambizioni, o meglio, queste interpretazioni spesso, però, non tengono in conto di risentire di una lettura operata con lenti tradizionali, laddove ciò che si crea si potrebbe assimilare, al contrario, probabilmente alla generazione di nuove categorie di «realtà» e di «regolazione», dotate di un forte numero di incognite.

È palese che, entro questa ottica, un obiettivo fondamentale sia ridurre il «conflitto» tra le parti in causa che, pur parcellizzate nelle loro dimensioni e identificate nei loro saperi, dovrebbero mostrarsi disponibili a integrarsi e a collaborare, secondo una «armonia» che si rifà alla mitigazione del «rischio», dato che il contenzioso, oltre a essere una cifra caratterizzante del mondo che scompare, risulta come «spreco».

Transizione digitale e produttività delle costruzioni

Per legittimare la transizione digitale e per esplicitarne (quantificarne sarebbe forse assai difficoltoso) i «benefici», si enfatizza la necessità di recuperare la «produttività» del comparto, nella prospettiva dell’industrialesimo proposto dalla quarta rivoluzione industriale, ma, così facendo, si accoglie un postulato che potrebbe presentare intime contraddizioni in se medesimo.

Il filo logico del ragionamento prevede, infatti, che ciascun attore, esprimendo il meglio della propria competenza, si muova secondo una logica comune e convergente che, sin dall’avvio del processo, miri a conseguire il fine comune della efficienza e della efficacia relative alle prestazioni dell’edificio o dell’infrastruttura, interconnessa alle altre entità che la circondano, e, soprattutto, delle prestazioni dei soggetti che, a vario titolo, interagiscono con essi.

La produttività del settore si sovrappone, dunque, a quella dei cespiti e, infine, a quella degli esseri umani.

Questa ipotesi prevede, dunque, che ciascun attore, esprimendo verticalmente la propria competenza disciplinare, vale a dire, la propria distinta identità, contribuisca orizzontalmente allo scopo condiviso (il ciclo di vita e il ciclo delle vite): è questa la ragione per cui lo scrivente è ricorso spesso a espressioni come «settore dell’ambiente costruito» e «industria dei comportamenti».

Occorre, però, chiedersi, a livello giuridico contrattuale così come tecnico organizzativo, se davvero il rafforzamento, auspicabile, del proprio corpus, della propria identità distintiva, ineluttabile, sia originatore di una dimensione collegiale, priva di «antagonismi».

Inventarsi una nuova identità collettiva e rispondere in solido? Oppure riarticolare le identità individuali e riallocare le responsabilità?

È chiaro che il pensiero diffuso sulla digitalizzazione individui nel «conflitto» e nella «aleatorietà» le maggiori cause di incremento del «rischio», ponendo la «centralità» nella «intelligenza» tesa a scongiurare queste eventualità.

Non è un caso, infatti, che la ri(con)duzione degli accadimenti (sinanco delle emozioni: si pensi alla sentiment analysis) a digit, il suo riduzionismo latente, si basi su «ontologie» e «semantiche».

Si può, dunque, tranquillamente affermare che il ruolo principale del «BIM», forse in parte in via di esaurimento, nonostante che la sua popolarità letteraria sia all’apice e la sua traduzione in atto solo embrionale, si stia esaurendo, nel senso di avere introdotto il settore della costruzione e dell’immobiliare nel vasto e comune ambito della cosiddetta digitalizzazione.

In esso, in effetti, ciò che conta sono il «dato», l’«informazione», la «conoscenza», o, più precisamente, i «modelli» e le «strutture» dei dati che, esattamente come le entità che rappresentano (?) o simulano (?), sono «legati», sono «connessi», poiché occorre intelligere e sincronizzare.

La intelligence di ciò che si verifica nell’universo digitale vale ormai più dei contenuti stessi dei processi decisionali, poiché la centralità del decisore si fa eccentrica ed eterodiretta?

Industrial Internet of Things

La sincronizzazione di entità in remoto è, peraltro, cifra cruciale della ben nota Industrial Internet of Things.

Non per nulla, la produzione degli «strumenti» della digitalizzazione si sposta verso gli «ambienti», le «piattaforme» e gli «ecosistemi», diviene erogazione di servizi nella nuvola e su richiesta, perché, accanto all’efficientamento di ciò che si realizza (commissionare, ideare, eseguire, manutenere, gestire, demolire), vale il modo in cui tutto questo possa essere indirizzato, monitorato, regolato: al netto di ogni discorso su tutela della proprietà intellettuale e riservatezza/sicurezza del dato.

Per questo motivo, l’Intelligenza Artificiale, nelle sue dimensioni mitologiche e in quelle effettive, è sempre più sovente menzionata, nonché la Sala di Controllo è continuamente evocata.

Le grandi moli di dati, eterogenei, ma strutturati, costituiscono, allora, la grande sfida e il grande affare del Settore nei lustri avvenire, che vede improvvisamente convergere, su Cognitive Home, Smart City o Agile Land, competitori (ma il termine sarà ormai più accettabile?) disparati, dagli attori convenzionali del comparto, alle Utility,  ai suoi ICT Player specifici, ai Big Player (ad esempio, Google, Amazon, Facebook, Apple, Microsoft, ABB, IBM, Schneider, Siemens, e così via).

Di là delle molte ambiguità che la digitalizzazione comporta, a iniziare dalle dimensioni della politica e della cittadinanza, occorre certo sottolineare la componente «liberatoria» (dalle attività ripetitive e tediose: ma anche dalle competenze note e praticate da tanti) del BIM, dell’Automazione e della Robotica, della Produzione Additiva, e di quanto altro, ma pure, appunto, le controindicazioni che da esse deriverebbero se non vi fosse una meditazione disincantata.

Al Settore (convenzionale) delle Costruzioni servirebbe oggi una riflessione attenta, articolata su più livelli, da quello etico a quello culturale, giuridico, organizzativo, tecnologico, sulle implicazioni della digitalizzazione e sulle modalità di interazione con gli attori che provengono da altri mondi (come, trivialmente, quello della Meccanica e quello dell’Informazione).

Si tratta di ridisegnare criticamente identità dei soggetti, natura dei prodotti, regole di ingaggio, allocazione di responsabilità, strategie formative, programmi scientifici.