Il Dizionario della Digitalizzazione: P come Parametrico

INGENIO  lancia la rubrica "Il Dizionario della Digitalizzazione" a cura di Simone Garagnani, si tratta di brevi articoli con l’obiettivo di riflettere o di approfondire o ancora di guardare da un punto di vista diverso  termini ormai entrati nel linguaggio corrente e che a volte si utilizzano senza valutarne il reale significato.


P come Parametrico

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Ad oggi il termine parametrico è un aggettivo diffuso, abusato e talvolta mistificato in particolare quando associato ai temi della digitalizzazione in generale e, nelle costruzioni, al Building Information Modeling in particolare.

Capita molto spesso di imbattersi in chi confonde il BIM per un modello parametrico tout court, riducendone drasticamente il valore di processo e scambio informativo ad una mera rappresentazione tridimensionale. Ciò accade alle varie scale e per svariati ambiti: si incontrano quindi i “modelli BIM dei complementi d’arredo”, i “modelli BIM degli oggetti di design” o altre estremizzazioni discutibili.

L’esposizione eterogenea al digitale nelle sue numerose forme ha prodotto, nella generazione contemporanea di professionisti delle costruzioni (ma anche in talune figure dell’accademia), una confusione preoccupante in merito alla modellazione informativa.

Quando si confonde la variabilità geometrica con la gestione del dato connesso e della sua qualità, la versatilità dirompente connaturata alla digitalizzazione viene sostanzialmente a mancare, portando al paradosso di un BIM interpretato come un “semplice” modello 3D, per di più imposto dalla incipiente normativa.

Il BIM autentico, al contrario, non è un modello ma uno scambio di dati per un fine comune.

Il parametro, inteso come valore che da geometrico può diventare attributo informativo, è invece l’elemento centrale di una struttura dati che contempla il modello visuale come un indice grafico per contenuti estesi, modificabile secondo necessità anche in termini dimensionali. Da questa prospettiva, tutte le informazioni sono potenziali parametri.

In senso stretto invece, i modelli geometrici sono parametrici quando possono essere modificati nel loro aspetto mediante la variazione di valori numerici. Questa peculiarità, derivante dall’uso introdotto nell’industria manifatturiera, affianca al parametrico il feature-based modeling, a sottendere le caratteristiche rappresentabili dei componenti meccanici come fori, flange, asole e simili, sempre definibili numericamente.

I modelli parametrici sono pertanto individuati da precise regole matematiche, hanno la possibilità di garantire una più agevole modificabilità, consentono più varianti generate senza ripartire dalla modellazione di base ogni volta e richiedono un minore impegno di risorse in termini di tempi e costi in caso di cambiamenti sostanziali.

Nel variegato contesto delle costruzioni tuttavia, il design parametrico non è un elemento di innovazione. Dall’architettura classica alle complesse forme organiche della contemporaneità, gli edifici da sempre sono stati realizzati a partire da una varietà di condizioni mutevoli, tra cui il clima, la tecnologia del tempo, la funzione, il contesto e la cultura costruttiva. L’avvento del computer non ha “inventato” il design parametrico e neppure ha ridefinito l'architettura o la professione in funzione di esso; ha fornito invece uno strumento nuovo, che consente ai professionisti di progettare e costruire edifici nel rispetto di condizioni qualitative e quantitative più rigorose[1].


[1] Greg Lynn, nel suo libro del 1999 Animate Form, è uno tra i più decisi sostenitori di questa posizione.