Perchè adottare il BIM nella propria attività? La percezione del BIM

E' proprio necessario adottare il BIM?

Breve disanima dei principali dubbi che sorgono rispetto alla necessità di adottare o meno il BIM nella propria attività progettuale.

quesiti.jpgI dubbi sono presenti tra i progettisti nonostante i sensibili passi in avanti effettuati grazie al DM560/2017 e alla pubblicazione delle UNI 11337. La sensazione di questi dubbi si fa certezza in occasione dei periodici incontri presso Ordini Professionali o presentazioni pubbliche ai professionisti del settore.

Il Building Information Modeling (BIM): “Cui prodest?”[1]

Cerchiamo di dare qualche riferimento “storico” per capire meglio la situazione attuale.

Il progettista italiano che opera nel mondo delle costruzioni, si trova ormai da diversi anni a “navigare a vista” rispetto a una serie di criticità e problematiche. Dalla crisi strutturale del comparto (che dal 2007-2008 ha cambiato radicalmente il panorama italiano[2]) il mondo della progettazione italiana ha cercato la soluzione per recuperare competitività e profittabilità dal proprio operare.

In Italia la Pubblica Amministrazione ha aperto all’introduzione del BIM dopo le prime incertezze e difficoltà. Da una scaletta di implementazioni presente nel DM560/2017 viene chiaramente detto che entro il 2025 i bandi pubblici di tutti i livelli saranno BIM[3].

Parallelamente l’Ente normatore italiano ha cominciato a elaborare la norma “BIM” 11337 (composta da dieci parti di cui cinque già pubblicate)[4].

Dal punto di vista della formazione, in questi ultimi anni molte Università hanno organizzato master di primo e secondo livello dedicati al BIM.

Sempre in ambito accademico, l’offerta formativa si è ampliata verso l’HBIM e il Facility Management, permettendo una copertura dei temi molto interessante e completa.

Enti certificatori come ICMQ hanno perfezionato una serie di certificazioni delle principali figure coinvolte nella filiera BIM (e che alla luce della recente pubblicazione della parte delle UNI 11337 hanno trovato ulteriori spunti per approfondimenti).

E il privato?

Il “fermento” illustrato in ambito pubblico non trova però riscontro nella committenza privata.

I professionisti che sono incaricati di redigere progetti in ambito privato si trovano in una situazione di alta complessità e confusione. Da un lato si trovano a rispondere ad esigenze sempre più pressanti in termini di economicità dei progetti e di rapidità di realizzazione, e dall’altro trovano scarsi riscontri e salvaguardie riguardo il riconoscimento della qualità progettuale.

“Lavorare in BIM non conviene”

Per tutta una serie di ragioni, il settore privato della progettazione sembra ancora restio ad adottare il BIM.

La tendenza cambia per quanto riguarda il PIM (acronimo di Production Information Modeling), dove i costruttori e quanti operano in ambito realizzativo e di cantiere stanno cercando da anni di diffonderne l’uso, con evidenti vantaggi per il cantiere e la possibilità di realizzare le opere nei tempi e costi concordati. Per i progettisti invece la situazione è molto diversa.

“Il BIM non paga” o anche “il BIM costa troppo” sento affermare spesso in occasioni di incontri con architetti, ingegneri e impiantisti.

“il BIM non viene riconosciuto economicamente dal committente”, non fa la differenza, né in termini economici né tantomeno per quanto riguarda la percezione della Committenza.

Sono affermazioni in netta controtendenza con quanto detto rispetto al settore pubblico, ma sono sicuramente diffuse e condivise nella filiera progettuale italiana.

Vediamo perché si arriva a queste critiche nei confronti del BIM.

“il BIM costa troppo”

Cominciamo da questa affermazione. Articolandola meglio, si capisce che per molti progettisti, passare a lavorare in modalità BIM, viene visto soprattutto come un costo e non come un beneficio. In ordine di importanza i costi del BIM si riferiscono essenzialmente a:

  • -        software da acquistare;
  • -        formazione degli operatori.

“il BIM non paga”

In questo commento si celano essenzialmente i riferimenti a:

  • -        tempistica di realizzazione del progetto;
  • -        mancato riconoscimento economico in tariffario prestazioni professionali.

“il BIM non viene riconosciuto economicamente dal committente”

Nel mondo della progettazione per committenti privati la percezione della qualità del BIM non risulta ancora evidente. Fino a questo momento il BIM è stato accettato da committenti privati solo grazie alla capacità del progettista nel farne percepire i vantaggi.

Cosa fare?

Non abbiamo soluzioni di sicuro effetto, meglio dirlo fin da subito. Non siamo in grado di vedere nel futuro del mondo delle costruzioni in ambito nazionale ed internazionale.

Possiamo se non altro focalizzare i nostri ragionamenti su una serie di fattori che possono convincere anche i più diffidenti a rivedere le proprie posizioni rispetto al BIM.

Il costo del BIM come investimento sul futuro

Esiste una differenza non secondaria tra i concetti di costo e investimento: mentre nel primo caso ci troviamo in presenza di una voce che significa “spesa necessaria”, nel secondo diventa un “atto o iniziativa da cui ci si aspetta un vantaggio futuro”.

Investire negli strumenti di progettazione e nella formazione risulta essere un’opportunità in momenti di cambiamento come quelli che stiamo vivendo.

Diversi sono i segnali che fanno pensare che la fase negativa per la filiera delle costruzioni sia ad un punto di probabile di svolta in senso positivo.

“Dopo dieci lunghi anni, il settore delle costruzioni ha finalmente arrestato la caduta e dal 2016 ha avviato una nuova fase più positiva. È questo, in estrema sintesi, il giudizio contenuto nel XXVI Rapporto congiunturale e previsionale del Cresme (Centro ricerche economiche e sociali del mercato dell’edilizia) dedicato al mercato delle costruzioni 2019 e allo scenario di medio periodo.”[5]

“Il settore delle costruzioni italiane si sta avviando lungo un sentiero di ripresa. Gli investimenti nel comparto sono stimati chiudere il 2018 con una crescita dell’1.9%, grazie al traino dell’edilizia residenziale (+2.6%), che può giovarsi della costante espansione del comparto della riqualificazione, su impulso delle agevolazioni fiscali, e dei primi segnali di recupero per le nuove abitazioni.”[6]

Se i progettisti (e gli attori coinvolti nella filiera) colgono l’importanza del rinnovamento personale e professionale, investendo nel BIM e negli strumenti necessari ad applicarlo, possono sperare di non rimanere ai margini di questa nuova crescita.

Essere “promotori” del BIM

Non deve sorprendere che i committenti siano restii (o incapaci) a vedere i vantaggi offerti dal BIM. Comprendiamo il loro punto di vista. Investono in un progetto dal quale sperano di ricavare dei vantaggi (economici, qualitativi o di immagine), ma non hanno sufficienti strumenti per cogliere i vantaggi offerti dal BIM.

Compito del progettista incaricato risulta quindi essere quello di “promotore” (mi si permetta il termine) del BIM e dei vantaggi che offre. Il marketing di progetto risulta oggi ancora più importante.

I progettisti devono sapere rendere appetibile e comprensibile il BIM anche a committenti non particolarmente in possesso di conoscenze tecniche.

Solo così si può sperare di poter cambiare la tendenza nel settore privato.

Tempi rispettati, budget di commessa mantenuto, cantiere sotto controllo e soprattutto profittabilità della realizzazione ottimale. Questi gli argomenti che possono far cambiare il mercato della progettazione privata.

“Nel nostro Paese già 31mila progettisti - anche studi di piccole e medie dimensioni - operano in BIM e oltre due miliardi di opere sono state realizzate in BIM[7] (Fabio Massimo, vice presidente di Cna Milano).

Conviene aspettare ancora?

La risposta la potrà dare il tempo, ma ormai investire nel BIM non è più un gesto da precursori o visionari,

il BIM è ormai realtà anche in Italia, una opportunità che non merita di essere sprecata.

Investire in questo momento sulla propria professionalità, sulla capacità di collaborare con i colleghi di altre discipline della filiera delle costruzioni permette di essere pronti al futuro, significa credere nella collaborazione e nel cambiamento.